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Quaderni acp - 2005; 12(2): 68-69
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Quaderni acp 2005_12(2)


Bimestrale di informazione politico culturale e ausili didattici dell'Associazione Culturale Pediatri

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Quaderni acp
ISSN: 2039-1382

Pubblicazione iscritta nel registro Nazionale della Stampa n° 8949 ® ACP

Il piccolo paziente rappresenta il “suo dottore”

Psicologa-Psicoterapeuta, Psicologa, Specializzanda in Psicoterapia; UO di Pediatria, Ospedale “M. Bufalini”, Cesena Pediatra di famiglia, ACP Verona

How a child represents “his doctor”
A composition in a third grade classroom in which children had to represent their doctor. The child’s own experience in the paediatrician’s way to approach him emerged, within a delicate and particular relationship of care. The description of an “ideal paediatrician” emerged, a pleasant figure, able to communicate well with the child in a joyful and familiar context, an antidote to the distress within a medical examination. Paediatrician’s empathy and tender listening and the child’s involvement can function as a protective barrier from fear of pain and sufferance. The encounter with the child could be a way to bring up secluded needs and hidden troubles. It could be an opportunity for the paediatrician to establish a relationship directed to take care of the child other than to take care of his symptoms.

Il tema proposto ai bambini di una terza classe elementare ha evidenziato i vissuti del bambino nei confronti delle modalità di approccio del pediatra in questa particolare e delicata relazione di cura. È emersa la rappresentazione infantile del desiderio di un “pediatra ideale” che si mostri accogliente, capace di comunicare e di rendere il bambino più protagonista, all’interno di uno spazio ambulatoriale più familiare e ludico, antidoto all’angoscia insita in ogni visita medica. L’ascolto affettivo ed empatico del pediatra e il coinvolgimento del bambino possono divenire schermo protettivo per metterlo al riparo dalla paura del dolore e della sofferenza. L’incontro potrebbe rappresentare per il bambino anche un’occasione di apertura, una finestra per far emergere bisogni reconditi e disagi nascosti, e offrire l’opportunità per il pediatra di instaurare una relazione di aiuto più diretta alla cura della persona, piuttosto che del sintomo.

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