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26 Dic 2012
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Punti nascita. Presentata a Roma l’indagine del Senato

Nel corso di un incontro al Senato sono stati presentati i dati dell’indagine della Commissione Igiene e Sanità. L’Italia risulta tra i paesi a più basso livello di fecondità. Nello stesso incontro presentato anche il manuale “Gli standard per la valutazione dei punti nascita”. I risultati dell’indagine.
05 DIC – L’Italia è uno dei Paesi europei dove i livelli di fecondità totale risultano tra i più bassi. Nel 2008 il numero medio di figli per donna era pari a 1,42: valore che, anche se in lieve aumento risulta comunque inferiore al livello di sostituzione che garantirebbe il rinnovo generazionale. Infatti per il quinto anno consecutivo, nel 2011, la popolazione diminuisce di 36.000 unità e il tasso di natalità scende dal 9,3 del 2010 al 9,1 nel 2012. 
Questi sono parte dei dati contenuti nell’Indagine conoscitiva sul percorso nascita e sulla situazione dei punti nascita presentata oggi in Senato anticipata nei giorni scorsi da Quotidiano Sanità. Il convegno è stato promosso dall’Associazione di Iniziativa Parlamentare e Legislativa per la salute e la prevenzione dove è stato presentato alla anche il Manuale “Gli standard per la valutazione dei punti nascita”.
L’Indagine Nascere Sicuri venne deliberata dalla Commissione Igiene e sanità del Senato nell’ottobre del 2010 sull’onda di gravi fatti di cronaca accaduti in alcuni punti nascita italiani che avevano ingenerato perplessità e preoccupazione nell’opinione pubblica e nell’ambiente sanitario.
Ma cosa emerge dai dati? Nel nostro Paese i livelli più elevati di fecondità sono al Nord dove le donne sono maggiormente occupate, ma ci sono anche più servizi per la cura di bambini e anziani. Al nord il tasso di fertilità più alto è in parte frutto dell’apporto dato dalla presenza di immigrati in una percentuale maggiore che al sud. Nel 2008 circa il 16,9 per cento dei parti in Italia è relativo a madri di cittadinanza non italiana: al nord questa percentuale sale al 20 per cento con punte del 25 per cento in Emilia Romagna, del 24,4 per cento in Veneto. In Italia la mortalità infantile nel 2008 risulta del 3,6 per mille nati vivi: siamo all’11° posto di una graduatoria dei Paesi sviluppati, che inizia con Hong Kong e termina con gli Stati Uniti. “La salute materno-infantile rappresenta un’area prioritaria della salute pubblica perché la gravidanza e il parto in Italia sono la prima causa di ricovero per le donne, ma è necessario valutare anche la qualità di tutta l’assistenza sanitaria. Basti pensare che nell’ambito dei parti cesarei, ad esempio, il ricorso alla pratica del Taglio Cesareo conta in Italia livelli allarmanti, sia per il numero di interventi effettuati, sia per la variabilità tra le diverse regioni e aziende sanitarie. Ed è proprio con l’obiettivo di approfondire che abbiamo voluto questa Indagine”, ha raccontato il Senatore Antonio Tomassini, Presidente XII^ Commissione Igiene e Sanità del Senato e Presidente dell’Associazione di Iniziativa Parlamentare e Legislativa per la salute e la prevenzione.
