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24 Mag 2010
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Ma Dio c’è e dove?

Corrado Augias, Vito Mancuso
Disputa su Dio e dintorni
Mondadori, 2009
pp. 269, euro 18,50

Non lasciatevi confondere dal titolo “Disputa”: ambedue gli Autori, l’ateo Augias e il credente Mancuso (professore di teologia) sanno che convincere l’uno o l’altro dell’esistenza di Dio, o del suo contrario, è impossibile. Il problema dell’“assoluto” – dice Mancuso – non potrà mai essere intellettualmente risolto. A meno che non si voglia riadottare l’artificio usato dall’ateo Mussolini, orologio alla mano, nel 1919. I due Autori non parlano solo di Dio, ma anche dei dintorni: della vita e degli interrogativi etici e della filosofia che vi sta sotto e che ogni giorno si propongono agli uomini; di quanto sia rimasto e di quanto sia cambiata la lezione del “pienamente ebreo” Gesù Storico, semplicemente “Uomo” per Augias e che non ha mai detto di volere superare l’ebraismo, e il Gesù Cristo, “Unto” per Mancuso; di quanto sia lecito che l’uomo si senta padrone di anticipare la propria morte, e possa decidere di interrompere la vita se troppo lontana dalle caratteristiche “umane”, ambito di discussione, questo, con significative consonanze. Di questo e di molto altro si parla nel libro: del problema-scandalo del male che un Dio, che è amore, ha permesso che prosperasse nella Terra, di come si debba leggere la Bibbia nelle sue parti terribili e in quelle dolcissime, dei rapporti fra ebraismo e cristianesimo. Dice Mancuso che la buona novella andrebbe semplificata e ridotta a parole semplici e più vicine a quelle originarie. In questo e in altri ambiti di dogmatica, di etica, di struttura ecclesiale Mancuso dice di sentirsi più vicino a Carlo Maria Martini che a Josef Ratzinger; e il giornale dei gesuiti lo censura. La conclusione su Dio per Mancuso è che non è un essere misterioso e nascosto in un cielo, ma è semplicemente il fondamento delle cose che accadono e la loro stessa razionalità, il loro ordine nel quale noi stessi siamo. Che è ciò che Augias chiama, invece, leggi della natura e ordine delle cose e dalle quali ci deriva il senso di giustizia che abbiamo, senza bisogno di cercarne un motore trascendente. Ma dato che Augias è al suo terzo libro su problemi religiosi (Inchiesta su Gesù e Inchiesta sul cristianesimo) viene il dubbio che in fondo, come molti, sia alla ricerca della fede. A meno di non volere semplicemente richiamarsi a Bobbio e ripetere che la differenza sembra non essere fra cercare di credere e di non credere, ma fra chi cerca di pensare e chi non lo fa.
Giancarlo Biasini
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