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01 Ago 2011
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Le basi biologiche delle attività musicali

Simone Dalla Bella et al.
The Neurosciences and Music III.
Disorders and Plasticity Annals of The New York Academy of Sciences, volume 1169,
Blackwell, Boston 2009
pp. 569, $ 150,00

Il volume contiene una selezione di contributi presentati al terzo Congresso “Neuroscienze e musica” promosso dalla Fondazione Mariani, che si è tenuto nel giugno 2008 all’Università McGill di Montreal. Il titolo del convegno, “Disordini e plasticità”, riassume il filo conduttore dei diversi interventi che indagano il modo in cui le funzioni musicali dipendono dall’attività e dalla struttura del cervello e al tempo stesso le modificano.
In questo ambito diverse ricerche si propongono di suggerire alcune possibili relazioni fra le scoperte della ricerca di base e le loro applicazioni in campo clinico, nella riabilitazione e nella terapia di malattie come l’Alzheimer o nel trattamento di disordini cognitivi. Il testo, non di facile lettura, si rivolge in primo luogo a studiosi e ricercatori in campo neurologico, ma può essere utile anche a musicoterapeuti e insegnanti che vogliano aggiornarsi sulle ultime acquisizioni in questo settore e ricevere indicazioni e spunti per nuove strategie di intervento. Ogni contributo presenta un abstract e un paragrafo sintetico di conclusioni, che permettono una rapida consultazione dei temi e dei risultati delle  ricerche.
Gli studi chiariscono le basi biologiche dell’attività musicale, cioè la presenza di aree specificamente preposte ad alcune funzioni. D’altro canto emerge con evidenza in tutti gli aspetti affrontati (ritmo, intonazione, memoria, rapporto musicaemozioni ecc.) che le esperienze con la musica attivano sempre reti neurali complesse, le quali di volta in volta coinvolgono diverse aree non solo corticali (motorie, linguistiche ecc.), ma anche subcorticali e limbiche, confermando l’intuizione empirica che uno dei punti di forza della musica risieda proprio nella sua capacità di connettere il piano cognitivo con quello affettivo e motorio. Una tale complessità neurale non può che avere influenze rilevanti sulla plasticità cerebrale: diversi studi, con implicazioni evidenti sia sul piano educativo che terapeutico, sottolineano come l’attività musicale sistematica produca modifiche sostanziali nel funzionamento cerebrale, creando attivazioni più ampie e connessioni più stabili fra le diverse aree.
Anna Maria Freschi
(da “Musica Domani”)

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