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21 Apr 2013
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Obiettivi formativi di interesse nazionale: la proposta dell’Associazione Culturale Pediatri

  1. Le cure perinatali: la dimissione protetta della madre e del neonato, il supporto al puerperio
    In aree con maggiori fattori di rischio a livello di popolazione e infrastrutture più deboli, come nelle regioni del Sud, la mancata
    1. Le cure perinatali: la dimissione protetta della madre e del neonato, il supporto al puerperioIn aree con maggiori fattori di rischio a livello di popolazione e infrastrutture più deboli, come nelle regioni del Sud, la mancata realizzazione di un piano perinatale comporta conseguenze in termini di mortalità e morbosità, tra le più alte in tutta l’Unione Europea.I percorsi formativi devono essere finalizzati all’applicazione e all’implementazione di linee guida evidence-based e di raccomandazioni già esistenti su questi temi, sia a livello internazionale che nazionale, incentivandone l’adattamento e la condivisione da parte dei diversi servizi e operatori coinvolti
  2. Salute mentale nell’infanzia e nell’adolescenza
    Si tratta di un’area comprendente problemi epidemiologicamente frequenti (un ragazzo su 6 ha qualche problema di salute mentale) e clinicamente rilevanti anche a lungo termine (disturbi mentali psicopatologici infantili e adolescenziali, precursori di quadri psichiatrici gravi ad insorgenza successiva, come i disturbi depressivi, i disturbi antisociali, i disturbi da abuso di sostanze), coinvolgenti medici ospedalieri, ambulatoriali e la pediatria dello sviluppo. In questo ambito le strategie e gli interventi sono meno consolidati e meno definito è il “saper fare” in grado di cambiare o meno la storia naturale del disturbo. I servizi sanitari nel loro complesso, compreso l’ambulatorio del pediatra di base, devono acquisire competenze nuove, a garanzia di informazioni corrette e azioni di indirizzo appropriate rispetto a percorsi di diagnosi e trattamento condivisi con i servizi specialistici.
  3. Nutrizione ed educazione alimentare: sviluppo e valutazione di interventi integrati
    Secondo una recente indagine del 2003, che utilizza i criteri IOTF (International Obesity Task Force), il dato italiano di soprappeso/obesità (36% dei bambini italiani a 9 anni sono in soprappeso – di essi, il 12% è obeso) è superiore a quello medio europeo, con un trend in aumento. Tendenzialmente le aree meridionali presentano una prevalenza di soprappeso più alta rispetto al nord, con una maggiore diffusione di alcune squilibrate abitudini alimentari e stili di vita sedentari.La modifica di tali comportamenti richiede interventi di sanità pubblica, multisettoriali, rivolti alla famiglia e all’ambiente scolastico, per la cui implementazione e valutazione è da prevedere il coinvolgimento di professionalità diverse, mediche e non mediche (scuola, settore trasporti e mobilità, media, marketing, legislatore). Oltre all’acquisizione del “sapere” e del “saper fare”, è cruciale una formazione sugli aspetti comunicativo -relazionali (“saper essere”), a fronte anche dei risultati deludenti finora ottenuti in questo settore.
  4. Interventi di formazione finalizzati ad azioni significative in tema di sostenibilità ambientale
    Il ruolo della comunità scientifica, e in particolare di quanti direttamente si occupano di salute dell’infanzia, può essere a questo proposito decisivo: sensibilizzazione, informazione, indirizzo sulle tematiche fatte proprie dalla Conferenza su Ambiente e Salute (Budapest, giugno 2004). In particolare, nel Piano d’Azione Europeo per la salute ambientale espressamente dedicato all’infanzia sono indicate quattro priorità: disponibilità di acqua potabile, aria pulita, ambienti sicuri e protezione da sostanze chimiche e fisiche a partire già dal periodo pre- e periconcezionale
  5. La progettazione, la costruzione e la gestione di “reti curanti” nella patologia cronica
    La cronicità è diventata la realtà clinica che più cimenta la cultura e l’organizzazione sanitaria in generale, con implicazioni particolari per l’età infantile. Tra queste: non solo diagnosi della parte malata dell’individuo, ma anche valorizzazione della valenza sana di cui egli dispone, pur nello stato di malattia e disabilità, e su cui si giocano il suo compenso e il suo recupero vitale; assunzione consapevole e sicura della gestione della cura da parte della famiglia; coinvolgimento di professionalità diverse, mediche e non mediche, a diverso titolo presenti nella complessità che si muove intorno al malato cronico.
