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Quaderni acp - 2005; 12(1): 35-38
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Quaderni acp 2005_12(1)


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ISSN: 2039-1382

Pubblicazione iscritta nel registro Nazionale della Stampa n° 8949 ® ACP

La prima comunicazione di handicap o di malattia cronica

Psicologa, Psicoterapeuta, UO Neuropsichiatria Infantile, Psicologia dell’Età Evolutiva, AUSL Cesena

The first communication of chronic disease or disability

The Author’s interest regards the paediatrician’s first communication of chronic disease or disability in more than one year old children. The different stages following communication of chronic disease ranging from daze and confusion, rage and denial, up to reorganization are shown, up to when the family becomes for the child and for other families a true resource. The Author suggests to follow precise rules at the moment of diagnosis, circumscribing communication’s content, listening and receiving parent’s and his own emotions. The available resources need to be stressed in order to build a bridge between past and future and start a reconstruction process. Parents should undergo a slow and complicated process allowing them to recognize again their own child and encounter him with his disease in a second birth.

L’articolo si occupa della comunicazione della diagnosi di handicap o di malattia cronica da parte del pediatra in bambini che hanno superato il primo anno di vita. Illustra le fasi attraverso cui la famiglia deve passare dopo la comunicazione della diagnosi: dalla fase dello stordimento e della confusione a quella della negazione e della collera, a quella della riorganizzazione in cui la famiglia diventa effettiva risorsa per il proprio figlio e anche per altre famiglie sottoposte allo stesso stress. Suggerisce di impostare il momento della consegna della diagnosi seguendo alcune precise regole di contesto, delimitando i contenuti della comunicazione, ascoltando e accogliendo le emozioni dei genitori e le proprie. Sottolineare le risorse della situazione significa tentare di gettare un ponte fra passato e futuro e avviare la ricostruzione dopo la catastrofe. Si tratta di mettere in moto da subito quel lungo e complicato processo che permette ai genitori di tessere nuovamente l’appartenenza, di riconoscere il proprio figlio e reincontrare il bambino con handicap in una seconda nascita.

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