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01 Nov 2011
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La medicina non è una scienza. Cosa altro è?

Giorgio Israel
Per una medicina umanistica
Lindau, 2010
p. 91, euro 12

Giorgio Israel insegna Storia della matematica alla “Sapienza” di Roma e ha esplorato il ruolo della scienza nella storia della cultura. Naturalmente da matematico.
La tesi di questo libretto è che la medicina non abbia le caratteristiche per definirsi una scienza “esatta”, “oggettiva”. Il che, in verità, si è sempre saputo, anche se è intellettualmente assai bello seguire l’Autore nel suo ragionamento. La sostanza è che (si perdoni la semplificazione) non esiste una differenza quantitativa fra normalità e patologia ed è possibile giungere a una identificazione di una anormalità cellulare, e forse genetica, ma non a una anormalità molecolare nella cellula patologica rispetto alla sana. E, d’altronde, è fondamentale ricordare che non esiste patologia nelle scienze esatte: nessun moto riesce a essere patologico a pena di non essere moto. Se fosse una scienza esatta esisterebbe una analogia meccanicistica fra l’uomo e la macchina e la malattia si avvicinerebbe a una macchina rotta da riparare. Neppure la supposta analogia cibernetica del cervello con il computer, secondo la quale il cervello funziona come un calcolatore, ha retto alla critica: il cervello è capace, da solo, di sviluppare nuove strategie perché è capace di produrre pensiero anticipando gli eventi. Quindi la macchina umana è in grado di autoregolarsi (omeostasi) e la morte è la fine di questa capacità. Una macchina riparata da un abile meccanico funziona come prima, il che a un uomo guarito quasi mai accade. La “riparazione” qui non rappresenta – se non in una età della vita – una integrale restitutio ad integrum anatomofisiologica. Manca al guarito sempre qualcosa, piccolo o grande, del precedente stato, ma questo non gli vieta di condurre una vita normale. Di restitutio ad integrum, in realtà, si parla perché si verifica un aggiustamento fra la coscienza del malato e il suo organismo. Il guarito “si sente” come prima, ma non è come prima. Astrarre dalle caratteristiche personali del malato significherebbe disperdere informazioni utili alla sua salute. Egli può sentirsi infatti sano anche se un po’ malato o meglio non eguale a prima. L’aggiustamento se lo fa da solo o con l’aiuto del medico, e del resto una persona definita malata (con dei livelli altissimi di colesterolo) si sente sana fino a quando non sa, e forse ancora dopo, perché una definizione “quantitativa” della salute non è possibile. Neppure la famosa definizione dell’OMS è infatti realmente misurabile. La medicina deve quindi adottare, o tornare a un approccio qualitativo che stia soprattutto in un rapporto umano fra le persone. Come definire, allora, le caratteristiche della medicina fra arte, tecnica e scienza? Essa è scienza, una tecnica che utilizza tutte le scienze e le arti. È la scienza o l’arte della vita.
Giancarlo Biasini

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