  6. Aspetti comunicativo – relazionali della visita medica: strumenti concettuali e strategie che rendono possibile una consultazione centrata sul paziente
    L’ambulatorio è un contesto dove si instaura una relazione di aiuto e dove caratteristica della comunicazione è quella di doversi muovere in un complesso sistema di relazioni che non si conosce. Il medico, oltre a riflettere e a presumere cosa succederà al suo interlocutore a seguito della sua comunicazione, deve essere consapevole di fattori e situazioni che possono ostacolare un ascolto efficace (es. scarsa attitudine all’ascolto attivo, frequente uso di domande chiuse, mancanza di empatia, difficoltà ad individuare obiettivi raggiungibili) e che rappresentano i bisogni reali su cui impostare la formazione ad una buona comunicazione. Aspetto importante è inoltre il filone della “narrative-based medicine”, che permette al medico di integrare i dati “evidence-based” con la soggettività e la storia del paziente, e di costruire uno spazio di azione condiviso.
  7. Formazione multiprofessionale su finalità e funzionamento del sistema di sorveglianza delle malattie infettive e delle reazioni avverse ai vaccini, in vista di un futuro superamento dell’obbligatorietà
    Aspetti cruciali: uniformità di conoscenze basate sui medesimi presupposti scientifici per una maggiore omogeneità nell’informazione data alle famiglie; comunicazione tra medici e uffici di sorveglianza delle malattie infettive; conoscenza dei luoghi e delle modalità del coordinamento e del funzionamento del sistema.
  8. La ricerca come modalità efficace di formazione professionale: l’identificazione delle priorità; la discussione teorica e operativa del protocollo; la raccolta dati; la discussione dei risultati; la partecipazione a progetti multicentrici
    La partecipazione attiva a progetti di ricerca a partenza dai bisogni degli assistiti e delle famiglie rappresenta uno degli approcci formativi più potenti, in cui ogni medico viene stimolato a riflettere su ciò che fa e viene coinvolto in una vera e propria operatività, assumendosi delle precise responsabilità e disponibile ad un controllo esterno e ad un confronto tra pari.
  9. “problem based learning”: formazione finalizzata alla soluzione (anche individuale) di problemi clinici a partenza dall’analisi critica della letteratura
    Tale modello favorisce l’incontro tra pari, il coinvolgimento attivo di tutti i partecipanti, il processo di auto-apprendimento, il cambiamento del modello di trasferimento delle informazioni, l’acquisizione di capacità di analisi critica della letteratura secondo la metodologia EBM (v. il percorso di lettura ragionata di “Scenari Clinici” – Quaderni acp: www.quaderniacp.it).
  10. La prescrizione farmacologica
    Le pratiche prescrittive in pediatria, anche se migliorate, risultano essere ancora sicuramente ottimizzabili. Punti critici riguardano l’incertezza per la presenza di aree grigie, il difficile rapporto medico-famiglia, una pratica che cambia senza avere sufficienti basi scientifiche di conoscenza e di aggiornamento, l’esperienza personale.
