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Quaderni acp - 2004; 11(6): 272-274
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Quaderni acp 2004_11(6)


Bimestrale di informazione politico culturale e ausili didattici dell'Associazione Culturale Pediatri

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ISSN: 2039-1382

Pubblicazione iscritta nel registro Nazionale della Stampa n° 8949 ® ACP

La comunicazione di una malattia cronica del neonato

Dipartimento Materno-Infantile, Azienda USL, Forlì

Communicating chronic disease in the newborn
The approach used in communicating a serious influences in the listener the process of acceptance of an unexpected event. Respecting few reccommendations can help parents master this painful situation, reduce criticism toward professionals and stimulate a greater participation in child’s care. The first communication of disease should be given to both parents together, as soon as a reliable diagnosis has been formulated. All aspects of the situation need to be explained in terms the parents can understand and the whole truth must include not only the child’s problems but also the positive aspects of the situation. After the first communication, usually done by the hospital doctor, a more structured communication should follow with, shortly, after, other programmed encounters. It is useful, in order to ensure continuity, for the following encounters to individuate a referal physician. All professionals should be involved in this important “route” which goes through a good communication able to sustain and well receive the child. Nurses should be able to involve parents in daily care, helping them throught reassurance to create a good relationship with their child. Hospital discharge gives the opportunity for a current assessment of the situation and judgement about the disease and its prognosis. Training in communication skills should be part of the medical and mursing staff’s curriculum.

Le parole e il modo con i quali si comunica una patologia grave condizionano, in chi ascolta, il processo di accettazione. Il rispetto di alcune norme di comportamento può aiutare i genitori a superare la crisi psicologica, ridurne le critiche nei confronti dell’equipe assistenziale e stimolare una maggiore partecipazione alla cura del figlio. La prima comunicazione va data il prima possibile, appena formulato il sospetto diagnostico, mettendo al corrente entrambi i genitori. Le informazioni devono essere comprensibili, non eccessivamente dettagliate, lasciare spazio all’ascolto dei bisogni dei genitori. Alla prima comunicazione, spesso effettuata dal medico di guardia, ne dovrebbe seguire una seconda più strutturata, programmando ulteriori incontri a breve scadenza. Per questi ultimi è opportuno che sia identificato nell’ambito dell’équipe un neonatologo referente cui i genitori possono rivolgersi e che garantisca continuità. Tutte le figure professionali che operano in reparto sono impegnate in questo importante percorso che passa attraverso una comunicazione che sa accogliere e che ha funzione di sostegno. Il personale infermieristico, coinvolgendoli nella “care” quotidiana, aiuta i genitori a instaurare e a sviluppare un buon rapporto con il figlio e a rassicurali delle loro competenze. La dimissione rappresenta un altro momento importante, in quanto offre l’opportunità di essere più precisi sulla patologia e sulla prognosi del bambino. La competenza comunicativa dovrebbe fare parte di un percorso formativo esteso a tutta l’équipe sanitaria.

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