Il Manuale “Gli standard per la valutazione dei punti nascita”, invece, nasce su iniziativa delle principali società scientifiche italiane di ostetricia (SIGO), neonatologia (SIN) e pediatria (SIP e SIMP), con il contributo di professionisti anestesisti (CIAO) ed infermieri (Federazione IPASVI) coinvolti nel percorso-nascita, insieme all’Osservatorio sulla salute della donna (ONDa), ai genitori di bambini nati prematuri (Vivere onlus), Cittadinanzattiva, Osservasalute, SIMM, AGITE e FNCO, riuniti dal 2011 nel Gruppo Italiano Nascita Sicura (GINS). “Il Manuale ha l’obiettivo di fornire parametri standard di valutazione delle strutture pubbliche e private per l’accreditamento, per migliorare le performance assistenziali e garantire le migliori cure a donne e bambini, tanto nei casi di gravidanza fisiologica e neonato fisiologico, quanto in quelli di gravidanza a rischio e neonato patologico”, ha spiegato Walter Ricciardi, Presidente EUPHA e Vice Presidente dell’Associazione di Iniziativa Parlamentare e Legislativa per la salute e la prevenzione.
“Il manuale nasce nell’ottica della riorganizzazione dei punti nascita, in linea con il Piano Nazionale Sanitario 2010-2012 e dall’Accordo Stato-Regioni del 16.12.2010, che pone l’accento sulla sicurezza e sull’umanizzazione del parto, sul parto indolore e sulla riduzione dei cesarei, con l’obiettivo di garantire una maggiore qualità nell’assistenza durante l’evento nascita”, ha poi precisato Nicola Surico, Presidente Società Italiana Ginecologia e Ostetricia. “Questo strumento, costituito da un insieme di elementi misurabili e basati sull’evidenza scientifica, è necessario per razionalizzare il livello di assistenza, per migliorare la qualità della gestione delle pazienti e minimizzare il rischio di errore da parte degli operatori sanitari.”
Nel corso dell’evento gli esperti hanno parlato di pratica clinica e dei problemi che vedono i reparti e le sale parto in Italia. “Il ricovero ospedaliero legato al parto rappresenta la tipologia di ricovero assolutamente più frequente nel nostro Paese, circa 550.000 ogni anno”, ha aggiunto Rinaldo Zanini, Direttore Dipartimento Materno Infantile, A.O. “Ospedale Provinciale di Lecco” e Coordinatore del Board tecnico del manuale. “La sala parto è oggi percepita come luogo di felicità – la nascita di una nuova vita – e talora potenzialmente pericoloso per gli Utenti e per gli Operatori professionali. La difformità presente nelle diverse sale parto per quanto attiene il ricorso al taglio cesareo acuisce la sensazione di scarsa qualità. I numeri evidenziano luci ed ombre, alto tasso di litigiosità medico legale, mortalità materna e neonatale su buoni valori se confrontata con l’Europa ma risultati non costanti all’interno del Paese e con un gradiente Nord Sud importante. Nella sala parto lavorano a stretto contatto diversi professionisti (ginecologi, ostetriche, anestesisti, pediatri/neonatologi, infermieri), e coordinare un elevato ed eterogeneo numero di professionisti è sicuramente un compito difficile. Il lavoro condotto sulla qualità, sulla sicurezza dei Punti Nascita da diverse decine di professionisti ed utenti ha prodotto questo Manuale. Frequentemente i percorsi del miglioramento e di riduzione del rischio passano attraverso modelli organizzativi innovativi e la consapevolezza che in sala parto è essenziale il lavoro di equipe. Quasi sempre questi aspetti sono nelle mani dei Professionisti e non hanno costi aggiuntivi.”
Infine Costantino Romagnoli, Presidente Società Italiana di Neonatologia, ha parlato del discusso tema della medicalizzazione. “Il parto è un evento traumatico per la donna e per il neonato. Come evento biologico non si è modificato negli anni, ma il progresso medico ha ridotto le complicanze materne (mortalità) e neonatali (mortalità ed esiti neurologici) contribuendo anche a rendere l’evento meno doloroso e rischioso. La medicalizzazione dell’evento nascita che ne è derivata è stata da più parti posta in discussione, ma è certo che rinunciare oggi a tutto ciò che aumenta la sicurezza del parto non è eticamente possibile e non è economicamente conveniente”.
05 dicembre 2012
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Ci sono 2 commenti:

