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06 Set 2008
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Rapporto Save the Children sulla salute materno-infantile

L’Italia è al 19° posto nella classifica delle madri e al 1° nell’elenco dei Paesi in cui i bambini stanno meglio. Questa la fotografia che emerge dal nono Rapporto sullo Stato delle Madri nel Mondo, la pubblicazione annuale di Save the Children sulla salute materno-infantile in numerosi Paesi del mondo, che prende in esame alcuni indicatori che vanno dall’indice di mortalità infantile alla scolarizzazione, all’aspettativa di vita alla nascita, piuttosto che l’uso della contraccezione, la partecipazione delle donne alla vita politica o la loro capacità di avere un reddito.
Il gap che emerge tra i Paesi in cima e quelli in fondo alla lista è stridente.
Mentre in Svezia ogni parto avviene con l’assistenza di personale medico, in Niger solo il 33% dei parti è assistito. Il 72% delle donne svedesi usa i contraccettivi, dedica alla propria istruzione una
media di 17 anni, ha un’aspettativa di vita di 83 anni e solo una donna su 185 rischia di perdere il proprio figlio prima che compia cinque anni. Al contrario, in Niger, solo il 4% della popolazione femminile usa la contraccezione, una donna va a scuola in media per tre anni, ha un’aspettativa di vita di 45 anni e, considerando che un bambino su 4 muore prima di aver raggiunto i 5 anni, ciò implica che quasi ogni donna rischia di veder morire suo figlio e 9 madri su 10 addirittura perdono ben due bimbi nel corso della propria vita.
Le ultime dieci posizioni sono occupate da Niger, Ciad, Yemen, Sierra Leone, Angola, Guinea-Bissau, Eritrea, Djibuti ed Etiopia.
Per quanto riguarda il nostro Paese, considerando i tre parametri che servono a valutare il solo benessere infantile (tasso di mortalità sotto i 5 anni; tasso di iscrizione alla scuola materna; tasso di iscrizione alla scuola superiore), l’Italia si posiziona al primo posto, seguita da Germania, Francia e Svezia. In particolare, nel nostro Paese, nel 2006, la mortalità infantile ha registrato uno dei valori più bassi in assoluto – 4 morti su 1000 nati – mentre il tasso di iscrizione alla materna e quello alla scuola superiore si attestavano, rispettivamente, al 104% e al 99%. Rispetto allo scorso anno in cui l’Italia già deteneva la vetta della classifica, gli indici si sono mantenuti stabili, con un lieve miglioramento per quanto riguarda il tasso d’iscrizione alla scuola materna, passato dal 103% al 104%.
Se in Italia la pressoché totalità delle bambine e dei bambini gode di buona salute e di un’adeguata istruzione, non può dirsi la stessa cosa per il Niger, ultimo anche nella classifica per il benessere infantile, dove un bambino su 4 rischia di morire prima dei 5 anni, il 44% dei bambini è malnutrito e solo meno della metà di essi è iscritto a scuola. All’interno dell’indice delle madri, invece, l’Italia è al 19° posto: è analizzando i parametri relativi alla salute e al benessere delle mamme, alla parità di genere e alla tutela della maternità, che emergono differenze e distanza fra l’Italia e i Paesi che hanno guadagnato la testa della classifica.
In particolare, confrontando la condizione delle mamme e donne italiane con quella delle mamme e donne svedesi, le distanze maggiori si registrano rispetto alla salute, al ricorso alla contraccezione, alla partecipazione al governo nazionale, alle differenze di reddito con l’uomo. In Italia è il 39% delle donne che fa uso di contraccettivi a fronte del 72% delle donne svedesi. Le donne italiane percepiscono uno stipendio pari al 47% rispetto a quello dell’uomo mentre le svedesi hanno un salario di poco inferiore (pari all’81%) a quello maschile. Per quanto riguarda i benefici per la maternità, una donna italiana in maternità prende l’80% del suo stipendio ordinario, mentre una svedese percepisce lo stipendio pieno. Nel 2008 la partecipazione delle donne italiane al governo del Paese è del 17% (questa la percentuale di posti occupati da donne) contro il 47% in Svezia. L’evidenza che emerge analizzando i dati relativi all’Italia è che nel nostro Paese esista una buona tutela per la salute e l’istruzione infantile, ma altrettanto nettamente affiora una sostanziale disparità di genere, che fa sì che il nostro Paese si posizioni dietro a nazioni
come Slo vacchia, Grecia ed Estonia e appena prima di Portogallo, Lituania e Lettonia. Basti pensare che la percentuale di donne che in Italia utilizzano la contraccezione è uguale a quella del Botwana (39%), il rapporto tra reddito femminile e maschile è pari a quello del Benin (0,47), e infine la partecipazione delle donne alla vita politica (17%) corrisponde a quella della Bolivia, Gabon e Nepal.
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