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24 Ago 2012
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BALDUZZI: NON ACCETTERO’ BOICOTTAGGI DAI MEDICI : non è permesso scrivere sulla ricetta un farmaco specifico se lo chiede il paziente

ROMA — II ministro della Sanità, Renato Balduzzi, lancia un messaggio forte e chiaro ai medici sulla rivoluzione delle ricette scattata nel pieno dell’estate. «Le norme sono chiare e non voglio neanche pensare a forme di boicottaggio, il governo comunque agirà con determinazione», dice in una intervista al Messaggero. 
Parole che fanno capire quanto l’esecutivo Monti consideri importante il nuovo sistema di prescrizione dei tarmaci che obbliga i medici a scrivere sulla ricetta il principio attivo della medicina e non più un farmaco con il suo nome commerciale. Secondo Balduzzi le famiglie, scegliendo in massa il farmaco generico, potrebbero risparmiare almeno 800 milioni l’anno. Anche lo Stato andrà a risparmiare poi che con l’aumento dei consumi delle medicine equivalenti i loro prezzi – a carico del Servizio sanitario nazionale scenderanno. Balduzzi invita i medici e le imprese a «guardare avanti, perché così si fa già in tutta Europa. Dobbiamo spostare risorse dai tarmaci equivalenti verso servizi sanitari più innovativi». Il ministro poi rassicura i pazienti: dalle nuove norme non c’è nulla da temere.

L’INTERVISTA: MESSAGGERO del 19-08-2012 – Autore: DIODATO PIRONE 
L’INTERVISTA:
II ministro della Sanità: capisco i disagi per la rottura delle abitudini ma i pazienti non hanno nulla da temere Balduzzi: sulle nuove ricette non accetteremo boicottaggi
«Le famiglie risparmiano 800 milioni. I medici guardino avanti»
di DIODATO PIRONE
ROMA — L’hanno chiamata la «rivoluzione rosa di Ferragosto». L’inusuale decisione di cambiare nel pieno delle ferie le regole per le prescrizione dei farmaci sulla ricetta rosa ha suscitato le proteste dei medici e la sorpresa di molti pazienti. Già perché dall’altro ieri è entrata in vigore la norma del decreto sulla revisione della spesa pubblica (la cosiddetta spending review che obbliga i medici a scrivere sulla ricetta il principio attivo del farmaco. Il medico però può scrivere anche il nome commerciale che diventa obbligatorio per il farmacista solo se il dottore ne da una specifica motivazione scritta nella ricetta.
L’obiettivo dell’operazione è chiaro: incentivare il consumo di farmaci «non firmati», noti come equivalenti o generici, per i quali l’Italia occupa uno degli ultimi posti nel mondo. 
E per questa via ridurre la spesa farmaceutica a carico dello Stato. 
Ma i pazienti? Accetteranno questa svolta così improvvisa?
Gli anziani rinunceranno alla compressa cui sono abituati magari da anni per un’altra dal nome sconosciuto?
Il Messaggero lo ha chiesto al ministro della Sanità, Renato Balduzzi.
Ministro, ma era proprio necessario avviare un’operazione così delicata nel cuore dell’estate?
«Questo intervento è stato inserito in un decreto più ampio riguardante la spesa pubblica . 
La norma è scattata a Ferragosto assieme all’entrata in vigore di tutti gli altri articoli. Quindi comprendo qualche lamentela ma devo dire che dall’approvazione del decreto in Senato è passato circa un mese. La norma era già chiara e nel frattempo ogni eventuale dubbio è stato eliminato da una circolare del ministero».
Però le polemiche non mancano. I medici ad esempio lamentano di non aver avuto il tempo di aggiornare i loro computer e dunque di essere costretti a tornare alla scrittura a mano delle ricette…
«Qualsiasi cambiamento finisce per creare disagio. E capisco l’effetto psicologico che può determinarsi in alcune fasce di pazienti. Però non esagererei. Di fronte a qualche difficoltà, nel nome dell’alleanza fra medico e paziente è essenziale puntare ad un approccio persuasivo per la risoluzione dei problemi. E’ importante che la nuova norma venga applicata con saggezza ed equilibrio. Ma quello che deve essere chiaro fin da subito è che non voglio neanche pensare lontanamente a forme di boicottaggio di questa operazione. Il governo è deciso ad agire con determinazione».
Che vuoi dire?
«Beh, ripeto che la norma è chiara. Dunque è consentito al medico obbligare il farmacista a consegnare un farmaco commerciale solo di fronte ad un problema di salute specifico. Ancora: non è permesso scrivere sulla ricetta un farmaco specifico dicendo che lo chiede il paziente. Reazioni del genere non avrebbero senso».
Ma che cosa ci guadagnano le famiglie italiane dalla rivoluzione delle ricette?
«Secondo le nostre stime, acquistando tarmaci dal brevetto scaduto invece che quelli equivalenti le famiglie italiane spendono circa 800 milioni in più ogni anno. Ricordo che già ora il sistema sanitario nazionale rimborsa a chi acquista un farmaco con il brevetto scaduto solo il costo di quello equivalente».
E allora qual è il vantaggio per lo Stato?
«Nel medio periodo la domanda dei tarmaci equivalenti aumenterà e questo consentirà alle case produttrici di abbassare ulteriormente i prezzi alleggerendo la spesa del Servizio sanitario nazionale. E’ suc cesso così in tutto il mondo e succederà così anche in Italia».
E’ vero che in Europa e in molti Paesi extraeuropei i medici sono già obbligati a scrivere sulla ricetta solo il principio attivo e non un farmaco specifico?
«Å’ assolutamente così, e da molti anni, un po’ in tutto il mondo».
Ma davvero i pazienti non hanno nulla da temere?
«I tarmaci equivalenti non sono un’invenzione di questo Ferragosto. Comunque dal provvedimento sono esclusi i malati cronici che già assumono Farmaci specifici».
Che messaggio vuole lanciare ai medici?
«Ai medici di famiglia dico di non guardare indietro, di essere propositivi. Di non attardarsi sul problema del principio attivo».
E alle industrie del settore?
«Anche loro sbaglierebbero a investire nuove risorse nella promozione di farmaci con brevetti scaduti. Le nostre imprese farmaceutiche, che sono importantissime per lo sviluppo del Paese, devono guardare avanti in un quadro di collaborazione. L’intero comparto è chiamato a spostare risorse sull’innovazione. Questo è il passaggio da affrontare».
Insomma lei pensa che eliminando «l’abitudine» ad indicare farmaci specifici il sistema sanitario italiano migliorerà?
« il nostro obiettivo. In futuro vorremmo spostare parte delle risorse destinate ai farmaci equivalenti su voci più innovative. Il sistema sanitario italiano è sempre considerato fra i migliori del mondo ma non può certamente dormire sugli allori».
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