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15 Nov 2008
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Quel tesoro che è il capitale sociale: dove sta nascosto in Italia?

Roberto Cartocci

Mappe del tesoro
Il Mulino, 2007
pp. 157, euro 12,50

Il capitale sociale, di cui questa rivista ha più volte trattato, è quella ricchezza collettiva la cui dotazione determina la qualità della vita della società civile e che non compare nelle statistiche del PIL, del tasso di sviluppo perché è difficile da misurare. Difficile: perché deve misurare la fiducia reciproca, il senso di obbligazione e di responsabilità e di rispetto verso gli altri, verso le istituzioni, la solidarietà, e la partecipazione alla vita in comune: in sostanza il civismo come bene pubblico. Difficile da misurare, ma è uno degli ingredienti dello sviluppo economico. Uscì da Mondadori nel 1993 un noto saggio di Putnam (La tradizione civica nelle regioni italiane), dedicato alla rilevazione del capitale sociale nelle 23 Regioni. La tesi finale di Putnam era che il differente sviluppo delle Regioni del Nord/Sud non dipende tanto dal divario di sviluppo economico ma dalla diversa dotazione di capitale sociale. È quello che abbiamo rilevato anche con le ricerche sull’attitudine alla lettura nelle famiglie all’interno del progetto “Nati per Leggere”.
Concludeva Putnam che quindi senza una compensazione di questo divario, più culturale che economico, non si può sperare di addivenire a sanare le differenze di sviluppo. Certamente questo dato può essere interpretato in diversi modi: il più usato è quello che vede un Mezzogiorno che dilapida la ricchezza prodotta dai padani. L’obiettivo del libro di Cartocci, professore di Scienze politiche a Bologna, è di tracciare, con una analisi empirica, una mappa della dotazione del capitale sociale nelle 103 province italiane, passando quindi dalla scala regionale a quella provinciale, sulla base di un gruppo di indicatori identificati dopo il lavoro di Putnam. Cartocci dedica i capitoli alla discussione delle caratteristiche del capitale sociale, poi descrive gli indicatori, elabora un indice finale di capitale sociale e riporta infine i risultati della ricerca.
Gli indicatori scelti sono i quotidiani non sportivi acquistati /1000 abitanti, l’indice di partecipazione elettorale, le donazioni/donatori di sangue/1000 abitanti (il dono di sé), gli iscritti alle associazioni sportive e culturali. Possono sembrare insufficienti o discutibili, ma vi è nel testo un’approfondita discussione della loro validità. Dai dati di Cartocci emerge una frattura della dotazione di capitale sociale lungo i confini meridionali di Toscana, Marche e Umbria (la linea Fiora Tronto segna il sistema duale graficamente rappresentato nella copertina) ma anche nette differenze all’interno delle due grandi ripartizioni. Al Nord minori riserve di capitale si ri trovano in aree della Lombardia, Veneto e Piemonte, mentre al Sud stanno meglio alcune aree: Sassari supera Verona, Matera supera Va rese, Ragusa sta meglio di Roma. L’autore pone, alla fine, a con fron to questi dati con quelli dello sviluppo economico.
Costruire capitale sociale non è facile né rapido e non è pensabile che pos sa diventare un obiettivo di una classe politica – nazionale e locale – che si pone obiettivi temporali, limitati, da raggiungere prima della scadenza del suo mandato. E allora? Forse occorre cominciare da noi stessi: a essere più esigenti e severi con noi e con chi ci sta vicino. È quello che consiglia Gherardo Colombo nel suo ultimo Sulle regole (Feltrinelli 2008).

Giancarlo Biasini
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