  11. La sperimentazione clinica controllata: possibilità e utilità nella pratica corrente
    Fare sperimentazione clinica significa assicurare al maggior numero di pazienti l’applicazione del meglio delle conoscenze disponibili, al fine del miglioramento della pratica clinica e quale parte integrante dell’assistenza sanitaria (v. prescrizioni e condizioni della ricerca no-profit in decreto 17 dicembre 2004, Gazzetta Ufficiale 22-2-05). Di esse il medico non è solo il mediatore passivo, ma ne diventa produttore, in grado di valutarne rilevanza ed attualità: una modalità efficace di “formazione sul campo”, con un’attenzione particolare alla trasparenza tra medici ed industria, a salvaguardia del rapporto medico – paziente.
  12. Disabilità: i bisogni inevasi e i percorsi di riabilitazione
    Una condizione reale di disabilità significativa, comprendente importanti limitazioni funzionali, anche se compensate sul piano funzionale e socialmente non discriminanti, interessa il 4 per mille dei bambini in età scolare. Lo stato di male che si prolunga nel tempo, con le sue difficoltà ed esigenze, è espressione dei bisogni assistenziali e della qualità delle cure di cui ci si deve occupare.
  13. Le patologie emergenti
    Il sempre più numeroso inserimento nel nostro tessuto sociale di soggetti provenienti da zone del mondo a rischio per patologie infettive rare nelle società industrializzate ne ha determinato la ricomparsa. Esse richiedono da parte del medico capacità di sorveglianza per la diffusione raggiunta e per la possibile modalità anomala di presentazione.
  14. L’assistenza al bambino immigrato
    La formazione di coloro che sono coinvolti negli interventi rivolti all’infanzia deve aprirsi sempre di più ai temi del confronto e dello scambio interculturale. Un intervento formativo efficace deve essere orientato alla progettazione e all’offerta di servizi interculturali efficienti, a partire da basi di informazione e conoscenza effettive su temi quali: la comunicazione con le madri immigrate, le differenze educative e i modi della cura, la tutela delle situazioni più vulnerabili.
  15. Sviluppo e valutazione di interventi di prevenzione primaria nel campo della salute infantile
    Gli interventi di prevenzione primaria rappresentano lo strumento più potente di promozione della salute. Una parte considerevole di questi interventi è basata sull’informazione sanitaria, con il rinforzo di determinati modelli di comportamento o con la proposta di nuovi, veicolando le informazioni in modo sinergico e valutando ogni intervento sanitario in termini di efficacia. Tra i diversi possibili comportamenti utili e di maggiore impatto sulla salute infantile sono prioritari per la promozione di azioni di prevenzione: l’assunzione di acido folico in epoca periconcezionale, l’astensione dal fumo in gravidanza e in casa, l’allattamento al seno esclusivo e prolungato, la posizione supina in culla, il trasporto sicuro del bambino in automobile, le vaccinazioni raccomandate, la lettura precoce ad alta voce in famiglia (v. progetto “6+1: sei + una semplici azioni per proteggere la salute del vostro bambino”: csb.trieste@iol.it – v. “nati per Leggere”, progetto per la lettura ai bambini fin dal primo anno di vita: www.aib.it/aib.it/aib/npl/npl.htm).
  16. Le malattie rare: dai dati agli interventi possibili
    Le conoscenze disponibili, gli aspetti di informazione e di “vita vissuta”, la prevenzione primaria, soprattutto quando non vi sono trattamenti risolutivi, il controllo delle concause e dei fattori di rischio sono oggi un imperativo per i professionisti della salute.
  17. La consulenza genetica: ruolo del pediatra e del medico di famiglia
    L’incidenza di malattie genetiche e il ruolo della componente genetica oggi identificato in molte patologie richiedono che il medico sia in grado di esprimere un giudizio su un possibile rischio di ricorrenza in una serie di situazioni in cui non è strettamente necessario un genetista. Il ricorso allo specialista deve essere comunque preceduto da un lavoro di osservazione e studio da parte del medio curante, per identificare i quadri clinici meritevoli di approfondimento.
