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15 Nov 2008
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La storia di Matteo e Alice, due “numeri primi gemelli”

Paolo Giordano

La solitudine dei numeri primi
Mondadori, 2008
pp. 304, euro 18

“Nella serie infinita dei numeri naturali, esistono alcuni numeri speciali, i numeri primi, divisibili solo per se stessi e per uno. Se ne stanno come tutti gli altri schiacciati tra due numeri, ma hanno qualcosa di strano, si distinguono dagli altri e conservano un alone di seducente mistero che ha catturato l’interesse di generazioni di matematici. Fra questi, esistono poi dei numeri ancora più particolari e affascinanti, gli studiosi li hanno definiti ‘primi gemelli’: sono due numeri primi separati da un unico numero. L’11 e il 13, il 17 e il 19, il 41 e il 43… A mano a mano che si va avanti questi numeri compaiono sempre con minore frequenza, ma gli studiosi assicurano, anche quando ci si sta per arrendere, quando non si ha più voglia di contare, ecco che ci si imbatterà in altri due gemelli, stretti l’uno all’altro nella loro solitudine”. Si sente che lo scrittore Paolo Giordano, ventiseienne con dottorato in fisica teorica, all’esordio con questo libro, scrive (e quanto bene scrive!) di qualcosa che conosce molto bene. Ma sembra destreggiarsi ottimamente anche con l’animo umano. Mattia e Alice sono i due protagonisti, molto simili ai numeri primi: si inseguono per tutta l’infanzia e l’adolescenza e poi in età adulta, amici, talora complici, un poco attratti fisicamente tra loro, ma sempre un poco distanti nella loro solitudine, dolorosamente incapaci di aprirsi agli altri e di condividere i loro sentimenti e le loro sconfitte. C’è molta infanzia e adolescenza (e quindi un po’ di pediatria…) nelle loro vicende. Nella prima scena, Alice si perde nel bosco dopo una lezione di sci e cade in un burrone: ne rimarrà segnata nel fisico (zoppicherà per la frattura scomposta) e nell’animo. Mattia invece, per andare a una festicciola, abbandona la sorella gemella ritardata nel parco, e la bambina morirà affogata nel fiume. Due storie tragiche che segneranno il loro futuro: li ritroviamo adolescenti, Alice alle prese con una grave anoressia e Mattia ossessionato dalla matematica e dalle auto mutilazioni che continuamente si infigge, tra sangue, cicatrici e oggetti taglienti o appuntiti. Giordano sa scrivere le loro storie con bravura e lucidità, suscitando profonda emozione nel lettore. Continueranno a cercarsi e a inseguirsi poi in età adulta, senza però mai abbandonarsi, aprirsi, darsi completamente l’uno all’altra e senza superare i loro traumi in fantili. Libro non facile da leggere, magari da affrontare… quando non si è depressi. Bravissimo Giordano, grandi doti di scrittore.

Fabrizio Fusco

La recensione di Fabrizio Fusco è pervenuta il 20 giugno 2008, ben prima che il libro ricevesse il premio Strega. (Red)

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