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Quaderni acp - 2007; 14(3): 141-142
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Quaderni acp 2007_14(3)


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Quaderni acp
ISSN: 2039-1382

Pubblicazione iscritta nel registro Nazionale della Stampa n° 8949 ® ACP

Venezuela: fare musica per costruire il futuro

Docente di Educazione musicale presso la Scuola Media, Pisa

Venezuela: making music for creating a future
Josè Antonio Abreu, orchestra conductor and ex Minister of Culture in Venezuela, in 1976 in Caracas created a orchestral System oriented towards lower-income social strata, aimed at giving free opportunities to youth in achieving education and better life conditions. It is a Orchestra System that works using music as the instrument that makes the social integration of different Venezuelan population groups possible, starting with little children, 3-4 years of age up to adults. At the moment about 240,000 instrumentalists, 300,000 choir members including also disabled children are involved. So, in order to build a future in Venezuela, one of the most violent Latin American country, Josè Antonio Abreu doesn’t choose the path of humanitarian help but the path of culture, in the specific “making music together”. For many of these young musicians a future as a professional musician is underway, for others it is an activity which has been able to give them self esteem and a desire for social ransom.

Josè Antonio Abreu, direttore d’orchestra ed ex Ministro della Cultura, nel 1976, a Caracas, ha dato vita a un sistema musicale che toglie i giovani dalla strada offrendo loro l’opportunità, completamente gratuita, di farsi una cultura e quindi costruirsi una vita. Si tratta di un sistema di orchestre che parte dal basso (addirittura dall’età di 3- 4 anni) fino all’età adulta e attualmente coinvolge circa 240.000 strumentisti e 300.000 coristi, compresi ragazzi portatori di handicap. Dunque per costruire un futuro in Venezuela, considerato uno dei Paesi più violenti del Sud America, devastato dalle enormi differenze sociali, Josè Abreu non sceglie la via degli aiuti umanitari, ma quella della cultura e in particolare del “far musica insieme”. Per molti di questi giovani si è già aperto un futuro come musicisti professionisti, per altri si tratta di un’attività che ha risvegliato il rispetto di se stessi e il desiderio di riscatto sociale.

 

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