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06 Feb 2012
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Pediatri ACP: alt al depotenziamento, l’assistenza pediatrica andrebbe estesa dai 14 ai 18 anni perché oggi l’adolescenza è “terra di nessuno”

I risparmi non vanno fatti sulla salute dei bambini: i pediatri dell’Associazione Culturale Pediatri si uniscono al coro unanime delle organizzazioni dei professionisti impegnati nell’assistenza pediatrica che hanno definito la proposta: «Sbagliata, fuorviante e pericolosa».
La proposta contenuta nella bozza di riordino delle Cure Primarie che è stata diffusa in questi giorni sulla stampa nazionale, pur rappresentando solo il pensiero di alcuni tecnici regionali della Sanità, come ha precisato il ministro della Salute Renato Balduzzi, resta comunque una proposta davvero sorprendente. In negativo.
Per questo l’ACP propone una serie di spunti di riflessione:
 L’assistenza pediatrica secondo noi andrebbe estesa fino a 18 anni, comprendendo l’età adolescenziale che al momento è “terra di nessuno”.
I ragazzi e le ragazze proprio nell’adolescenza hanno bisogno di un punto di riferimento, al di fuori della famiglia, che può essere proprio il pediatra con cui hanno instaurato nel tempo un rapporto di fiducia. In uno scenario del genere, i pediatri sono pronti, perché formati culturalmente,  ad accogliere, a riconoscere e a curare i disagi di quest’età che vanno dal rischio tossicodipendenza, alla dipendenza da internet, agli squilibri alimentari, all’abuso di alcool.
 ACP difende da sempre l’approccio globale al bambino.
Questo significa un approccio aperto e aggiornato, non limitato alla diagnosi e alla cura di problemi di salute contingenti, ma focalizzato anche e soprattutto alla promozione del benessere della maternità, dell’infanzia e dell’adolescenza.
Il pediatra ha sviluppato in questi anni competenze specifiche – che vanno oltre l’aspetto delle cure – che i medici di Medicina Generale non possiedono, perché ambito privilegiato degli specialisti in Pediatria.
• Disagio psico-sociale, disabilità nell’età evolutiva, malattie croniche: sono tuttora sfide rilevanti e mai affrontate in modo del tutto adeguato dalla Sanità pubblica. Per rispondere alle famiglie, il pediatra ha imparato a occuparsi di queste criticità in modo completo e integrato.
 Depotenziare la pediatria non porterà a nessun risparmio, perché le famiglie affolleranno i pronto soccorsi, con aumento dell’inappropriatezza degli accessi e dei ricoveri in ospedale.
In Italia è stata del tutto smantellata e resa priva di contenuti la pediatria di comunità nei consultori familiari, che invece potrebbe essere riattualizzata.
In conclusione l’Associazione Culturale Pediatri chiede alla politica un’attenzione diversa al tema delle cure dei più giovani, e una maggiore apertura verso la Pediatria che già soffre di una pesante carenza negli organici di tutte le Regioni.
Paolo Siani – Presidente ACP
Direttore UOC Pediatria AORN Santobono-Pausilipon, Napoli
  
Per informazioni:
Lucilla Vazza – Ufficio stampa ACP
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