  18. Il sostegno alla genitorialità: interventi preventivi e di supporto
    Il sanitario, in particolare il pediatra, non può prescindere oggi dallo sviluppo sociale e dalle relazioni familiari. L’analisi della letteratura fa emergere evidenze obiettive di interventi sperimentali di tipo preventivo sulle famiglie, e in particolare su quelle in difficoltà, atti a promuovere la coesione sociale e a modificare il destino possibile di bambini svantaggiati. Il pediatra, e in particolare il pediatra di famiglia e quello di comunità, o il dirigente dei servizi hanno un ruolo da giocare nel dibattito sull’opportunità o meno di un approccio selettivo a bisogni sociali e speciali, rivolto solo ai gruppi a rischio, e nell’elaborazione di proposte che garantiscano un’offerta e una continuità coerente tra i servizi.
  19. Il bambino adottato e il suo futuro
    la complessità del passaggio da una condizione di abbandono al ripristino di relazioni fondamentali e significative per una compiuta identità: il ruolo degli operatori a diverso titolo coinvolti, le criticità, le strategie.
  20. L’informazione di cui necessita il medico
    Quotidianamente ogni operatore sanitario deve utilizzare numerose informazioni scientifiche non sempre recenti, validate, basate sulle evidenze, concordate o condivise. I criteri e le modalità di reperire, disporre, valutare sia le fonti di informazioni che la validità delle stesse dovrebbe esser parte di un percorso di aggiornamento professionale continuo.
  21. Il bisogno di bioetica in pediatria
    Lo sviluppo delle conoscenze e delle tecnologie propone sempre più di frequente al pediatra e al neonatologo interrogativi di carattere etico rispetto a situazioni difficili e conflittuali. Di fronte ad una professione che porta ad occuparsi in modo inevitabile anche di problemi che vanno al di là della dimensione biologica, la riflessione va estesa e approfondita.
  22. Le biotecnologie: strumenti diagnostici e terapeutici sempre più paziente-dipendenti
    La disponibilità e l’impiego di prodotti biotecnologici (farmaci, vaccini, diagnostici) per la diagnosi e la cura di un numero sempre più elevato di malattie o condizioni (genetiche, ma non solo) di interesse pediatrico necessita di specifici interventi formativi continui degli operatori sanitari affinché siano garantiti un efficace ed efficiente impiego di questi ed una adeguata informazione alle famiglie e ai pazienti.
  23. Modelli organizzativi per la pediatria generalista
    L’organizzazione dell’attività del pediatra di famiglia non può prescindere dalle aspettative dell’assistito e della famiglia, soggetti attivi delle scelte in materia di salute, e dalla necessità di non sprecare risorse. Una gestione efficace dello studio, la disponibilità di risorse tecniche e/o umane a supporto, l’integrazione con gli altri servizi socio-sanitari per l’età dello sviluppo, il monitoraggio e il controllo dell’attività svolta sono aspetti qualificanti per la specifica professionalità del pediatra di famiglia. Un’attenzione particolare in tal senso va rivolta alla pediatria di gruppo, modello avanzato di integrazione delle cure pediatriche.
  24. Educazione terapeutica dei malati, nell’ottica di una visione di “sistema e continuità” tra cure primarie e secondarie
    Quanti operano in ospedale tendono a limitare ancora il loro orizzonte professionale nell’ambito della struttura; nel territorio l’organizzazione e la mentalità dei professionisti coinvolti non sempre risultano adeguate alle mutate esigenze assistenziali, in assenza di riferimenti a quali debbano essere le competenze necessarie agli operatori per cooperare efficacemente tra loro e con gli assistiti.
  25. La formazione a distanza: ruolo e aspetti operativi
    La rete come metodo didattico: aspetti, ruoli, spazi. Quali aspettative per i discenti, quali competenze e sicurezze. Le interazioni necessarie, i supporti, l’importanza della motivazione, la valutazione.