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24 Mar 2010
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Il tema di fin di vita

Gianna Milano, Mario Riccio
Storia di una morte opportuna
Sironi Editore, 2008
pp. 256, euro 18

La Storia di una morte opportuna raccontata da Gianna Milano, inizia con un monologo emozionante di Piergiorgio Welby che spiega perché “la sua paura non è morire ma dover vivere”. Immobilizzato da anni nel suo letto, incapace di respirare se non grazie a una macchina, per una distrofia muscolare progressiva, aveva chiesto pubblicamente – con un appello al Presidente della Repubblica – di essere lasciato morire.
La storia che segue, intreccia la vicenda personale di Mario Riccio, il medico che ha accolto la volontà di Welby “assumendosi fino in fondo le proprie responsabilità”, con lo scenario politico, giuridico e culturale in cui si sono svolti i fatti. La ricca documentazione, riportata in calce quasi a ogni pagina, fa da costante contrappunto al racconto di Riccio e lo contestualizza nel panorama nazionale e nello sfondo più ampio dell’aperta discussione, anche internazionale, attorno ai temi di fine vita. Dai commenti dei politici e di personaggi di rilievo ai testi delle sentenze, fino alle riflessioni di filosofi, religiosi, eticisti.
Le questioni più rilevanti che emergono dalla scrittura a più piani di questo libro sono da un lato l’enorme potere acquisito dalla medicina moderna sugli aspetti più privati della vita umana, come la morte, e dall’altro la scarsa interiorizzazione dei principi etici sottesi al diritto alla scelta delle cure.
Si delinea infatti con chiarezza un ampio scollamento di tanta parte della nostra società – attraversata da forti tentativi di restaurazione – dal percorso culturale che portò, nel 1997, alla Convenzione europea di Oviedo “per la protezione dei diritti dell’uomo e la dignità dell’essere umano riguardo alle applicazioni della biologia e della medicina”. Venne sancito allora, il principio della scelta individuale che Stefano Rodotà descrive con parole limpide: “Nessuna volontà esterna, fosse pu re quella moralmente espressa da tutti i cittadini o da un Parlamento unanime, può prendere il posto di quella dell’interessato”. Il libro aiuta a vedere contraddizioni e inadeguatezze ma nel contempo mette a disposizione i pensieri di personalità di alto profilo etico che provano a far luce su queste tematiche. Ma soprattutto dà voce a chi chiede che vengano rispettati i suoi diritti. Non a caso la storia si chiude, così come era iniziata, con le parole di Welby, espresse attraverso una sua poesia.
Luisella Grandori
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