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11 Lug 2012
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NIDI, ITALIA A DUE VELOCITÀ: A SUD ACCEDE 3,3% A NORD 16%

NORD-EST MAGLIA ROSA D’ITALIA, LAZIO TRAINA IL CENTRO.

(DIRE – Notiziario minori) Roma, 26 giu. – Italia a due velocita’ anche per l’accesso ai servizi per l’infanzia. Secondo i dati diffusi ieri dall’Istat rimangono infatti “molto ampie le differenze territoriali”. Tradotto in numeri, la percentuale di bambini che usufruisce di asili nido comunali o finanziati dai Comuni varia dal 3,3% al Sud, al 16,8% al Nord-est. la percentuale di Comuni che garantiscono la presenza del servizio varia dal 20,8% al Sud al 78,2% al Nord-est.
Il Nord-est mantiene livelli superiori rispetto al resto d’Italia, con un incremento continuo dell’offerta comunale che porta l’indicatore di presa in carico dei bimbi fra 0 e 2 anni al 16,8% nel 2010/2011, contro una media nazionale dell’11%.
L’Emilia-Romagna, in particolare, conserva il primato per la diffusione degli asili nido in termini di numerosita’ degli utenti (pari al 25,4% dei bambini tra 0 e 2 anni), mentre assieme al Friuli-Venezia Giulia e alla Valle D’Aosta e’ fra le regioni in cui e’ maggiormente presente il servizio in termini di percentuale di comuni coperti (83,3% dei comuni per l’Emilia-Romagna, 95% per il Friuli-Venezia Giulia, 94,6% per la Valle D’Aosta). Nelle regioni del Centro si e’ registrato un aumento considerevole dell’offerta, dovuto prevalentemente all’Umbria e al Lazio. Nel primo caso la crescita e’ significativamente elevata a partire dal 2008 in conseguenza del potenziamento dei contributi erogati dai comuni per l’abbattimento delle rette, consentendo alla regione di conseguire uno dei piu’ alti indicatori di presa in carico (22,3%). Il Lazio, invece, mostra un incremento graduale negli anni osservati. In termini di bambini iscritti su 100 residenti fra 0 e 2 anni, i comuni del centro Italia oltrepassano dal 2004/2005 la media del Nord-ovest e nel 2010/2011 raggiungono valori molto vicini alla media del Nord-est. Permangono decisamente inferiori alla media nazionale i parametri riscontrati per le regioni del Sud e per le Isole, dove il lievissimo ma continuo incremento dell’offerta osservato a partire dal 2003/2004 sembra subire un arresto nell’ultimo anno. La Sicilia e la Campania mostrano invece variazioni di segno positivo ma di poco rilievo, mantenendo quindi livelli di presa in carico molto contenuti (5,2% e 1,9% contro l’11% nazionale). La Sardegna, invece, con un ulteriore incremento della presa in carico degli utenti (da 10,9% a 13,6%), si distanzia decisamente dai valori osservati nel resto del Mezzogiorno.

(Wel/ Dire)

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C' é 1 commento:

  1. Stefania Manetti - 11 Lug 2012 8:39 AM

    Le differenze evidenziate dai dati diffusi dall’Istat sottolineano ancora una volta un forte divario. Esiste una “questione meridionale” anche nell’offerta ai servizi educativi per la prima infanzia nonostante siano stati attivati nelle Regioni del Sud dei meccanismi premiali per incrementare l’offerta. La crisi economica ha penalizzato molto le politiche sociali e per la famiglia, dal 2010 nelle leggi finanziarie non sono previsti fondi specifici per i servizi educativi per la prima infanzia. La domanda da porsi è se le scelte conseguenti alla crisi economica in corso debbano penalizzare proprio l’offerta dei servizi educativi aumentando il divario già presente tra regioni del centro-nord e le regioni del sud, dove vivono i bambini più poveri e le madri con minore livello di istruzione, o se invece proprio per la crisi economica il governo e le regioni debbano finalizzare le proprie risorse al sostegno di queste famiglie e dei bambini. I più grandi economisti in questo sono d’accordo, investire molto precocemente, da prima della nascita ai primi tre anni di vita, in servizi educativi e nel sostegno alle competenze genitoriali produce anche un forte ritorno economico. Sarebbe utile per il nostro governo guardare un po’ oltre l’orizzonte.