  1. Carlo Corchia - 27 Dic 2012 10:03 AM

    I grandi assenti da questo rapporto “Nascere sicuri” mi sono apparsi il mondo, il ruolo e il contributo del mondo scientifico, probabilmente più per carenza di ricerca sui bisogni e i servizi perinatali in Italia che per omissione di chi ha curato l’edizione di questo rapporto. Sono stati coinvolti nell’indagine prevalentemente enti istituzionali (Ministero, ISS, AgeNAS, ISTAT, Regioni, ASL, qualche ospedale …..), con la conseguenza che l’elaborato sembra essere caratterizzato da un’eccessiva impostazione burocratica e da mancanza di congruenza e coesione tra le varie parti. Ne deriva l’immagine di un SSN sempre più autoreferenziale, anche laddove si tratti di trovare soluzioni alle sue stesse distorsioni.
    Eppure, le parti positive non mancano, come quella che illustra i risultati degli studi dei ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità. Però il documento, in sostanza e nel complesso, non dice niente di nuovo. Si tratta di un collage di materiale vario fornito alla commissione dalle persone che sono state “audite”; il materiale è a volte frutto delle poche ricerche svolte, ma più spesso di opinioni di chi è stato interpellato. Manca una bibliografia, anche minima, di riferimento. La maggior parte di quanto detto è conforme ai pensieri dominanti del momento.
    Larga parte (oltre la metà) dell’elaborato è dedicata all’assistenza al parto, alle gravidanze medicalmente assistite, al trasporto materno e al taglio cesareo, con cose che ricalcano l’accordo stato-regioni di due anni fa. La parola d’ordine è, ancora una volta, “chiusura dei punti nascita con meno di 500 parti”, della quale vengono riconosciute le caratteristiche tautologiche, ma di cui si dice anche che si fonda su una verità epidemiologica. In realtà, come si è già accennato, sono veramente pochi gli studi su questi argomenti effettuati in Italia e pubblicati su riviste di rilevanza scientifica internazionale. E non è detto che quanto osservato altrove trova automatica applicazione alla realtà italiana. E poi, che cosa può essere considerato “epidemiologicamente vero”? Ho più di qualche dubbio che l’epidemiologia possa essere la base fondante della verità (che sarebbe fondamentalismo), mentre può certamente contribuire ad indagare e a spiegare molti dei fenomeni che riguardano la salute della popolazione.
    Per quanto riguarda il neonato, poca e solita roba. Volumi di attività, bacini di utenza, STEN … Qualcosa sull’allattamento materno, ma molto poco. Qualche richiamo generico alla promozione dell’allattamento e al ruolo che in questo possono rivestire le ostetriche. Nulla sui conflitti d’interesse, e tre sole righe in tutto (proprio così!) su follow-up, formazione, ricerca e continuità assistenziale. Nulla infine sul neonato e la famiglia a rischio sociale che come è noto hanno bisogno di programmi speciali e differenziati.
    Il territorio è stato dimenticato: fra le azioni previste nel Percorso Nascita Rete Assistenziale integrata (Assistenza gravidanza-parto-allattamento) si dice solo che “è necessario il dialogo punto nascita – territorio”. Poi, nelle conclusioni si aggiunge che emerge “l’indispensabilità di recuperare una continuità assistenziale con il territorio e in particolare con il pediatra”. Nulla più.
    Carlo Corchia

  2. Carlo Corchia - 27 Dic 2012 10:04 AM

    Relativamente alla sicurezza di mamma e bambino sembra emergere la volontà di spacciare le linee guida del Sistema Nazionale Linee Guida (SNLG) come leggi oggettive. Mi pare che tutto ciò stravolga completamente il concetto e il significato stesso di linea guida e vada nella linea della peggiore managed care. E chi sarebbero i giudici? Non credo sia questa la strada della qualità, mentre ben vengano, come si dice nel documento, i percorsi di certificazione e accreditamento attraverso la verifica di particolari requisiti.
    Per quel che riguarda la rete informativa si parla di cartella computerizzata, cartella integrata mamma-neonato, libretti, carte di servizi. Va tutto bene, ma neanche un accenno ad una vera riforma: quella di disporre alfine, come molti paesi europei e non solo, di un sistema di vital statistics veramente all’avanguardia, che possa legare la storia personale e riproduttiva della donna all’esito delle gravidanze, ai bambini e a questi quando saranno adulti. In alcune nazioni del nord europa si fanno ormai indagini su almeno tre generazioni, mentre noi possiamo fare riferimento solo ai CedAP! Questa sarebbe una vera idea innovativa, se si avesse il coraggio di affrontare e superare il falso scoglio del rispetto della privacy. Se lo fanno gli altri, che certo non sono meno virtuosi e attenti di noi a queste problematiche, perché non possiamo farlo anche noi?
    Lascio perdere le proposte, perché non si discostano da quanto negli ultimi anni siamo stati abituati ad ascoltare e perché ho già avuto modo di esprimere il mio pensiero in altre circostanze. E lascio anche perdere la “sofferenza biblica”, come si dice nel documento, inferta alle partorienti per il fatto di vivere in un paese cattolico. Vorrei solo ricordare quali sono, a mio parere, alcuni degli elementi base per intraprendere il percorso di una sempre migliore assistenza perinatale: informazione e partecipazione della popolazione, formazione universitaria e post-universitaria, organizzazione dell’assistenza alla donna e al neonato integrata in grandi aree funzionali omogenee con diversi livelli di assistenza, programmi di miglioramento continuo della qualità e di “technology assessment”, accreditamento basato su precisi criteri adottati sull’intero territorio nazionale e non su semplici certificazioni amministrative, promozione (non imposizione) delle linee guida, politiche regionali non fossilizzate sul contenimento della spesa, valutazione dei risultati raggiunti e trasparenza delle procedure adottate.
    Carlo Corchia