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02 Mag 2011
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La triste storia dell’Italia che non legge

Giovanni Solimine
L’Italia che legge
Laterza, 2010
pp. 171, euro 12

Giovanni Solimine è professore presso l’Università di Roma e ci dà in questo libretto la situazione della lettura in Italia esaminando le indagini sul settore comparse recentemente. Qui se ne darà solo un resoconto molto parziale. Ogni anno si pubblicano in Italia 60.000 libri: 20% scolastici, 68% per adulti, 12% per ragazzi. Per il 15% trattasi di libri di narrativa contemporanea, l’8% di classici. Il 20% del totale è traduzione da altre lingue, di cui metà dall’inglese; rispetto al cinema, la letteratura è molto meno “colonizzata”.
Il prezzo medio è di 20 euro, aumentato di pochi centesimi dal 2005. La tiratura media per titolo è di 3500-4000 copie. Negli anni ’90 si tiravano in media 6200 copie per titolo. Poi gli editori hanno cercato di stimolare la domanda immettendo nel mercato un numero maggiore di titoli (il 62% è in prima edizione) riducendo in tal modo il mercato potenziale di ognuno.
Sarà stata una scelta felice? Sarà stata fatta per espandere il mercato del libro, anche a scapito della qualità, o per promuovere la lettura conquistando quote di lettori?
Il numero medio di titoli/1000 abitanti non è diverso dai Paesi europei, tranne Regno Unito e Spagna che hanno mercati linguistici molto ampi. Gli occupati nel campo del libro, che fattura circa 3,5 miliardi di euro, sono 40.000.
Mondadori (che possiede Sperling e Kupfer, Frasinelli, Einaudi, Piemme, Electa) è il leader di mercato (29%). Rizzoli ha il 13,6%, Longanesi l’8,5%, Giunti il 5,4%. I lettori: ci sono 31 milioni di persone di età superiore ai 6 anni che non leggono; 25 milioni (45,1%) leggono almeno 1 libro per anno, il 44,9% legge da 1 a 3 libri. A leggere 1 libro al mese sono circa 4.000.000 che di fatto garantiscono metà delle vendite e la sopravvivenza del mercato.
I dati degli ultimi 10 anni sono sostanzialmente fermi a questo 45%. In UE la media è del 71%. Eravamo al 16% nel 1965 e al 37% nel 1988.
Leggono più le donne: sono il 52% contro il 38% dei maschi, il 65% dei ragazzi fra gli 11 e i 14 anni.
C’è quindi una difficoltà a mantenere un contatto con la lettura nel 20% degli Italiani quando passano dalla preadolescenza all’età adulta.
Di più: nella fascia di età fra i 6 e i 10 anni i lettori sono 3.200.000 che scendono a 1.500.000 nell’età tra gli 11 e i 14 anni.
E prima dei 6 anni? L’ISTAT sa poco dell’età prescolare, nulla sotto i 3 anni e quindi nulla di NpL, le cui indagini statistiche, pur abbastanza diffuse dal Progetto, non sono citate nel libro.
Da dove vengono i libri letti dai ragazzi? Nel 2005 il 20%, per i ragazzi di 11-14 anni, veniva dalle biblioteche; oggi siamo al 15,9%. Fra i 15 e i 17 anni si è scesi dal 12,6 al 7,7% contro un utilizzo complessivo di tutta la popolazione dell’11,7%.
La scuola non ha radicato sufficientemente nei ragazzi il piacere di leggere? I libri più letti (50% delle vendite) sono di narrativa prevalentemente italiana, la saggistica il 10%. Tra i ragazzi, le femmine leggono romanzi in misura tripla rispetto ai maschi che leggono molto di più libri umoristici.
Molti altri dati sono portati sulla distribuzione delle biblioteche nel territorio nazionale, sul loro utilizzo e sulle scelte dei lettori, sull’identikit del lettore e del non lettore, sui rapporti libri e televisione, libri e premi letterari e molto altro. Un libro per capire.
Giancarlo Biasini

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