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23 Apr 2008
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Stragi nelle scuole: una storia italiana

Antonio Scurati
Il sopravvissuto
Edizioni Bompiani, 2005
pp. 370, euro 16

Scena iniziale: esami di maturità, prova orale, in un liceo del nord Italia. Entra Vitaliano Caccia, studente “difficile”, già ripetente e destinato a una seconda bocciatura ed… estrae la pistola e stermina i membri della commissione esaminatrice, a sangue freddo e in maniera raccapricciante.
Tutti tranne uno, il “sopravvissuto”, il professore di filosofia, Andrea Marescalchi, l’unico con cui Vitaliano avesse dialogo e in un certo senso feeling. Stop. Terribile. La descrizione lascia senza fiato. Dopo poche pagine di questa truculenta descrizione, inizia un altro libro: è il tentativo del “sopravvissuto” di dare un senso a quanto successo, di cercare di spiegare il perché del gesto e come mai nessuno degli insegnanti e dei compagni di Vitaliano avesse colto un indizio, un segnale di tanta crudele determinazione di sterminio. Il romanzo diventa un intreccio tra la narrazione e il diario, tra un flusso in avanti in cui il lettore segue i funerali, il cordoglio pubblico, le indagini, gli incontri con lo psichiatra, i continui pensieri del prof. Marescalchi alla ricerca della verità e la speranza che Vitaliano si faccia vivo per poter comprendere meglio; e un flusso all’indietro attraverso la lettura del diario che il professore ha tenuto per tutto l’anno scolastico, alla ricerca di un fatto o di una causa scatenanti. Dalla lettura del libro emerge fuori un quadro freddamente realistico della nostra società, una critica rassegnata e dolente della classe insegnante (peraltro il professore di filosofia appare come una figura altamente positiva di docente “sopravvissuto” alla follia burocratica e un po’ schizofrenica della scuola italiana attuale, un professore umano, in grado di dialogare con i suoi studenti e quasi di capirli, magari non fino al punto di prevedere e prevenire il gesto estremo di Vitaliano; da qui la sua profonda frustrazione) ma anche una critica dei genitori e di tutta la società degli adulti, schierati di fronte ai giovani come durante una battaglia. Sicuramente un libro ben scritto (quanto è bravo Andrea Scurati! Ha una padronanza quasi funambolica della lingua italiana. Ha una narrazione avvincente, che si ispira a tutti i generi letterari. Per inciso, nato a Napoli nel 1969, insegna Teo ria e tecnica del linguaggio televisivo al l’U niversità di Bergamo), che affronta mol ti temi at tua li: parla del mondo della scuola, di in se gnanti e adolescenti più o meno motivati e coinvolti, della violenza “ca sua le” di ogni giorno, non ultime le stragi in am bito scolastico – quelle vere, purtroppo – dei college americani e poi… in questo li bro sembra realizzato il sogno di ogni studente, magari il giorno prima dell’esame di maturità: poter ucciderli tutti, quei ma le detti professori!
Bellissimo romanzo che, sep pure in alcuni passaggi sicuramente tru ce, ha vinto nel 2005 il Premio Campiello.
Fabrizio Fusco
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