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01 Nov 2011
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Il canto della madre per la sopravvivenza del cucciolo

Dean Falk
Lingua madre
Cure materne e origini del linguaggio
Bollati Boringhieri 2011
pp. 284, euro 18

È ormai celebre l’affermazione di Steven Pinker, psicologo evoluzionista e linguista al MIT di Boston, sulla musica come un dolcetto, inutile orpello sulla strada della storia della specie umana. Un pennacchio evolutivo, la musica, che tuttavia da pochi anni ha conquistato gli interessi di molti neuroscienziati, antropologi e biologi. Perché la musica impegna gran parte delle nostre facoltà intellettive ed è in intimo collegamento con le strutture cerebrali più antiche e cruciali per l’uomo, quelle coinvolte al senso di gratificazione verso il cibo e il sesso se non serve alla nostra sopravvivenza? E perché il neonato e il feto sono in grado “naturalmente” di distinguere, decodificare, riconoscere e memorizzare melodie, tonalità, ritmi e contenuti emotivi di canti e prosodie materne, se queste abilità non sono riconosciute dalla nostra storia evolutiva?
Da alcuni anni sono state proposte diverse teorie e ipotesi per colmare questa grande lacuna nella storia della nostra specie ed è in questo solco che Dean Falk, antropologa e specialista dell’evoluzione del cervello, porta il suo contributo. Il maternese (Baby Talk o Infant Di rected Speeching nel linguaggio dei ricercatori) sarebbe stata la molla che ha migliorato la sopravvivenza dei nostri cuccioli. In altre parole, le vocalizzazioni o veri e propri canti delle madri avrebbero favorito la vicinanza del bambino alla mamma quando, nel tempo profondo dell’evoluzione, abbiamo iniziato a camminare bipedi e, senza più peli, i nostri bambini non potevano rimanere aggrappati al corpo degli adulti nei primi anni di vita. Quando impossibilitati a tenere in braccio il piccolo, a causa dell’impegno nella raccolta del cibo, il bambino veniva appoggiato a terra e rimaneva a contatto con la madre attraverso questo particolare protolinguaggio, successivamente sviluppatosi come vera e propria lingua. Una lettura molto ricca di informazioni e citazioni bibliografiche da non perdere soprattutto per l’interesse verso “Nati per la Musica” o per chi vuole assaggiare un po’ di antropologia evolutiva. La grande originalità di questa proposta, in realtà, è quella di aver posto il bambino, così fragile e indifeso, come motore principale nella storia evolutiva dell’uomo. Quasi tutte le ipotesi sulla storia umana sono basate sul successo riproduttivo o sulla sopravvivenza dell’adulto, ma Dean Falk rovescia questa visione indicando il bambino come il centro intorno a cui ruota il destino della nostra specie.
I bambini come propulsori della nostra evoluzione. Madri e figli come fondamento ineludibile del nostro passato.
Costantino Panza