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19 Mag 2009
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Un nuovo virus influenzale. Sarà pandemico?

Quaderni acp 2009;maggio-giugno in press

Un nuovo virus influenzale (A/H1N1) nato da un triplice riassortimento aviario, suino e umano, ha causato un primo focolaio epidemico in Messico nel mese di marzo, che si è poi diffuso in buona parte del mondo. E’ stato chiamato in un primo tempo “virus dell’influenza suina” perchè l’ipotesi più accreditata è che il riassortimento sia avvenuto nei maiali, forse favorito dagli enormi allevamenti intensivi. Ma ora il virus si trasmette tra gli esseri umani. Questa sua caratteristica, insieme alla capacità di diffondersi in diversi paesi, ha fatto salire l’allerta pandemica fino alla fase 5. La pandemia conclamata è la fase 6. Il grande numero di decessi segnalati inizialmente in Messico, è stato ridimensionato anche se la situazione epidemiologica di quel territorio rimane poco nota. Negli altri paesi il decorso della malattia è risultato più lieve, ma l’evoluzione del virus e dell’epidemia rimangono imprevedibili. Su diversi siti web istituzionali si possono trovare informazioni utili e seguire l’andamento della situazione nazionale e internazionale monitorata quotidianamente grazie alla grande velocità di comunicazione consentita dalle nuove tecnologie. E’ però verosimile che il numero dei casi sia fortemente sottostimato, visto che i sintomi sono aspecifici e possono essere anche molto lievi. Ciò rende difficile valutare la reale proporzione delle complicazioni e dei decessi. L’OMS ci informa che questa potrebbe essere una prima ondata a cui ne seguirà un’altra (più o meno grave della precedente) a distanza di mesi. Tanti governi – compreso il nostro – hanno annunciato la disponibilità di scorte di antivirali ai quali il virus è risultato suscettibile (Oseltemivir, Tamiflu e Zanamivir, Relenza) veicolando un messaggio indiretto di protezione certa. Ma la suscettibilità riscontrata in vitro è cosa diversa dall’efficacia clinica, non brillante neppure verso l’influenza stagionale, che andrà verificata sul campo. In maggio l’EMEA ha modificato le indicazioni per entrambi i prodotti ampliandone l’autorizzazione anche sotto l’anno di età e nelle donne gravide in base a una valutazione teorica di maggior beneficio rispetto al rischio. Anche questo andrà verificato. Sappiamo però che un uso esteso (o indiscriminato) degli antivirali potrebbe provocare resistenze, già riscontrate in altre circostanze, perciò sarà importante utilizzarli solo in situazioni selezionate. Diverse industrie farmaceutiche sono al lavoro per produrre un vaccino contro il nuovo H1N1, atteso nel giro di 5-6 mesi. L’assoluta novità del virus e il possibile utilizzo di nuove tecnologie, fanno sì che la reale efficacia e sicurezza del vaccino si potranno conoscere solo dopo l’introduzione su larga scala.
E noi cosa possiamo fare?

Fortunatamente esistono interventi di provata efficacia nel prevenire la diffusione di tutte le infezioni respiratorie, le misure igieniche e di “distanza sociale”, che andranno caldamente consigliate:
– lavarsi spesso e accuratamente le mani con acqua e sapone
– riparare la bocca e il naso quando si tossisce o si starnutisce (e dopo lavarsi le mani)
– evitare di toccarsi occhi, naso e bocca, facili vie di entrata del virus
– rimanere in casa se si hanno sintomi influenzali
– evitare luoghi affollati dove ci sono casi di malattia
L’uso della mascherina è risultato efficace negli ambienti di assistenza sanitaria, mentre per altre circostanze l’efficacia non è stata stabilita.
Al momento sono ancora molte le domande aperte su questo nuovo virus influenzale, sulla sua origine, sulla sua evoluzione, sulla nostra capacità di affrontarlo e soprattutto di chiederci, onestamente, quanto hanno influito sulla sua comparsa elementi incontrollabili e quanto condizioni create dall’uomo.

Per approfondire:
OMS
CDC europeo
Epicentro
CDC di Atlanta
Attentiallebufale
Jefferson T, Foxlee R, Del Mar C et al. Physical interventions to interrupt or reduce the spread of respiratory viruses: systematic review. BMJ 2008 336: 77-80

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