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12 Dic 2011
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Pediatri Acp, baby food industriale piu’ sicuro? ‘No’ alla disinformazione

Un invito anche a rivalutare i prodotti a filiera corta

ultimo aggiornamento: 10 dicembre, ore 17:54

L’associazione:
Non e’ scientificamente provata la maggiore qualita’ degli alimenti industriali specifici per l’infanzia e per la nutrizione dei bambini rispetto ai prodotti naturali
Roma, 10 dic.- (Adnkronos/Adnkronos Salute) 
La maggiore qualità e sicurezza del baby food industriale rispetto ai prodotti naturali non sono scientificamente provate. Lo sostiene l’Associazione culturale pediatri (Acp) che si dissocia dalle “raccomandazioni sui vantaggi degli alimenti industriali specifici per l’infanzia per la nutrizione dei bambini, recentemente diffuse in un depliant per le famiglie dalla Federazione italiana medici pediatri (Fimp)”, si legge in una nota Acp. Nel depliant si legge che: “Il 50% della frutta fresca contiene livelli di pesticidi non idonei all’alimentazione infantile” e che: “Il 35% del grano in Italia contiene residui di pesticidi troppo elevati per l’alimentazione infantile”. Per l’Acp i dati riportati da Fimp nel comunicato a supporto della validita’ di queste affermazioni sono ampiamente discutibili.
I pediatri dell’Acp:
1) intendono rassicurare e incoraggiare tutti quei genitori che, intorno al sesto mese di vita, ricorrono all’alimentazione complementare a richiesta del bambino, utilizzando gli alimenti che essi stessi assumono;
2) ribadiscono l’importanza di un’adeguata informazione ai genitori per un’alimentazione salutare per tutta la famiglia e si impegnano a realizzare campagne di stampa ad hoc;
3) incoraggiano una dieta ricca di frutta, verdura e vegetali per tutta la famiglia, ricorrendo quando e’ possibile ai prodotti a filiera corta e in questo caso spesso anche biologici (anche ricorrendo alla partecipazione a gruppi di acquisto solidale, i cosiddetti Gas). 
E ancora:
4) ritengono che l’assunzione di cibi industriali penalizza la cultura del cibo propria delle diverse popolazioni e delle diverse famiglie attraverso la delega a ‘terzi piu’ esperti’ anche del semplice atto del nutrire il proprio figlio;
5) si impegnano a continuare a battersi per sensibilizzare gli enti preposti alla sicurezza alimentare per migliorare sempre di piu’ le leggi e i regolamenti, insieme anche alle associazioni a tutela dei consumatori; 
6) ritengono che le azioni di advocacy per mettere a tavola cibi sicuri rientrano nel piu’ vasto capitolo della salvaguardia dell’ambiente, obiettivo prioritario di salute pubblica. Gli interventi devono essere ‘politici’ e devono ricadere su tutta la popolazione, con inclusione ovviamente delle fasce piu’ vulnerabili (feti ed embrioni compresi);
7) mettono in risalto che la promozione dei cibi dell’industria per i bambini penalizza le famiglie meno abbienti, e peggiora la qualita’ dell’ambiente attraverso la moltiplicazione dei rifiuti da imballaggio e il loro smaltimento e il trasporto attraverso i territori. 
Infine, l’Acp ritiene che, nell’ambito del generale principio di trasparenza, “documenti di questo genere comportino – come accade in tutto il mondo – la necessita’ di dichiarare la fonte di finanziamento alla base della campagna di informazione“.
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