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08 Mar 2012
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Quelle favole per iPad che vincono gli Oscar

Premiata agli Academy Awards una nuova forma di narrazione, interattiva e pensata per i tablet, che perfino Hollywood è costretta a notare di JAIME D’ALESSANDRO [www.repubblica.it]

I LIBRI per bambini ai tempi dell’iPad si son messi a vincere gli Oscar. È successo pochi giorni fa, con The Fantastic Flying Books of Mr. Morris Lessmore di William Joyce e Brandon Oldenburg. A sorpresa ha battuto La luna di Enrico Casarosa, prodotto dalla Pixar, e si è portato a casa una statuetta. E pensare che quel cortometraggio da un quarto d’ora è la versione non interattiva dell’omonima favola uscita su App Store. 
Racconto delicato che ha per protagonista una sorta di Buster Keaton travolto dall’uragano Katrina. Mr. Lessmore finirà in un Paese dove i libri volano e raccontano, diventando prima custode di una biblioteca sui generis, poi romanzo lui stesso. Opera dei Moonbot Studios, gli stessi di Numberlyes, sempre per tablet, è l’esempio di una nuova forma di letteratura per l’infanzia che, Oscar alla mano, comincia a farsi notare.
“Il primo caso in assoluto è stato Alice for iPad del 2010. E da allora questo settore non fa che crescere”, spiega Giorgia Conversi, dello studio editoriale Elastico. Una delle menti dietro Pinocchio per iPad, fra le cose più belle prodotte qui da noi. Scaricato da oltre diecimila persone in Italia, è stato scelto dalla Apple come applicazione dimostrativa da esporre nei suoi punti vendita. “Progettare un libro da giocare, come li chiamiamo noi, è fare gli editori ma con un super potere: l’interazione”.
E così ecco unirsi programmazione, animazione, montaggio, con l’aggiunta dell’ormai inevitabile voce narrante ad accompagnare i testi in modo che i bambini possano entrare nella favola anche se non sanno ancora leggere. Date un’occhiata ad esempio perle del calibro di Pedlar Lady e di Bartleby’s Book of Buttons o a un piccolo grande progetto come Nighty Night!
Il ritmo è fondamentale, così come l’equilibrio fra i vari elementi. Non a caso le opere migliori vengono da persone che in passato hanno avuto a che fare con l’illustrazione o l’animazione, è il caso della Conversi e di Joyce, o dalla programmazione.
“Il patrimonio genetico alla fine è lo stesso dai cd-rom interattivi di fine anni 90, i cosiddetti living books”, racconta Lorenzo Maria Dell’Uva, autore di produzioni multimediali per l’infanzia e fondatore di Maypage. it, il primo social network per bambini. Nonché vincitore di cinque premi Andersen, maggior riconoscimento italiano riservato ai libri per ragazzi. “Ma grazie agli schermi tattili, e alla loro incedibile facilità d’uso, solo ora stanno davvero fiorendo. Diventando sempre più raffinati dal punto di vista tecnico”.
Insomma, non è già più un campo dove si improvvisa né ci si inventa dall’oggi al domani anche avendo un buon know-how nell’editoria tradizionale. “Non chiamateli solo libri”, avverte infatti Giorgia Conversi. “Questo è un mondo diverso. Non è un’alternativa, è semplicemente una strada del tutto nuova”. [guarda il video]

E’ normale che un bambino veda e ascolti favole sull’Ipad?

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Ci sono 2 commenti:

  1. Laura Reali - 20 Mar 2012 11:10 AM

    Le favole per Ipad sono un argomento che ha trovato interesse anche in altri blog (UPPA).
    Credo sia importante essere sensibili al fatto che la tecnologia è solo uno strumento e va usata con criterio soprattutto nei bambini.
    Laura Reali

  2. Maria Luisa Tortorella - 21 Mar 2012 6:43 AM

    Nella società moderna basata sulla comunicazione orientata verso di più verso l’immagine che verso la parola (come dimostra la presenza ubiquitaria degli emoticon) si rischia di perdere di vista la bellezza del linguaggio parlato e scritto, soprattutto nelle future generazioni. Il potere dei racconti e delle fiabe “ascoltate” (lette dalla mamma) o, più tardi, direttamente lette dai bambini, di generare fantasie e possibili “scenari” nell’immaginazione dei piccoli rischia di perdersi a fronte delle immagini già pronte e “preconfezionate” che limitano la fantasia. I nostri sforzi di invito alla lettura (Nati per leggere) si infrangono, a un certo punto, contro l’evidenza che leggere poi non serva a granchè visto che c’è il “racconto facile”. Anche le favole su 45 giri degli anni ’80 lasciavano più largo spazio alla immaginazione rispetto all’Ipad.
    Ho paura, però, che la mia sia solo nostalgia di tempi andati: il progresso sembra così inarrestabile … non vorrei che ci ritrovassimo tra qualche secolo a comunicare di nuovo con gli ideogrammi come gli egiziani antichi!!!