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24 Mar 2010
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Lui si svezza senza ricette

Lucio Piermarini
Io mi svezzo da solo!
Dialoghi sullo svezzamento.
Disegni di Franco Panizon
pp. 159, euro 14,90

Questo di Lucio Piermarini è un modo originale di trattare il problema dello svezzamento, o meglio della “alimentazione complementare” che segue quella con il latte come alimento esclusivo. L’Autore rifiuta di usare tabelle di composizione degli alimenti, ricette, pesi, misure. Nel libro vi è solo una figura, la piramide degli alimenti, ma visitata dal di dentro, come se fosse una piramide egizia: al piano terra, quello più vasto, dove ci sono gli alimenti da consumare più abbondantemente, fino all’ultimo, quello più angusto, dove si sta stretti, con gli alimenti da usare con più moderazione. Il principio di base dell’Autore è che il bambino apprende – come oramai abbondantemente dimostrato – per imitazione attraverso la relazione affettiva con i genitori ed è quindi sufficiente che questi si pongano, con umiltà, nella posizione di “esempi” perché il bambino attui una corretta adozione di alimenti complementari. L’importante è attendere che il bambino abbia uno sviluppo tale da potere imitare i genitori: il che accade – come oramai sappiamo, almeno noi del l’ACP – verso i 6 mesi, quando sta seduto e può afferrare i cibi dei genitori che sono posti sul tavolo. Il solutore del problema è quindi il bambino, mentre per un paio di decenni ha voluto esserlo il pediatra. La cosa è sempre stata, nei secoli, semplice e naturale, ma perché del divezzamento si è fatto un problema e perché è nato negli anni Sessanta e dopo, attorno a questo passaggio di vita, questo innaturale problema che ha creato difficoltà nelle famiglie? Tutto è nato, dice l’Autore, perché ci fu, attorno agli anni Sessanta, l’invito dei pediatri e dell’industria al divezzamento precoce, anche a tre mesi, per cui i cibi furono ideati per un bambino forse incapace di affrontare quella fase della vita. Questa violenza è rimasta anche quando i pediatri, o i più avvertiti di essi, dovettero finalmente accordarsi con la storia naturale dei bambini. La mancanza di tabelle, ricette, pesi, misure è quindi un atto di fiducia, ma anche una collocazione di responsabilità in capo ai genitori. Il libro si potrebbe anche chiamare “Esame di coscienza di un pediatra” perché l’Autore dice di avere partecipato all’errore dei divezzatori precoci e dei prescrittori di pappette e di ricette e di avere quindi molto sbagliato; da questo nasce una ironica polemica anche verso se stesso. Ma perché il sottotitolo “Dialoghi sullo svezzamento”? Perché il testo, efficacemente illustrato da Franco Panizon, è inframmezzato da dialoghi o meglio da discussioni fra due genitori, i quali arrivano però alla

soluzione corretta sul modo di svezzare il loro bambino.
Piermarini sostiene dunque che il problema è semplice: riporre al centro il bambino. Semplice e difficile, in verità, perché la sua soluzione rientra nel complesso problema del recupero della genitorialità che è uno dei problemi che la società deve oggi affrontare.
Giancarlo Biasini
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