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Quaderni acp - 2006; 13(2): 58-61
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ISSN: 2039-1382

Pubblicazione iscritta nel registro Nazionale della Stampa n° 8949 ® ACP

La mortalità nel primo anno di vita e le differenze regionali

Dipartimento di Neonatologia Medica e Chirurgica, UO di T.I.N., Ospedale Pediatrico “Bambino Gesù”, Roma

Mortality in the first year of life and regional differences in Italy
In ten years the infant and neonatal mortality rates in the Italian residential population has halved, from 8 per 1000 and 6 per 1000 in 1992, to 4 per 1000 and 3 per 1000 in 2002 respectively. In the meantime mortality rates in the central areas of the nation have lowered in respect to the northern areas. In southern Italy and in the islands mortality rates are still the highest, and in relative terms they don’t show substantial variations from the past years. Nevertheless, the difference between northern and central areas in absolute terms has reduced. The correlation between infant mortality rates in southern and central regions is 1,6. The difference is prominent if the single regions are considered: from a minimum of 2 per 1000 to a maximum of 7 per 1000. So, in spite of an improvement trend and a sort of “compactness” in regional rates, where differences could be due to casual variations, there are still geographic areas with high mortality rates, all concentrated in southern Italy. These areas are characterized by a backwardness in health and social services. At last, a positive correlation between total neonatal and post natal mortality shows that a unifying outlook of the reasons influencing health and survival in infancy is necessary.

In dieci anni la mortalità infantile e la mortalità neonatale totale della popolazione residente in Italia si sono dimezzate, passando rispettivamente dall’8×1000 e dal 6×1000 nel 1992 al 4×1000 e al 3×1000 nel 2002. A differenza di quanto osservato in un passato anche recente, i tassi di mortalità dell’area del Centro Italia nel suo complesso sono più bassi di quelli delle Regioni del Nord. I tassi dell’area meridionale e insulare dell’Italia continuano, invece, a essere i più elevati, e in termini relativi non presentano sostanziali variazioni rispetto agli anni precedenti, pur essendosi ridotto il divario con il Centro-Nord in termini assoluti. Il rapporto tra la mortalità infantile delle Regioni meridionali e quella delle Regioni centrali è 1,6. Se si prendono in esame le singole Regioni la differenza è ancora più marcata, poiché si va da un minimo del 2×1000 a un massimo di quasi il 7×1000. Pertanto, a fronte di una tendenza al miglioramento e a una sorta di ‘compattamento’ dei tassi regionali, la cui diversità può essere sempre più spiegata da variazioni casuali, permangono alcune sacche geografiche a mortalità elevata, tutte concentrate nel Sud, sempre più caratterizzate da arretratezza socio-sanitaria rispetto al resto del Paese. Infine, la presenza di un’associazione positiva tra mortalità neonatale totale e mortalità post-neonatale sta verosimilmente a indicare che è necessaria una visione sempre più unificante dei motivi che condizionano la sopravvivenza e la salute nella prima infanzia.

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