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01 Ago 2011
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L’antica Romagna alla ricerca della salute

Giancarlo Cerasoli, Brunella Garavini 
Guarì Guaròss
Riti e rimedi della medicina popolare in Romagna
La Mandragora, 2010
pp. 382, euro 18

Diciamo subito che il titolo Guarì Guaròss (guarisca la pelle e l’osso) è l’inizio di una filastrocca che le madri recitavano, o cantavano, ai loro bambini per consolarli quando si erano prodotti qualche ferita o contusione. Oggi la letteratura di NpL ci dice che la voce della madre fa passare il dolore all’istante. Si tratta di un volume dal taglio enciclopedico in cui gli Autori (i coniugi Cerasoli) hanno raccolto tutto ciò che si poteva trovare sulla medicina popolare romagnola e sui suoi tentativi di difendere la salute fisica e mentale della popolazione. Le notizie sono state raccolte longitudinalmente in grossi capitoli classificativi che partono dal prenatale (gravidanza, parto e poi allattamento), passano per la prevenzione e le prime cure del neonato, per arrivare alle malattie del bambino e procedere fino alla patologia dell’intero ciclo della vita. È straordinario accorgersi
dell’attenzione con cui la medicina popolare ha cercato di coprire con i suoi rimedi ogni possibile affezione e ogni problema di salute. Nulla, insomma, di ciò che attualmente affolla gli ambulatori, comprese le malattie inventate e forse di origine magica come il malocchio e la caduta dell’anima, nasce oggi. Al contrario ha sempre fatto parte dell’antropologia: dalla calvizie al seno piccolo, dalla sudorazione eccessiva alla balbuzie, alle lentiggini, all’impotenza e alla sterilità, al mancinismo e alla stitichezza. Che lo stigmatizzato “banale quotidiano” abbia preceduto la gratuità delle prestazioni? Per ognuno di questi problemi la medicina popolare ha escogitato un suo rimedio; né le soluzioni della medicina ufficiale del tempo potevano molto di più. Tutto questo può forse oggi muovere all’ironia o più propriamente, per chi scrive, alla meraviglia, ma gli Autori di questo lavoro colossale, nelle sue 382 pagine, tutto raccolgono con la puntuale serietà degli studiosi senza fornire interpretazioni dei comportamenti, ma solo per fare conoscere le tradizioni popolari di una piccola terra con un suo dialettolingua nel quale le tradizioni sono state conservate.
La rilevazione delle fonti ha, quindi, un carattere squisitamente scientifico, accresciuto dalla contestualizzazione della fonte da cui le notizie sono state ricavate: ci sono 60 pagine di note e 17 di bibliografia. Il tratto enciclopedico del volume non consente naturalmente una lettura lineare, ma lo riserva alla consultazione delle singole voci a mano a mano che la curiosità del lettore cresce.
Giancarlo Biasini

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