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Quaderni acp - 2006; 13(3): 99-102
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Quaderni acp 2006_13(3)


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ISSN: 2039-1382

Pubblicazione iscritta nel registro Nazionale della Stampa n° 8949 ® ACP

Le diseguaglianze tra Nazioni nella salute del bambino

Laboratorio per la Salute Materno-Infantile, Istituto di Ricerche “Mario Negri”, Milano

Maternal and child mortality as a marker of global health inequity
Despite an investment of more than $35 billion over the past 7 years, many of the world’s poorer countries will not meet the millennium development goals on the health. This is especially true for the aim to cut the maternal mortality rates by three quarters and the death rates in children younger than 5 years by two thirds by 2015, compared to 1990 incidence rates. Worldwide, only 93 countries are on track to meet the Millennium Development Goals, whereas the progress of the other 94 countries (those with the higher mortality and infant mortality rates) is too slow, is stagnating, or is even regressing (in 19). The situation in Africa, in particular Sub-Saharian Africa, is dramatic in that it is in a permanent calamity because of all the major causes of maternal death (haemorrhage, hypertensive disorders, sepsis, abortion, obstructed labour, ectopic pregnancy, embolism) and child mortality (neonatal disorders, pneumonia, infections, malnutrition). In these countries, the health systems either do not exist or are on the point of collapse. Thus, the real priority is to encourage and support poorer countries to develop fully functioning and equitable health systems. To meet such goals, however, money, without political action and training of professionals is not enough.

La riduzione annuale di 400.000 morti materne (3/4 del totale nel 1990) e di 7 milioni di bambini morti prima del loro 5° compleanno (2/3 del totale nel 1990) entro l’anno 2015 sono due degli otto obiettivi strategici del Millennium Development Goals: il piano lanciato dall’ONU nel 2000. Purtroppo, i risultati raggiunti nei primi 5 anni di attività del programma indicano che questi obiettivi non saranno raggiunti; sebbene negli ultimi 7 anni siano stati investiti oltre 35 miliardi di dollari per combattere le malattie infettive nei Paesi con scarse risorse. In linea con le prospettive di miglioramento ci sono solo 93 Paesi con livelli di mortalità molto bassi o difficilmente comprimibili, che rappresentano il 40% della popolazione mondiale (ma solo il 34% delle nuove nascite); mentre nei rimanenti 94 Paesi, quelli con livelli di mortalità molto elevati, si registrano progressi troppo lenti, di stagnazione o, in 19, addirittura un peggioramento della situazione registrata nel 1990. Drammatica la situazione in Africa, in particolare la zona sub-sahariana, che rappresenta uno stato di perenne calamità per tutte le principali cause di mortalità materna (emorragia post-partum, sepsi, eclampsia, anemia, malaria, epatite, tubercolosi, malattie cardiovascolari e complicazioni del travaglio) e mortalità infantile (infezioni, prematurità, asfissia, malnutrizione). La causa principale dell’attuale insuccesso è imputabile all’incapacità delle iniziative pianificate di incidere sull’organizzazione locale dell’assistenza: inefficacia degli interventi nel migliorare l’efficienza (in termini di funzionamento ed equità) del sistema sanitario. Un sistema che in molti Paesi si caratterizza per la completa mancanza di ogni forma essenziale di organizzazione sanitaria.

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