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02 Feb 2012
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Il pediatra è un diritto e non solo fino a 6 anni

42-21106378-Addio pediatra: compiuti i 7 anni, tutti i bambini potrebbero passare d’ufficio al medico di medicina generale. La proposta shock non arriva dal Ministero, per il momento si tratta diun’ipotesi contenuta nella bozza di Riordino delle cure primarie firmata dai Direttori Generali degli Assessorati alla Sanità.
Tanto che il governo ha subito preso le distanze: “Nel documento ministeriale questa ipotesi non è assolutamente prevista, né risulta che il documento sia stato trasmesso al Ministero e che esista una sua validazione politica da parte delle stesse Regioni”. Anche perché, appena iniziato a circolare, ha suscitato reazioni a dir poco indignate. Prima di tutto dai pediatri schierati in blocco, ma a seguire anche tra i genitori che in rete hanno commentato con migliaia di post.
La motivazione: i pediatri sono pochi (e costano un po’ di più)
La “Proposta delle Regioni per il Patto per la Salute” affronta il tema della pediatria di Libera Scelta al punto 10. Visto che numerose aree del territorio nazionale soffrono di una carenza di pediatri e le regioni sono costrette a incrementare significativamente il numero dei minori in carico ai Pediatri di Libera Scelta, vanno modificate le norme assegnando ai pediatri unicamente i bambini da 0 a 6 anni. E trasferendo gli assistiti al compimento del settimo anno ai Medici di Medicina Generale. Il ragionamento sarebbe questo: già oggi ai 7 anni di età si può scegliere l’assistenza del medico dei grandi, inoltre i pediatri sono pochi e costano di più, anche se di poco, dei medici di medicina generale. Quindi la soluzione è togliere ai pediatri la metà degli under 14. Peccato che tutto ciò vada a scapito delle fasce più deboli: chi se lo può permettere porterà i bambini dal pediatra privato. Chi invece no, riceveràun’assistenza generica e non più specializzata.
UGAZIO-ALBERTO-
Così il primato della pediatria italiana sarebbe a rischio
C’è chi spera si tratti di un’ipotesi priva di fondamento e chi la definisce una follia, ma il rinnovo del Patto per la Salute 2013-2015 è tra le priorità del governo e il Riordino delle cure primarie riguarderà anche l’area pediatrica. “Per riformare ci vuole una maggiore riflessione responsabile: ormai si è chiarito che l’iniziativa non è del ministero, ma è molto preoccupante che chi si occupa di sanità possa avanzare proposte così inverosimili“, commenta Alberto Ugaziopresidente della SIP, Società Italiana di Pediatria. “L’Italia figura al primo posto nella classifica OMS per l’assistenza pediatrica e i risultati si vedono: tutti gli indicatori di salute dei nostri bambini sono tra i primi al mondo”. Un sistema che, di fatto, sarebbe smantellato se la proposta delle Regioni diventasse realtà.
Mele-Giuseppe2-Le alternative per migliorare davvero l’assistenza
“Si tratta della proposta scellerata di un tavolo tecnico, da cui la politica per fortuna ha preso le distanze: ma non per questo bisogna abbassare la guardia”, afferma Giuseppe Mele, presidente della FIMP, Federazione Italiana Medici Pediatri, che ha inviato una lettera di protesta indirizzata al ministro della Salute, “E’ una proposta da dilettanti: invece di risolvere il problema della carenza dei pediatri, lo acuisce. Invece di diminuire la spesa sanitaria, la aumenta perché cresceranno le ospedalizzazioni. In cantiere vi sono molte proposte per migliorare l’assistenza pediatrica a cui si sta lavorando da anni, a partire dalle scuole di specializzazione che dovranno fornire più pediatri“. Siani-Paolo-La pediatria va riformata, nessuno lo mette in dubbio. Ma non così. “La proposta contenuta nella bozza di riordino è davvero sorprendente”, commenta Paolo Siani, presidente dell’ACP, Associazione Culturale Pediatri, “Altre sono le misure da adottare nell’intento di far fronte alla futura carenza dei pediatri che sembra animare il provvedimento: lachiusura dei piccoli ospedali, la promozione della pediatria di gruppo, l’integrazione socio-sanitaria”. Tutto fuorché togliere ai bambini il diritto universale di avere un pediatra.
Articolo di Chiara Sandrucci                                Febbraio 2012
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