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07 Nov 2012
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Toscana: Un percorso assistenziale per le "madri segrete"

In Toscana esiste un progetto che prevede il ricorso al parto in anonimato e punta a prevenire gli infanticidi e gli abbandoni traumatici alla nascita. Si chiama “Mamma segreta” e da poche settimane, dopo un lungo periodo sperimentale, la Regione ha deciso di confermare e solidificare il diritto al non riconoscimento del neonato. Dopo l’avvio nel 1999 in collaborazione con il Comune e l’Asl di Prato e l’Istituto degli Innocenti di Firenze, e dopo l’estensione ad altre realtà nel 2005, la Giunta regionale ha approvato una delibera che definisce gli indirizzi metodologici, così da poter estendere il progetto a tutto il territorio secondo modalità omogenee. Uno sforzo organizzativo di fronte alla cornice legislativa vigente che non ha chiaramente fornito indicazioni per i servizi.

L’idea centrale degli indirizzi emanati è la costituzione intorno ai punti nascita territoriali di una équipe di professionisti, sia dell’area sociale che sanitaria, adeguatamente preparati e quindi in grado non solo di fornire alla donna in difficoltà le informazioni sui propri diritti e doveri, ma soprattutto di instaurare con quest’ultima un legame di fiducia tale da non farla sentire sola di fronte a decisioni fondamentali per la propria vita e per quella di un altro essere umano.

In Toscana, oltre a esserci una tradizione secolare di accoglienza dello Spedale degli Innocenti, istituzione pubblica a cui si affidavano le cure dei bambini ma che non riusciva ad aiutare la donna di fronte a una decisione presa in assoluta solitudine, già dal 2005 si era delineato il sistema integrato di interventi e servizi sociali e sociosanitari. In seguito la Regione ha provveduto ad avviare e coordinare un tavolo di confronto e riflessione che ha consentito agli assistenti sociali, agli psicologi, alle ostetriche e alle figure dell’area ospedaliera, di elaborare proposte per la definizione di un percorso integrato in cui sono state ricomprese tutte le fasi dell’assistenza: intercettazione del disagio, orientamento, accoglienza e sostegno assicurato dai servizi pubblici, presa in carico del neonato, in caso di rinuncia alla maternità, e alla ricerca di una nuova famiglia. Inoltre vengono fornite indicazioni affinché in ogni momento in cui la donna si trova in ospedale nell’imminenza del parto, ciascun operatore che l’assiste sia in grado di coniugare le prassi con il rispetto della volontà della donna a rimanere anonima.
La Regione, in collaborazione con il centro regionale minori gestito dall’Istituto degli Innocenti, accompagnerà l’attuazione degli indirizzi metodologici con azioni di diffusione e di formazione specifica degli operatori, in maniera da assicurare la graduale estensione del servizio su tutto il territorio. Viene così affermato il principio del diritto alla segretezza e la procedura di accoglienza, cura e tutela in ospedale una volta maturata la decisione di avvalersi del parto in anonimato.

[Sole24OreSanità – Roberto Tatulli]
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