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17 Ago 2009
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I bambini e le promesse infrante

Katherine Hannigan
Ida B
Fabbri 2005
pp. 193, euro 14,50
Qualche anno fa un’amica bibliotecaria mi regalò questo libro. Lo lessi e mi piacque tanto che la settimana scorsa rivedendolo sullo scaffale, mi venne voglia di rileggerlo. Ida B Applewood, nei suoi nove anni di vita, ha frequentato la scuola per sole due settimane e tre giorni. Poi ha scoperto che quello non era il posto adatto a lei (c’erano troppe cose che non capiva, troppe cose che si potevano solo fare in “un secondo momento”) e i suoi genitori le hanno consentito di stare a casa, studiare per conto proprio e trascorrere il resto del tempo tra i meli, ognuno dei quali aveva un nome e che crescevano sulle colline e in riva ai ruscelli. Ida B è innamorata della sua terra, parla con gli alberi, specie con un vecchio albero che è molto saggio. Un giorno suo padre la portò a passeggiare nel meleto, e di punto in bianco le fece una raccomandazione: “Noi siamo i custodi della terra, Ida B” – le disse – “e lasceremo le cose in un modo migliore di come le abbiamo trovate”. Ecco perché Ida B parla con gli alberi, e chiede loro consiglio, e si lascia convincere dalle acque del ruscello a trattenersi finché i suoi non la chiamano per la cena.
Poi il suo cuore sereno si indurisce. I genitori decidono di vendere parte della terra a una famiglia di sconosciuti. Una famiglia di “Intrusi” che raderanno al suolo gli alberi (ognuno di loro ha un nome e quando li strappano da terra diranno “perché non ci hai protetto, Ida B?”) per costruire una casa. Perché accade? Perché la mamma di Ida B si è ammalata, deperisce, impallidisce, perde forze, e le cure costano e il papà, da solo, non ce la fa a mandare avanti la fattoria e l’istruzione della figlia. Il meleto sarà venduto, gli alberi moriranno e non parleranno più e Ida B dovrà andare a scuola. Anche se la mamma dicendoglielo piange e le lacrime inondano il volto di Ida B. E il cuore della piccola diventa un cuore nuovo senza pietà. Un cuore duro. Un volto senza sorrisi. Le promesse sono state infrante, la terra non è più custodita e da quel momento in poi niente sarà più come prima: gli alberi tacciono, il cuore di Ida B si fa sempre più duro e i progetti felici diventano diaboliche macchinazioni, veleni, serpenti, tarantole, mosche tsè tsè, per rovinare la vita a chi l’ha rovinata a lei. Ma poi la scuola non è così male. Piano piano Ida B scopre che la maestra è in fondo accogliente e nemmeno gli intrusi sono poi tanto da odiare. Si ricomincia. L’indicazione dell’editore dice “a partire da 10 anni”. Quel range comprende anche i lettori di questa rivista; anzi proprio loro che vedranno “da dentro” una bambina lo svolgersi di eventi così normali da po tere sembrare insignificanti e che invece insignificanti non sono proprio. Questa sorta di interiorizzazione del lettore adulto nella piccola Ida B farà bene a molti come ha fatto bene a chi scrive che a vrebbe voluto leggere il libro molto prima di ora. E poi, nel libro, Ida B dice: “Quando senti qualcuno che legge bene una storia non puoi fare a meno di pensare che in lui c’è qualcosa di buono… perché sa vivere quella storia per te”. Che potrebbe essere un motto di Nati per Leggere.
Giancarlo Biasini
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