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02 Feb 2012
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Intervento del presidente dell’ACP sulla proposta di riordino delle cure primarie

La proposta contenuta nella bozza di riordino delle Cure Primarie che è stata diffusa in questi giorni sulla stampa nazionale, anche se rappresenta solo il pensiero di alcuni tecnici regionali della Sanità, come ha precisato il Ministero della salute, resta comunque una proposta davvero sorprendente.

Ha ragione il prof Ugazio «E’ una proposta sbagliata, fuorviante e pericolosa».


Vogliamo qui sollevare solo alcune delle incongruità:

1) L’assistenza pediatrica secondo noi andrebbe estesa fino a 18 anni, comprendendo l’età adolescenziale che al momento é terra di nessuno e che invece é un’età in cui i ragazzi e le ragazze hanno bisogno di un punto di riferimento che oggi trovano spesso nel loro pediatra con cui hanno instaurato ormai nel tempo un rapporto di fiducia;

e i pediatri sono pronti, perché formati culturalmente, ad accogliere, a riconoscere e a curare i disagi di quest’età che vanno dal rischio di tossicodipendenze, alla dipendenza da internet, agli squilibri alimentari, all’abuso di alcool.

2) Da sempre abbiamo proposto e difeso l’approccio globale al bambino, approccio dedicato non solo alla diagnosi e cura di problemi di salute contingenti, ma focalizzato anche e soprattutto alla promozione del benessere della maternità, dell’infanzia e dell’adolescenza.

E il pediatra ha sviluppato in questi anni competenze specifiche (grazie ai corsi di formazione e alle riviste prodotte anche dall’ACP) che i nostri colleghi di medicina generale non possiedono.

3) Il disagio psico-sociale, le disabilità in età evolutiva, congenite ed acquisite, le malattie croniche, rappresentano per il sistema assistenziale una delle sfide più rilevanti e ancora oggi affrontate in modo non del tutto adeguato, per scarsa tempestività, precocità e appropriatezza degli interventi, per frammentazione dei servizi sanitari e per mancata integrazione dei servizi sanitari-sociali-educativi.

Per queste situazioni occorre un intervento che deve essere necessariamente integrato e multi professionale e il pediatra ha imparato a stabilire connessioni e ad occuparsi di queste problematiche in maniera integrata, ed è una delle poche figure professionali del servizio sanitario nazionale che é in grado di dare risposte concrete a tali problematiche e soprattutto a queste famiglie.

4) Un tale provvedimento che ha alla base ragioni economiche siamo certi che non porterà a nessun risparmio, perché di fronte a situazioni cliniche non chiare le famiglie stesse ricorreranno più spesso al PS pediatrico ospedaliero con possibile aumento dei ricoveri impropri e un conseguente incremento dei costi complessivi.

5) Inoltre in Italia è stata del tutto smantellata e resa priva di contenuti la pediatria di comunità con i consultori familiari proprio perché c’erano i pediatri di famiglia.

Sarebbe un vero peccato, per un ipotetico e molto improbabile risparmio, rinunciare alla professionalità e alle competenze dei pediatri. E del resto se abbiamo formato e continuiamo a formare nelle nostre università degli specialisti è ragionevole utilizzarli al meglio.

Altre sono le misure da adottare per far fronte alla futura carenza dei pediatri che sembra animare il provvedimento: la chiusura dei piccoli ospedali, la promozione della pediatria di gruppo, l’integrazione socio-sanitaria.

Ma di questo l’ACP ha già parlato con proposte concrete (Medico e Bambino 2002;21:585-587) ed è pronta a un confronto con le altre società scientifiche e sindacali dellapediatria e con il Ministero per garantire una migliore assistenza ai bambini italiani senza ulteriori aggravi economici.

