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30 Apr 2010
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La prima ricerca multicentrica italiana sulla gestione del testicolo ritenuto

COMUNICATO STAMPA

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La prima ricerca multicentrica italiana sulla gestione del testicolo ritenuto: cosa fanno e cosa dovrebbero fare i pediatri di famiglia, i chirurghi e gli endocrinologi?
Il mensile Medico e Bambino presenta i risultati di una ricerca indipendente sulla gestione del bambino con testicolo ritenuto che ha coinvolto 140 pediatri di famiglia dal Nord al Sud, con il coordinamento dell’Istituto per l’Infanzia Burlo Garofolo di Trieste, dell’Università di Chieti e dell’Associazione Culturale Pediatri.

In Italia, la gestione di questa malformazione congenita non è ancora ottimale e sembra esserci una certa variabilità tra le Regioni: molti bambini con criptorchidismo ricevono la terapia ormonale, una procedura non sicura e non sempre efficace; il gold standard è l’intervento chirurgico ma, il più delle volte, viene effettuato  dopo i 2 anni e non dai 6 ai 12 mesi come consigliato dalle linee-guida. 

29 aprile 2010. Il bambino nasce con uno o due testicoli non visibili. Il gold standard del trattamento è la chirurgia precoce tra i 6 e i 12 mesi, ma una volta su tre l’intervento viene posticipato dopo i due anni senza valutare i rischi dell’attesa. In molti casi viene scelta la terapia ormonale, che funziona una volta su quattro e che non è esente da effetti indesiderati. E’ prioritario che i  pediatri di famiglia, endocrinologi e chirurghi pediatri trasferiscano nella pratica clinica le raccomandazioni stilate sulla base delle evidenze cliniche  disponibili. Questo, in sintesi, il quadro rilevato dalla ricerca indipendente condotta dal Gruppo di Studio Italiano sul testicolo ritenuto, con il sostegno dell’Associazione Culturale Pediatri, dell’Istituto per l’Infanzia Burlo Garofolo di Trieste, e della Clinica pediatrica dell’Università i Chieti. I risultati dello studio sono pubblicati sull’ultimo numero della rivista Medico e Bambino (www.medicoebambino.com).

Il testicolo ritenuto (criptorchidismo) è una delle più frequenti anomalie congenite dell’apparato urogenitale del maschio: il 3-5% dei nati a termine ed il 9-30% dei pretermine. In Italia, nascono ogni anno dai 10 mila ai 90 mila maschietti con questa patologia. Sulla base delle evidenze ad oggi disponibili è stato stilato, nel 2007, un Consenso su come trattare correttamente e tempestivamente questo problema per favorire uno sviluppo completo dei testicoli ed evitare conseguenze in età adulta quali la riduzione della fertilità, l’insufficiente produzione di ormoni e la degenerazione tumorale del testicolo. Nella maggior parte dei casi il documento di Consenso come prima scelta indica l’intervento chirurgico (orchidopessi) da eseguire tra il 6° e il 12° mese di vita, esclusivamente in Centri dotati di una Chirurgia pediatrica o Urologia pediatrica che dispongano di anestesisti pediatri; non raccomanda invece la terapia ormonale, in considerazione degli scarsi risultati immediati e dei possibili effetti avversi a lungo termine sulla spermatogenesi.

Per fare luce su come viene gestito il criptorchidismo nel nostro Paese, a partire dalla diagnosi fino alla risoluzione del problema, è stato istituito un Gruppo di lavoro che ha coinvolto 140 pediatri  di famiglia distribuiti lungo la Penisola (studio multicentrico) e che ha analizzato la storia clinica dei loro assistiti nati dal 2004 al 2006 (studio osservazionale retrospettivo). In tutto, sono stati arruolati 169 bambini affetti da criptorchidismo. E’ stato riscontrato che nel 16% dei casi non si è reso necessario nessun trattamento perché il problema si risolto spontaneamente; nel 20% dei casi è stata tentata la terapia  ormonale che, come atteso, ha avuto un effetto positivo solo una volta su quattro. Nel 60% dei casi è stata imboccata la strada della chirurgia, ma l’età media dell’intervento è risultata di 23 mesi. La nota dolente è che un bambino su 3 è stato operato dopo i 2 anni di età e solo il 13% entro  un anno di vita come indicato nel documento di Consenso. La nota positiva è che 9 interventi su 10 sono stati realizzati presso un centro di Chirurgia pediatrica. In merito all’utilizzo della terapia ormonale e all’età media, sembra esserci una certa variabilità tra le Regioni. 

