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02 Lug 2007
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Latte in polvere – Doppio gioco dell’occidente

Migliaia di bambini filippini muoiono perché non sono allattati al seno, ma i paesi del G8 proteggono le aziende produttrici di latte in polvere.
GEORGE MONBIOT, THE GUARDIAN, GRAN BRETAGNA

I LEADER DEI PAESI DEL G8 SI PRESENTANO COME I BENEFATTORI DELL’UMANITA’.
Bob Geldof e Bono Vox alimentano quest’inganno, parlando delle buone azioni che i leader potrebbero fare o di quelle che ancora non sono riusciti a realizzare, ma senza fare riferimento ai danni concreti che producono. Insomma, rifiutano di ammettere che i paesi ricchi riprendono con entrambe le mani quello che danno con un dito.
Prendiamo il caso delle Filippine, dove solo il 16 per cento dei bambini tra i 4 e i 5 mesi è allattato al seno. È uno dei tassi più bassi del mondo. Poiché il 70 per cento dei filippini ha un accesso limitato all’acqua potabile, il risultato è un disastro sanitario pubblico.
Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), ogni anno sedicimila bambini filippini muoiono a causa di un’alimentazione inadeguata. Un compendio di studi scientifici curato dalle associazioni Infact e Ibfan sottolinea che l’allattamento al seno riduce l’incidenza di asma, allergie, tumori infantili, diabete, celiachia, malattia di Crohn, obesità, malattie cardiovascolari, infezioni alle orecchie e problemi ai denti. Il passaggio dal biberon al seno potrebbe prevenire il 13 per cento delle morti infantili.
Secondo il governo delle Filippine e le Nazioni Unite, i principali responsabili del calo dell’allattamento sono i produttori di latte in polvere. Ogni anno queste società spendono nelle Filippine oltre cento milioni di dollari per pubblicizzare i sostituti del latte materno.
Ovviamente i più esposti sono i poveri, che hanno anche maggiori probabilità di usare dell’acqua inquinata. Oggi il latte in polvere è il genere di consumo più venduto nelle Filippine. Da anni il governo di Manila cerca d’interporsi tra le multinazionali e le famiglie. Ma appena chiude una strada, i produttori di latte in polvere ne trovano un’altra. L’organizzazione non profit Baby milk action ha realizzato un dossier sulle violazioni del codice internazionale sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno. I produttori di latte in polvere distribuiscono regali agli operatori sanitari e alle madri, organizzano corsi e pubblicizzano i loro articoli in televisione e sui quotidiani. A febbraio l’Associazione farmaceutica e sanitaria delle Filippine (Phap), che rappresentale multinazionali del settore, ha lanciato una campagna rivolta alle donne che non riescono ad allattare i figli. Per l’inviato speciale dell’Orni, Jean Ziegler, la campagna è stata “fuorviante e ingannevole”. Ziegler sostiene che le pubblicità “manipolano i dati forniti dalle agenzie specializzate delle Nazioni Unite, come l’Oms e l’Unicef, solo per proteggere gli enormi guadagni delle società che producono latte in polvere”.

Pubblicità disonesta
L’anno scorso il ministero della sanità delle Filippine ha introdotto delle nuove regole, che proibiscono qualsiasi pubblicità del latte in polvere per i bambini al di sotto dei due anni e vietano alle aziende di fare regali, distribuire campioni omaggio, offrire assistenza agli operatori sanitari e corsi alle madri. La Phap, che riunisce le aziende farmaceutiche più grandi del mondo, si è rivolta alla corte suprema per ottenere una revisione di queste regole. Non ci è riuscita e a quel punto sono intervenuti i pezzi da novanta.

L’ambasciata e il rappresentante regionale per il commercio statunitense hanno cominciato a fare pressioni sul governo filippino.
Poi il direttore generale della camera di commercio statunitense, che rappresenta tre milioni di imprese, ha scritto una lettera alla presidente Gloria Macapagal Arroyo per denunciare l’impatto negativo delle nuove regole sulla fiducia degli investitori. Quattro giorni dopo la corte suprema ha accettato la richiesta della Phap. Il ministero della sanità filippino si è rivolto a un avvocato, Nestor Ballocillo, per contestare l’ordinanza. Ma a dicembre Ballocillo e il figlio sono stati uccisi a colpi d’arma da fuoco mentre uscivano di casa.

Il mese scorso il rappresentante regionale statunitense ha di nuovo fatto pressioni sul governo filippino. Il ministero della sanità sembraindeciso: tra pochi giorni gli attivisti che promuovono l’allattamento al seno presenteranno le loro argomentazioni alla corte suprema per far abrogare l’ordinanza e i produttori di latte in polvere faranno il possibile per fermarli. Se gli attivisti perderanno, migliaia di bambini continueranno a morire a causa di malattie che potrebbero essere prevenute. Le pressioni di Washington e della camera di commercio statunitense sul governo di Manila contrastano con i presunti obiettivi del G8: promuovere la salute e l’istruzione, eliminare la povertà, favorire un commercio equo. I paesi del G8 perseguono questi obiettivi solo quando non danneggiano i loro interessi. Il G8 chiede di agire contro il riscaldamento globale: nel frattempo la Banca mondiale, controllata dai paesi del gruppo, finanzia centrali elettriche a carbone e progetti di deforestazione.
Il G8 chiede condizioni commerciali migliori per l’Africa? L’Europa e gli Stati Uniti usano i negoziati sul commercio mondiale per evitare che le ottenga. Il punto non è se il potere poco democratico che i paesi del G8 esercitano sul resto del mondo possa essere usato nel bene o nel male, ma se smetteranno mai di usarlo.

George Monbiot è un giornalista britannico. In Italia ha pubblicato
L’era del consenso (Longanesi 2004) e Calore (Longanesi 2007).

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