Paolo Siani

Presidente ACP

Direttore UOC Pediatria AORN Santobono-Pausilipon, Napoli

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Ci sono 13 commenti:

  1. Anonimo - 12 Feb 2012 9:27 AM

    Peggiorando realisticamente le condizioni economiche nel prossimo futuro peggioreranno le condizioni di salute dei bambini di cui aumenterà morbosità e mortalità anche perché sempre realisticamente i tagli in sanità andranno ad intaccare fortemente l’offerta dei servizi né le specialità avranno soldi per fare specialisti che in Italia sono più che altrove.
    Forse la proposta della assistenza 0-6 è in questa luce la più realistica e la più utile perché è qui che si decide il futuro del bb., quanto ai dopo i 8-9 anni realisticamente i pediatri di base i loro assistiti non li vedono quasi più e tanto meno gli adolescenti,sui quali enfatizziamo assai la competenza del pediatra di base, competenza teorica se ce l’ha, perché i pediatri di base che vedono adolescenti nei loro ambulatori li devo ancora conoscere,mi correggo uno lo conosco è Franco Mazzini che però guarda caso gli adolescenti riesce a vederli non nel suo ambulatorio di pediatra di base ma in quello pubblico del Consultorio Familiare.
    Ma a parte tutto non ci sono dati in giro sulla media di visite al bb per età da parte del pediatra di base? Vedere per credere.
    Francesco Ciotti

  2. Anonimo - 12 Feb 2012 9:28 AM

    Caro Paolo,
    ho letto il tuo documento, mi sembra ben fatto e ragionevole. Il punto 5 è un po’ troppo “tranchant”:sarebbe stato meglio inerire qualche avverbio che attenuasse l’affermazione che – ad esempio da noi in Cesena – non corrisponde al vero perché c’è una stretta collaborazione fra la PdF e la PdC.
    Ciao e buon lavoro,
    Arturo Alberti

  3. Anonimo - 12 Feb 2012 9:28 AM

    Se la pediatria è la branca della medicina che si occupa dello sviluppo fisico e psichico del bambino, se dobbiamo accettare questa incontrovertibile verità, allora dobbiamo accettare un’altra verità anch’essa incontrovertibile: il pediatra deve essere il medico del bambino-adolescente fino al completamento del suo sviluppo fisico e psichico, almeno fino al compimento del 18° anno di età ,come ha scritto il presidente Siani. Non è vero che l’età dai 6 ai 14 anni è un’età di cui possono occuparsi i medici dell’adulto, per un motivo semplicissimo: il bambino non è un uomo in miniatura ma un individuo in continuo sviluppo. Non vi sono dubbi che l’età più “delicata” del bambino è quella che va da 0 a 3 anni, ma è anche vero che a 6 anni compare il primo molare definitivo e a 6-7 anni i bambini incominciano a manifestare in pieno i disturbi dell’apprendimento, del comportamento e il ritardo mentale lieve, la forma più frequente di ritardo mentale.
    A 8-10 anni si deve decidere se il piede piatto si deve operare. Dai 10 ai 14 anni si ha il picco di velocità di crescita e le ragazze incominciano a manifestare i primi sintomi dell’anoressia nervosa e a questa età si manifesta la scoliosi. Potrei continuare, ma la verità incontrovertibile è che il bambino dai 6 ai 18 anni è un organismo in formazione ed in evoluzione, non è un piccolo uomo di cui si può occupare il medico dell’adulto, è un organismo in continua crescita fisica, psichica, emotiva e sociale e per questo motivo ha bidogno di uno specialista e questo specialista si chiama PEDIATRA DI FAMIGLIA.
    Giù le mani dai bambini dai 6 ai 14 anni! Sempre!
    Angelo Spataro

  4. Anonimo - 12 Feb 2012 9:29 AM

    Caro Paolo,
    non si può non condividere il tuo pensiero e siamo tutti d’accordo, almeno credo, che la tutela della salute dei minori (e non dei bambini…) spetta al Pediatra. E’ anche vero, però, che l’attuale organizzazione della Pediatria extraospedaliera ed ospedaliera non va più bene e va adattata ai bisogni nuovi di salute della popolazione: continuità assistenziale pediatrica, setting assistenziali ospedalieri alternativi al ricovero ordinario (DH, DS, OBI, OT ecc). E’ indubbio che un migliore filtro territoriale consentirebbe un meno numeroso accesso in ospedale con un miglioramento dell’intera filiera assistenziale successiva. E’ giusto che le Società e le Associazioni di Pediatri si facciano carico di sottoporre agli organi istituzionale le migliori proposte per fare funzionare meglio l’assistenza Pediatrica in Italia.
    Saluti affettuosi
    Enzo Tipo

