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Quaderni acp - 2008; 15(6): 249-254
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Quaderni acp 2008_15(6)


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ISSN: 2039-1382

Pubblicazione iscritta nel registro Nazionale della Stampa n° 8949 ® ACP

Il lutto per la morte di un figlio e il sostegno alla famiglia

Psicologa-Psicoterapeuta, già Collaboratrice presso UO Pediatria, Ospedale “M. Bufalini” di Cesena; Psicologi, già tirocinanti presso UO Pediatria, Ospedale “M. Bufalini” di Cesena

Mourning for a child and family support

The greatest grief for a human being is the death of a child. It is also the hardest pain to sustain. It remains in the shadow, unseen, and often unheard. The mourning process is complex and painful, it can be extremely distressful to cope with it without adequate resources. A sustained intervention able to accompany the family during and after death is very important. This paper regards a twenty year psychological experience in hospital with children, adolescents and families with cystic fibrosis, leukaemia and other serious illness. It describes a possible intervention aimed at sustaining families. It is a monitor for health professionals from keeping defensive attitudes unable to contain pain. The authors propose different strategies mainly aimed at a good organization of specific institutions able to exercise a good parenting.

La morte di un figlio è la sofferenza più grande cui l’essere umano possa andare incontro e la più difficilmente sopportabile. Questo dolore resta spesso nascosto nell’ombra, non lo si vede, non lo si ascolta mai a sufficienza. Il processo del lutto è complesso e doloroso ed è angosciante affrontarlo da soli e senza adeguate risorse. È importante seguire, con un intervento contenitivo e supportivo, le famiglie nell’iter che accompagna il contesto del decesso e del post-mortem. Questo lavoro nasce da una ventennale esperienza di sostegno psicologico in ospedale, a contatto con bambini, adolescenti e famiglie con fibrosi cistica, leucemia e altre malattie a esito infausto. L’articolo propone un modello di contenimento e di sostegno alla famiglia, mettendo in guardia gli operatori sanitari da atteggiamenti difensivi di negazione e di “delega” che limitino lo spazio di accoglimento del dolore. Sono indicate nelle reti di automutuo- aiuto, ma soprattutto nell’organizzazione di Servizi Istituzionali specifici per l’ascolto e il sostegno alla genitorialità, le soluzioni praticabili per andare incontro a questo disagio.

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