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24 Mag 2010
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Piante e animali fuori dai confini naturali

Marco Di Domenico
Clandestini. Animali e piante senza permesso di soggiorno
Bollati Boringhieri, 2008
pp. 208, euro 16

Esistono gli alieni? Senza dubbio e sono numerose centinaia. Specie animali e vegetali che sono stati immessi in habitat completamente estranei alla loro storia evolutiva. Esseri viventi necessari per l’equilibrio naturale nel loro ambiente ma, se collocati fuori posto, possono distruggere un ecosistema e portare alla estinzione numerose altre specie. Commissioni scientifiche internazionali hanno addirittura stilato un elenco dei cento organismi alieni più pericolosi con danni calcolati in centinaia di milioni di euro e in alcuni casi anche con tragiche conseguenze per l’uomo! Così ci racconta il biologo Marco Di Domenico. Questi alieni li chiama clandestini e descrive brevemente la storia di quarantacinque di queste specie in questo bel libro. Animali o piante che l’uomo, volontariamente o no, ha spostato dal loro primitivo ambiente, dove per adattarsi hanno avuto bisogno di molte migliaia di anni, inserendoli quindi in altri contesti, stravolgendo così il complesso e delicato sistema ecologico di quel particolare territorio. Storie sorprendenti, curiose, incredibili, drammatiche.
L’Autore è bravo nel raccontare una vicenda con poche pennellate tra storiografia, biologia e attualità.
Che strano, l’uomo! Si prende la libertà di eliminare i confini naturali che finora hanno tutelato i più diversi ecosistemi, permettendo così un flusso “artificiale” delle più varie forme viventi per tutto il globo, favorendo in questo modo catastrofi naturali.
Dall’altra parte, invece, crea barriere artificiali, i confini nazionali, per evitare che la sua stessa specie possa emigrare o immigrare, cosa che invece è stata nella natura dell’uomo fin dalla sua comparsa sulla Terra.
Per di più, l’uomo che costruisce barriere per l’uomo evita attentamente alcun limes per il denaro, il dio sacro che non ha mai bisogno di lasciapassare per viaggiare per il mondo. Questa è la nostra civiltà e l’ultimo breve racconto di “Clandestini” sulla rosa, fiore nobile e innocente, ne è la testimonianza più drammatica.
Costantino Panza
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