ACP > InformACP > Il Blog ACP > Vaccini, un decalogo per le famiglie
24 Apr 2012
stampa

Vaccini, un decalogo per le famiglie

Nel 2011 il morbillo ha causato oltre 34mila casi in Europa. Indagine in 5 regioni: Hpv, situazione molto disomogenea

MILANO – Materiale informativo sulle malattie infettive e sulle vaccinazioni, tra cui un opuscolo-decalogo per avere risposte semplici e chiare ai dubbi, dal perché bisogna vaccinarsi alle indicazioni per l’infanzia. L’iniziativa del Ministero della Salute si inserisce nell’ambito della Settimana Europea della Vaccinazione 2012 “Previeni Proteggi Immunizza”. Lo scopo, spiega il ministero, è quello di «aumentare, nella popolazione e tra gli operatori sanitari, la consapevolezza del rischio reale legato alle malattie infettive e dell’opportunità e importanza delle vaccinazioni, come strumento di protezione per la salute del singolo e della collettività.
Solo una comunicazione corretta e trasparente permette ai cittadini – sottolinea il dicastero – di essere informati, anche su temi difficili (come la sicurezza dei vaccini), per giungere a un consenso realmente informato alla pratica vaccinale». Solo raggiungendo e mantenendo nel tempo elevate coperture, si rileva, «è infatti possibile contenere la diffusione delle malattie infettive prevenibili da vaccinazione che continuano, invece, a verificarsi, come casi isolati e, più frequentemente, a causa della loro alta contagiosità, con focolai epidemici ricorrenti: è il caso del morbillo che, nel 2011, ha causato oltre 34.000 casi in Europa (in prevalenza soggetti non vaccinati o vaccinati con una sola dose), inclusi 9 decessi e più di 7000 ricoveri ospedalieri a causa delle complicanze (quali encefalite, polmonite, diarrea, otite media)».


INDAGINE – L’accesso alle vaccinazioni in Italia è ancora molto disomogeneo. È quanto emerge dall’indagine “Il diritto alla prevenzione vaccinale – Focus su Hpv” di Cittadinanzattiva, che ha coinvolto 5 regioni (Basilicata, Emilia Romagna, Lazio, Sardegna, Trentino) e 21 Asl. 
L’immunizzazione contro il papillomavirus umano (Hpv) – rileva il rapporto – è gratuita in tutta Italia, eppure questa gratuità è declinata in 21 modalità diverse. Anche nelle 5 regioni monitorate ci sono differenze: in Emilia Romagna e in Sardegna il diritto alla gratuità è mantenuto fino al 18esimo anno di età; in Basilicata le ragazze dodicenni e quindicenni mantengono il diritto alla gratuità del vaccino anti-Hpv per 3 anni, mentre le 18enni e 25enni per due anni; nella Provincia autonoma di Trento le ragazze hanno diritto al mantenimento della gratuità solo entro il 12esimo anno di età; nel Lazio il diritto alla gratuità è mantenuto, ma occorre sottolineare che i fondi destinati a tale scopo sono rinnovati annualmente.
INFANZIA – Anche nel settore delle vaccinazioni dell’età evolutiva emerge una grande disomogeneità, per esempio per numero di centri vaccinali attivi per Asl, modalità di appuntamento per la somministrazione, canali di prenotazione e collegamento tra registri aziendali e regionali. Uno degli indicatori studiati è quello dei tempi di attesa, che sembra attestarsi a un tempo medio di massimo una settimana. Fanno eccezione alcune realtà aziendali del Lazio, nelle quali si attende anche un mese per ottenere l’appuntamento. In questo settore si registra poi un trend in diminuzione per le campagne e le iniziative finalizzate a sensibilizzare i cittadini sull’argomento, peraltro concentrate più su informazioni relative all’organizzazione dei servizi e modalità di accesso, piuttosto che a temi delicati come effetti collaterali, rischi e dati epidemiologici.

CRITICITÀ – Il sistema di chiamata alla vaccinazione automatizzato per l’immunizzazione contro l’Hpv – sottolinea Cittadinanzattiva – faciliterebbe l’accesso al vaccino per le ragazze, tuttavia nelle regioni interessate dalla rilevazione il sistema risulta funzionante solo in Basilicata e Provincia autonoma di Trento. Analogamente disomogenea è l’esistenza di libretto elettronico per i richiami, non sempre adottato. Buoni i tempi di attesa, in generale, per accedere alla vaccinazione contro l’Hpv. Anche in tema di consenso informato, la situazione generale mostra che è pratica consolidata in quasi tutte le regioni; fa eccezione la Sardegna, che presenta 5 Asl su 8 in deficit rispetto a tale pratica. Fra le criticità rilevate dagli stessi professionisti sanitari la qualità del sistema anagrafico regionale, la questione dei fondi per l’acquisto dei vaccini e dell’adesione alla campagna vaccinale. Ma se da una parte i professionisti mostrano preoccupazione per il tema dell’adesione, dall’altra lo scenario che si presenta per le procedure adottate dalle Asl è molto eterogeneo, in quanto non esiste un’indicazione univoca al livello nazionale, una linea guida o best practice cui ispirarsi. A fronte della creatività nel momento della convocazione, ci sono però alcuni fattori di omogeneità: tutte le comunicazioni sono indirizzate ai genitori, contengono informazioni sull’appuntamento o su come richiederlo. Le campagne di sensibilizzazione trascurano però il canale offerto da internet. Infine, il rapporto evidenzia che nelle scuole non viene svolta attività di informazione sull’opportunità di prevenzione del cancro della cervice uterina attraverso la vaccinazione anti-Hpv. Fanno eccezione solo alcune Asl di Lazio e Sardegna.

(Fonti: Ansa e Adnkronos Salute) 23 aprile 2012 | 16:34

stampa

Nessun commento, vuoi essere il primo?