  5. Anonimo - 12 Feb 2012 9:31 AM

    A proposito della proposta di ridurre a 0-6 anni le scelte del pediatra: secondo me è folle, perché significherebbe aumentare a dismisura l’indotto di visite specialistiche, nonché offrire un servizio pessimo ai ragazzi. La proposta seria che andrebbe fatta da una società culturale sarebbe di lasciare i ragazzi ai pediatri come adesso, ma ridurre la quota capitaria dei bambini sopra i 6 anni, perché, onestamente, pesano molto meno! Ma noi non contiamo nulla e figurati se il sindacato sosterrebbe una simile scelta INTELLIGENTE!!!! Il rischio sarà che tanto prima o poi i politici realizzeranno quello che vogliono, fregandosene di quello che è meglio.
    Luisa Marolla

  6. Anonimo - 12 Feb 2012 9:32 AM

    Ne avevo già parlato con Luisa e sono d’accordo con la sua proposta
    Lucia Oliviero

  7. Anonimo - 12 Feb 2012 9:32 AM

    Sarebbe opportuno che l’ACP facesse un comunicato (se ne parla da tanto tempo in ACP), spiazzando quello che SIP (il sindacato italiano dei bambini!?!?!?!?!!! ma per favore!) vuole dire.
    Federico Marolla

  8. Anonimo - 12 Feb 2012 9:36 AM

    Caro Fede,
    Siani ha già fatto il comunicato
    Lui difende a spada tratta i pdf (ha ragione) e la loro professionalità (meno ragione, anche se sui bambini siamo più preparati degli mmg… ci mancherebbe!)
    L’errore, la miopia e l’incapacità di vedere oltre il proprio orto e confine, è stato quello di avere ridimensionato e non valorizzato (anche per colpa degli stessi operatori) i consultori.
    I “sindacati” hanno difeso il “lavoro” dei propri iscritti e non un servizio “qualificato” per il bambino/adolescente è il loro mestiere, si dice!
    Bah! Il loro compito era quello di difendere la professionalità e un servizio “qualificato” per il bambino.
    By, Eliana Coltura

    Ps. Medico e Bambino 2002;21:58-59 non sono riuscita a trovare l’articolo sulle cure primarie, nemmeno su cartaceo.

  9. Anonimo - 12 Feb 2012 9:37 AM

    Completamente d’accordo con te Luisa, sei la prima che fa proposte concrete.
    In tempi di crisi finanziaria si continua a fare gran confusione sul riordino delle cure primarie pediatriche e i vari politici che si sono espressi in questi giorni non sembrano saperne granché, mentre i sindacati si agitano con argomentazioni esclusivamente corporative.
    Ma nessuno propone soluzioni al fatto che l’assetto attuale delle cure primarie pediatriche non è ulteriormente sostenibile, non è costo-efficace e non è di qualità.
    Lo stesso Ugazio ha fatto una mera difesa d’ufficio della classe pediatrica.

    Ma voi avete letto il “Libro Bianco sulla salute dei bambini”, scritto da Sip e Università Cattolica S. Cuore?
    Laura Reali

  10. Anonimo - 12 Feb 2012 9:37 AM

    Io l’ho letto, ma non ho trovato elementi molto illuminanti. Mi è sfuggito qualche cosa di importante, Laura?
    Maria Edoarda Trillò

  11. Anonimo - 12 Feb 2012 9:38 AM

    Il libro bianco SIP è di 176 pagine: è un mare magnum di cifre e dati. Manca però a mio avviso quello che era presente nei report sullo stato di salute del bambino che faceva Tamburlini e che è presente in genere nei documenti OMS: azioni concrete da proporre, che siano fattibili in base alle risorse disponibili.

    Per quanto riguarda la posizione Acp sull’argomento pediatria 0-6 anni ecco il link al blog di Quaderni Acp.
    http://quaderniacpnews.blogspot.com/2012/02/intervento-del-presidente-dellacp-sulla.html

    Laura Reali

  12. Anonimo - 12 Feb 2012 9:38 AM

    Il libro bianco SIP, che ho letto, come dicevi anche tu, manca della parte essenziale delle proposte.
    Fa la fotografia dell’esistente. Buono come riassunto, base di partenza ma nulla di più.
    Per le parti che conosco meglio niente di nuovo.
    Buona giornata!
    Maria Edoarda

  13. Anonimo - 12 Feb 2012 9:39 AM

    Ok, comunque il link giusto di M&B citato sul comunicato stampa di Siani è: http://www.medicoebambino.com/?id=0209_585.pdf
    Laura