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10 Giu 2012
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IN ITALIA IL 22,6% DEI BAMBINI E’ A RISCHIO POVERTA’

SAVE THE CHILDREN: “NEL NOSTRO PAESE GLI ADULTI SI SONO DIMENTICATI DEI PIU’ PICCOLI”.
(DIRE) Roma, 15 mag. – In Italia il 22,6% dei bambini e’ a rischio poverta’, quasi 1 su 4, con uno spread rispetto agli adulti dell’ 8,2%, uno dei piu’ alti in Europa. Tra i piu’ colpiti, i bambini con un solo genitore – quasi 1 su 3 in poverta’ – e i figli delle giovani coppie, dove il rischio poverta’ colpisce quasi 1 minore su 2.
Parte oggi e andra’ avanti per tutto il mese di maggio ‘Ricordiamoci dell’infanzia’, la nuova campagna di Save the Children in aiuto ai bambini a rischio in Italia, con le foto di tre bambini che impersonano il premier Monti e i Ministri Fornero e Passera da piccoli. Tra le azioni di sensibilizzazione un grande evento il 25 maggio a Roma, altri eventi in 13 citta’, un appello al Governo. A sostegno della Campagna anche molti personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura.

Per aderire: www.ricordiamocidellinfanzia.itViviamo in un’Italia smemorata, nelle mani di adulti che si sono dimenticati dei bambini“, scrive l’associazione. Altrimenti il nostro Paese sarebbe gia’ corso ai ripari di fronte ai dati drammatici che ci posizionano ai primi posti della classifica europea sul rischio poverta’ minorile, e alla loro escalation negli anni: 1 minore su 4 oggi, pari al 22,6% dei bambini che sono nel nostro paese, e’ a rischio poverta’, vive cioe’ in famiglie con un reddito troppo basso per garantirgli cio’ di cui avrebbe bisogno per un sano e pieno sviluppo psichico, fisico, intellettuale e sociale.
Un dato, spiega ancora Save the Children, che e’ il piu’ alto degli ultimi 15 anni – con una crescita del 3,3% rispetto al 2006 – e che ha uno spread, un differenziale rispetto agli adulti a rischio poverta’, dell’8,2% (gli over diciotto in condizione di forte disagio economico sono infatti il 14,4% della popolazione italiana). Un dato che schizza a livelli mai registrati finora nel caso di bambini figli di madri sole – per i quali l’incidenza di poverta’ sale al 28,5% – e nel caso in cui il capofamiglia abbia meno di 35 anni: in questi nuclei 1 figlio su 2 e’ a rischio poverta’. Il Sud e le Isole sono le aree del paese a piu’ alta incidenza di poverta’, che raggiunge rispettivamente quasi il 40% (con quasi 2 minori ogni su 5 a rischio poverta’) e il 44,7%.
A fronte di cio’ l’Italia e’ agli ultimi posti in Europa per finanziamenti a favore delle famiglie, infanzia e maternita’ con l’1,3% del Pil contro il 2,2% della media europea. Mentre purtroppo vanta altri primati negativi – dall’evasione fiscale alla corruzione – che, negli anni hanno sottratto risorse preziose alle centinaia di migliaia di minori che ne avrebbero avuto diritto e bisogno.
“Mentre si parla tanto e giustamente dello spread fra i titoli pubblici italiani e quelli tedeschi- ha detto Valerio Neri, direttore Generale Save the Children Italia- mai si sente parlare di quest’altro spread che riguarda la poverta’ e in particolare, la poverta’ minorile. I dati ci dicono infatti che negli ultimi 15 anni, con un intensificarsi del fenomeno fra il 2006 e il 2010, la poverta’ ha colpito piu’ di tutti e con crescente intensita’ i bambini”.
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C' é 1 commento:

  1. Paolo Siani - 10 Giu 2012 10:55 PM

    La povertà rappresenta il maggior determinante di salute. Nei paesi industrializzati è responsabile di circa il 6% di tutta la mortalità degli adulti; nessun altro singolo fattore di rischio è in grado di spiegare una quota così alta di mortalità. La povertà influenza lo stato di salute della popolazione, quello dei bambini in particolare, e conseguentemente il loro stato di salute anche nell’età adulta. I bambini poveri delle classi sociali più svantaggiate sono a maggior rischio di malattie, hanno un minor accesso alle vaccinazioni, maggior uso inappropriato dei servizi di PS, maggior numero di ricoveri ospedalieri per patologie banali, maggiore rischio di assumere abitudini e comportamenti inadeguati, soprattutto durante l’adolescenza, (obesità, fumo, uso di sostanze nocive) e infine di subirne in età adulta le conseguenze (maggiore frequenza di malattie cardiovascolari, maggiore mortalità evitabile per tutte le cause). La condizione sociale influenza fortemente l’accesso ai servizi sanitari: i bambini di basso livello socioculturale o di grave deprivazione sociale richiedono più visite al Pronto Soccorso o ricoveri, spesso per problemi banali, e vengono sottoposti ad un eccessivo numero di esami di laboratorio e radiologici. Tra gli indicatori di rischio e di marginalità per i bambini uno dei più rilevanti è il livello di istruzione delle madri. Molteplici studi in letteratura hanno dimostrato l’efficacia di programmi di sostegno alla genitorialità, attraverso il rinforzo di fattori protettivi. Su queste basi teoriche e sperimentali, interventi e programmi di sostegno ai neogenitori sono stati realizzati con successo in diversi paesi. Negli USA il “Report of the Surgeon General on Mental Health; in Australia lo”Young Families Project” col supporto della Royal Academy of General Practicioners (www.innovations.adgp.com.au); nel Regno Unito il programma “Sure Start” (www.surestart.gov.uk).
    Crescere al sud poi è una corsa ad ostacoli. Ad es. del 1.876.000 minori che in Italia vivono in condizioni di povertà relativa, 354mila sono in Campania (Fondazione per il sud e Save the children). Dall’ultimo rapporto 2008 (CeDAP) emerge quanto sia consistente il disagio sociale in questa regione. I nati da madri con età inferiore a 20 anni sono il 3,2% del totale contro l’1,2% del dato italiano, a Napoli sono il 4,2%, con punte del 4,6% nell’area a Nord di Napoli. I nati da madri con istruzione inferiore o uguale a 8 anni sono il 42,5% e quelli da madri con istruzione elementare sono il 4,9%, contro il dato napoletano del 6,5%. Le mamme che hanno un lavoro in Campania (36,6%) e a Napoli (33,1%) sono molto meno numerose del dato nazionale (60%). E’ su questa fascia di popolazione che bisogna concentrare gli interventi, vista l’efficacia dimostrata dai programmi di miglioramento delle competenze genitoriali, specie nelle fasce deboli e povere della popolazione. Requisiti di efficacia sono l’inizio precoce (durante la gestazione o subito dopo la nascita) e la durata nel tempo.
    In Campania è attivo un progetto per il sostegno alle famiglie delle bambine e dei bambini dei territori a ritardo di sviluppo finanziato per un triennio, con fondi europei. Obiettivi primari di salute sono quindi: assicurare una buona partenza nella vita mirando a salute e sviluppo infantile ottimale, nutrizione materna adeguata, riduzione dell’esposizione al fumo di tabacco, all’alcool ed altre sostanze; assicurare un accesso universale alle cure appropriate e adeguate, nel periodo periconcezionale, durante la gravidanza e alla nascita di un bambino. Se è vero che l’investimento nel capitale umano è l’investimento più produttivo anche da un punto di vista economico, lasciare al loro destino i bambini che nascono da famiglie in difficoltà socioeconomica significa di fatto, al di là dei diritti, condannare una parte consistente della popolazione ad un destino di marginalità e determinare per la società un carico di povertà e a volte di devianza che a livello territoriale può minare alla base qualsiasi possibilità di sviluppo.