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17 Mar 2012
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Balduzzi, lavorare per ridurre disuguaglianze

Renato Balduzzi
Ridurre le disuguaglianze, sostenere la povertà, garantire la portabilità del diritto alla salute su tutto il territorio e migliorare la continuità sanitaria. Quattro obiettivi che per essere realizzati richiedono interventi nei capitoli di cure primarie, politiche sociali e ambientali. Almeno, questa è la ricetta per migliorare il Ssn esposta dal ministro della Salute, Renato Balduzzi, nel corso di un convegno a Napoli.
«La soluzione» ha spiegato Balduzzi «non deve essere più ospedale, ma un continuum tra sanità territoriale, politica sociale, ambiente, urbanistica e ordine pubblico. Occorre anche dedicare uno spazio tra i progetti obiettivi del piano sanitario nazionale per il superamento delle disuguaglianze e la povertà di alcune aree, una proposta che è già stata accolta con favore dalle Regioni incontrate di recente per il riparto dei fondi». D’altra parte, siamo arrivati a un punto in cui «non bisogna sbagliare risposta rispetto ai problemi della sanità». L’Italia «ha grandi disuguaglianze. La discussione per il 2012 deve partire proprio da dove è più marcato questo problema, che non può essere ridotto alla sola povertà di risorse». Per questo, è importante «la portabilità del diritto della salute su tutto il territorio nazionale, che significa garantire livelli di assistenza uniformi in tutto il Paese». Mentre, in questo senso, una stortura da sconfiggere, invece, è la «mobilità coatta, un problema di tipo organizzativo e che penalizza, oltre ai pazienti, le tante eccellenze che lavorano nella sanità». 
Doctor 33 Venerdì, 16 Marzo 2012, 20.33 
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Ci sono 2 commenti:

  1. Anonimo - 18 Mar 2012 6:54 PM

    Parole sante che si ascoltano da anni: piu territorio e meno ospedale. Quando faremo un passo avanti per capire come il ministro vuole fare a partire cono cose concrete? Da dove vuole cominciare? Da una nuova visione dei PS? Da nuove competenze dei medici di medicina generale e di pediatria? E non ci dica “Case della salute” senza dirci cosa c’è dentro.

  2. Giuseppe Cirillo - 19 Mar 2012 9:33 AM

    Se questo viene ritenuto un obiettivo prioritario di salute, così come espresso dal ministro Balduzzi, allora è necessario innanzitutto valutarne l’entità, la distribuzione geografica, l’incidenza per le diverse variabili considerate (genere, età, nazionalità, reddito, istruzione) e mettere su un sistema di monitoraggio ordinario. A questo fine è necessario innanzitutto rilevare fondamentali variabili sociali nel sistema di raccolta delle informazioni “native” all’interno del sistema sanitario, ed informazioni di salute all’interno del sistema informativo sociale ed ambientale.
    Le azioni per ridurre le disuguaglianze nella salute sono quelle che affrontano i determinanti sociali ed ambientali della salute distali e prossimali, secondo un modello culturale ed organizzativo che considera la salute in modo dinamico e multidimensionale.
    Ciò significa agire in modo appropriato e quindi non medicalizzando i problemi ambientali e sociali, ma agendo su più piani e sistemi che concorrono tutti a produrre salute, nel caso dei minori quindi accrescendo il livello di istruzione soprattutto delle madri, riducendo l’inquinamento ambientale per esempio da traffico veicolare, utilizzando le leve fiscali e previdenziali per sostenere i nuclei familiari.
    L’accesso ai servizi sanitari e la qualità degli stessi rappresenta poi una delle chiavi di volta, molto interne al sistema sanitario, per combattere le disuguaglianze della salute: ciò significa offerta attiva, recupero dei non responders, investimenti massicci nella sanità territoriale e nel sistema sociosanitario che affronti in modo adeguato sia la prevenzione e promozione della salute delle donne e dei bambini in un’ottica comunitaria (i consultori) che sostenendo i nuclei familiari in difficoltà o con disagio strutturato.
    La rete ospedaliera va inoltre riqualificata in molte regioni italiane, superando definitivamente i piccoli reparti e sviluppando un’offerta di servizi di emergenza e di centri di eccellenza ragionevolmente raggiungibili da tutti i cittadini, migliorandone la qualità, l’accessibilità e l’accoglienza complessiva.
    Altro elemento di trasformazione strategico è rappresentato dalla indispensabile messa in rete dei servizi territoriali con i MMGG ed i pediatri di libera scelta relativamente alle famiglie con minori con disabilità e/o malattia cronica, in cui la diagnosi non può essere disgiunta dall’accoglienza e dal sostegno integrato alla vita quotidiana nonché alle misure di contrasto all’esclusione sociale.
    E’ inoltre necessario fare riferimento a livelli di assistenza uniformi su tutto il territorio nazionale, non nascondendosi dietro ormai desueti livelli essenziali di assistenza ma piuttosto assumere per tutte le regioni riferimenti e standard europei, investendo risorse e professionalità allo specifico scopo di ridurre le disuguaglianze nella qualità e quantità dei servizi per i bambini e le famiglie nelle regioni italiane.
    E’ forse il tempo che un nuovo piano per l’infanzia e la famiglia strutturato come progetto obiettivo, quindi con obiettivi, azioni e indicatori per le varie aree, percorsi e sistemi integrati, tenendo conto anche della preziosa esperienza della legge 285/97, sia elaborato a livello governativo e realizzato in modo uniforme, ma declinato per le specificità regionali, in tutto il nostro paese.