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24 Mar 2010
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Diario di un medico deciso a fare meglio

Atul Gawande
Con cura
Edizioni Einaudi, 2008
pp. 242, euro 18

L’Autore è un chirurgo americano, figlio a sua volta di un medico immigrato dall’India, e tratta in questo suo libro argomenti molto vari, anche attinenti alla pediatria. Egli ci narra con precisione tecnica, associata a chiarezza e semplicità, una vasta gamma di episodi, introducendo una galleria di personaggi e situazioni che potrebbero rendere interessante la lettura anche a non medici.
Dalla lotta contro le infezioni in un ospedale americano alla vaccinazione antipolio in India, dalla chirurgia di guerra in Iraq alla terapia della fibrosi cistica, l’Autore riesce anche a raccontare la storia di Semmelweis e di Virginia Apgar (sì, proprio quella dell’indice neonatale), oltre a una quantità di casi clinici appassionanti. In particolare si sofferma su questioni professionali ed etiche come l’errore in medicina, i procedimenti legali, la liceità della pena di morte e della partecipazione di sanitari alle esecuzioni, il rischio di seduzione nei rapporti medico-paziente, l’organizzazione sanitaria e i rapporti col denaro. Il tutto con un pragmatismo e una certa ingenuità tipicamente americani, ma anche con un entusiasmo, una curiosità e una onestà ammirevoli, che lo portano a interrogarsi, a intervistare colleghi, a recarsi sul campo, anche a mutare oppinioni e so spendere giudizi, mantenendo sempre la spinta vitale a prendersi cura, come compito verso gli altri e come antidoto al burn-out. Peccato solamente che manchi un pensiero critico sulla guerra, causa delle or rende mutilazioni descritte. Un libro comunque che a mio avviso aiuta a riflettere sul significato del nostro lavoro, e che si conclude con una lista di 5 consigli per mantenere nelle difficoltà un atteggiamento positivo: imparare qual cosa sui pazienti facendo una domanda fuori copione, non lamentarsi, trovare qual cosa da contare, scrivere, trovare qualcosa da cambiare. Consigli probabilmente da sottoscrivere, sicuramente da meditare (vedi anche pag. 66).
Gianni Garrone
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