“A partire dai risultati ottenuti si rende necessaria l’implementazione, sia a livello nazionale che nelle singole realtà regionali, delle indicazioni riportate nel documento di Consenso al fine di verificarne prospetticamente l’applicabilità sui nuovi nati con la diagnosi di criptorchidismo”, conclude Federico Marchetti della Clinica Pediatrica dell’Ospedale Burlo Garofolo di Trieste, coordinatore dello studio. “Questo percorso deve vedere impegnate le società scientifiche e i singoli operatori dal pediatra di famiglia all’endocrinologo e al chirurgo pediatra, che sono coinvolti nella gestione del bambino con testicolo ritenuto”.

“La ricchezza delle informazioni riportate nel lavoro italiano offrono molteplici argomenti di riflessione”, commenta su Medico e Bambino Giovanna Riccipetitoni, Direttore della Chirurgia e Urologia pediatrica dell’Ospedale dei bambini “V. Buzzi” di Milano. “Per una buona gestione del bambino con testicolo ritenuto occorre una maggiore divulgazione delle linee guida, un impegno da parte dei pediatri di famiglia e dei chirurghi nel trasmettere una corretta informazione ai genitori con la consapevolezza che situazioni di divario tra le conoscenze scientifiche e la pratica clinica sono presenti anche in altri paesi e costituiscono un motivo di ulteriore discussione e interesse per questa patologia comune”.

Il lavoro pubblicato su Medico e Bambino è la prima ricerca nazionale che viene condotta per valutare quanto le raccomandazioni basate sulle evidenze, prodotte nella Consensus, siano adottate nella corrente pratica assistenziale in Italia. “La ricerca ha un importante valore scientifico per tutta la comunità dei Pediatri italiani e dei medici che si occupano della salute dei bambini, richiamandoli tutti a una migliore adesione alle linee guida internazionali su una patologia niente affatto rara”, sottolinea Paolo Siani, Presidente dell’Associazione Culturale Pediatri e Direttore UOC Pediatria AORN “A. Cardarelli” di Napoli. “È un metodo di lavoro questo che l’ACP ha intrapreso da molti anni per fornire agli operatori sanitari gli strumenti utili ed efficaci per assistere al meglio i nostri bambini, abbandonando tutte quelle procedure che si sono dimostrate inutili o addirittura dannose. Sappiamo bene che modificare i comportamenti è un processo che richiede tempo e dedizione e il compito della nostra associazione va proprio in questa direzione. Infine vogliamo sottolineare l’importanza di condurre una ricerca libera e indipendente senza nessun condizionamento esterno.”

Lo studio

Marchetti F, Ronfani L, Bua J, et al. Gruppo di Studio Italiano sul testicolo ritenuto: La gestione del bambino con testicolo ritenuto. Una sorveglianza della pratica clinica in Italia. Medico e Bambino 2010; 4: 250-8.

L’editoriale

G. Riccipetitoni. Il testicolo ritenuto e il rapporto sulle cure in Italia. Medico e Bambino 2010; 4: 211-3.

La Consensus sul trattamento del  testicolo ritenuto

Documento stilato da un gruppo di clinici e ricercatori provenienti da cinque Paesi nordici (Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia) sulla base delle evidenze disponibili. Le linee-guida sono state pubblicate nel 2007 e condivise dalle Società scientifiche italiane di Chirurgia e di Urologia Pediatrica.

Ritzén EM, Bergh A, Bjerknes R, et al. Nordic consensus on treatment of undescended testes. Acta Paediatr 2007; 96: 638-43.

Conte E, Chiarelli F. Il trattamento dei testicoli ritenuti. Medico e Bambino 2007; 26: 573-9.

PER INFORMAZIONI

Federico Marchetti (coordinatore della ricerca), Istituto per l’Infanzia Burlo Garofolo di Trieste, e-mail: marchetti@burlo.trieste.it – tel: 040-3785454

Redazione rivista Medico e Bambino: redazione@medicoebambino.com

Ufficio stampa ACP, Laura Tonon, e-mail: ufficiostampa_acp@tiscali.it – cell. 349. 2806565

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