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01 Dic 2010
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Possiamo costruire un attaccamento sicuro

Femmie Juffer, Marian J. Bakermans-Kra nen burg, M. H. van Ijzendoorn
Promoting Positive Parenting Psycology Press.
Taylor & Francis Group.
New York 2008
pp. 238, euro 20
(su: www.amazon.co.uk)

Un genitore costruirà un attaccamento sicuro con suo figlio se sicuro è stato l’attaccamento con il proprio genitore: un destino tracciato e immutabile nel tempo e nelle generazioni. È questa la trasmissione intergenerazionale dell’attaccamento ed è stimata essere presente nel 75% dei casi. Un attaccamento sicuro, inoltre, è associato a migliori competenze sociali, una migliore relazione con i pari e i genitori, una migliore esperienza di adolescenza e con il partner in età adulta, rispetto a chi ha costruito un attaccamento insicuro. In somma, un destino felice o drammatico che si definisce nei primi mesi di vita e sembra mantenersi indelebile per tutta l’esistenza. È possibile ribellarsi a questo phatos da tragedia greca? Per Marinus van Ijzen doorn e il suo gruppo del Centro di studio sulla famiglia e il bambino dell’Università di Leida non c’è dubbio: si possono spezzare le catene di una difficile relazione genitore-figlio agendo sulla sensibilità del genitore (parent sensitivity), ossia sulla capacità dei genitori di percepire i segnali del bambino e di rispondere a essi in modo adeguato; inoltre, lavorando sulla rappresentazione mentale dei genitori riguardo alla loro esperienza di attaccamento (parent attachment rappresentation). Interventi molto complicati, complessi o associati a lunghe psicoterapie? No, perché interventi brevi di quattro-otto incontri domiciliari, utilizzando una videocamera per registrare le normali attività di famiglia e rivedendole insieme ai genitori ridiscutendo i comportamenti con gli operatori (video feedback) sono risultati essere molto efficaci nel modificare la sensibilità del genitore e l’attaccamento infantile. Una revisione sistematica di ottantotto diversi tipi d’intervento confermano che agire sulla base della teoria dell’attaccamento con un intervento breve è meglio: less is more, nelle parole degli Autori. Tra i numerosi studi riportati, segnaliamo anche un’esperienza tutta italiana su bambini pretermine o con dermatite atopica. Degno di nota, nell’undicesimo capitolo, uno studio, sempre applicando il video feedback, su 237 bambini di 1-3 anni con comportamento oppositivo o aggressivo, associato a un modello di disciplina educativa di tipo autoritario e coercitivo. Nell’intento di favorire una migliore relazione genitore-figlio i ricercatori olandesi hanno proposto la lettura ad alta voce con il risultato misurabile di un sensibile miglioramento dello stile educativo dei genitori e con la riduzione dell’aggressività dei bambini. Una nuova opportunità per “Nati per Leggere”.
Costantino Panza

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