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22 Ott 2012
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I cardini del «Decretone Balduzzi», dall’intramoenia alla colpa lieve dei medici

Si è chiuso con il voto di fiducia n. 40 del Governo il passaggio alla Camera del “decretone Sanità” voluto dal ministro della salute Renato Balduzzi per rafforzare l’operatività e l’efficienza del sistema sanitario nazionale. Il decreto n. 158/2012, in scadenza il 12 novembre prossimo, è ora atteso al Senato. 

Le esclusioni dell’ultimo minuto 

Il provvedimento approvato in prima lettura a Montecitorio è stato riemendato in extremis dalla commissione Affari sociali, che ha accolto tutti i rilievi sulle coperture formulati dalla commissione Bilancio dopo i veti del ministero dell’Economia e della Ragioneria dello Stato (sul sito www.24oresanita.com il testo completo dei 16 articoli approvati). 
Stop quindi a vari aspetti rilevanti, come la deroga alla riforma Fornero delle pensioni per il personale della sanità pubblica e la possibilità del trattamento di quiescenza a 70 anni per i medici del Ssn. Ma vediamo i cardini del provvedimento, che riguardano in particolare l’attività professionale intra moenia dei medici, la trasparenza delle nomine nella Asl, la responsabilità professionale dei medici e procedure relative ai farmaci. 
Cure primarie e mobilità dipendenti Asl (articolo 1) 
Alle Regioni compete l’organizzazione dei servizi territoriali di assistenza primaria: previste in particolare due forme organizzative dei professionisti cui saranno garantiti, sulla base di accordi regionali e aziendali, la dotazione strumentale, strutturale e di servizi: monoprofessionale (aggregazioni funzionali territoriali), finalizzata all’erogazione dell’assistenza primaria attraverso personale convenzionato (le Regioni possono prevedere la presenza di dipendenti attraverso l’istituto del comando); pluriprofessionale (unità complesse di cure primarie), che devono essere disciplinate dalle Regioni privilegiando la creazione di reti di poliambulatori dotati di strumentazione di base e aperti al pubblico per tutta la giornata, compresi festivi e prefestivi. Per le Uccp le Asl possono prevedere budget ad hoc. Ogni aggregazione avrà un referente-coordinatore. Le Regioni devono assicurare l’adesione obbligatoria dei medici all’assetto organizzativo e al sistema informativo nazionale. Le Asl potranno anche stipulare accordi per l’erogazione di specifiche attività assistenziali, in particolare per i cronici. Il Patto per la salute dovrà prevedere procedure ad hoc (ma a costo zero) per valorizzare la formazione dei medici in medicina generale. Entro 180 giorni dall’entrata in vigore della legge le convenzioni devono essere adeguate (nel limite dei livelli remunerativi fissati dagli accordi vigenti). Decorsi i sei mesi, il ministro della Salute, sentita la Conferenza Stato-Regioni e i sindacati, è tenuto a emanare disposizioni per attuare le norme in via transitoria. Corretta infine la parte sulla mobilità dei dipendenti: le Regioni possono disporla soltanto previo confronto con i sindacati, e le Asl non potranno coprire posti vacanti o carenze di organico prima che la ricollocazione del personale sia completata.

[IlSole24Ore Sanità]

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