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28 Mag 2013
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Pannolino? No, grazie

Roma, 19 apr. (Adnkronos Salute) – Quella di crescere un bambino imparando a captare fin dai suoi primi mesi di vita i segnali che precedono i ‘bisognini’ per utilizzare da subito il vasino o il wc, è una filosofia diffusa al di fuori di Europa e Stati Uniti. Ma sta prendendo piede anche in Occidente, Italia compresa. E se sul ‘New York Times’ on line è dedicato un articolo ai cultori dell”elimination communication’, così si chiama la teoria dello ‘spannolinamento’ precoce, nel nostro Paese fioccano gruppi di su Facebook e un sito in particolare, www.evassist.it, “vuole dare una prima risposta, che serva da molla per stimolare la curiosità e magari da ispirazione ai futuri o neo genitori per iniziare questa particolare avventura”.

Un’avventura, sì, ma anche un gran bel risparmio: da sempre i pannolini sono ‘accusati’ di essere la maggior voce di spesa per mantenere un bebè. Secondo Federconsumatori, nel 2013 per il loro acquisto in un anno si spendono da 648 a 1.052 euro a bimbo, con un aumento medio del 3% rispetto al 2012. Secondo il quotidiano della grande mela ‘snobbare’ il pannolino è diventata una vera e propria moda: “i genitori sono attratti da questo modo di preservare l’ambiente dai danni dei pannolini sia usa e getta che riciclabili, sia di prevenire le classiche dermatiti. Ma soprattutto, i cultori del ‘diapers-free’ dicono che con questo sistema si sentono più a contatto con le funzioni più intime dei loro bambini”. Più facile a dirsi che a farsi: occorre innanzitutto aguzzare vista e ingegno e capire quali possono essere gli avvertimenti che il piccolo lancia prima di ‘liberarsi’: il classico pianto, irrequietezza generale, risveglio immotivato di notte, smorfie del viso, contrazioni della pancia, fermarsi di botto durante i giochi. Colto l’attimo, si possono utilizzare (in tutta velocità) vasini o il classico wc, sostenendo adeguatamente il bambino. Una scelta ecologica e anti-crisi, dunque, che non va però intrapresa “aprioristicamente, senza considerare la personale relazione che c’è fra una mamma e il suo bambino”, dice all’Adnkronos Salute Michele Gangemi, pediatra di base di Verona, past president dell’Associazione culturale pediatri (Acp) e direttore dei Quaderni Acp. “Si sono diffusi nel tempo vari movimenti che sostengono l’abolizione del pannolino – ricorda l’esperto – e puntano a insegnare ai bebè il controllo sfinteriale precoce. Senza considerare, però, che la progressiva acquisizione di questa capacità fa parte del processo di distacco del bambino dalla madre e non si può stabilire a priori quando e come esso debba avvenire”.”Solitamente oggi si educa il bambino a eliminare il pannolino verso i due anni d’età – ricorda Gangemi – mentre” la scuola di pensiero del ‘diapers-free’ sostiene che si può iniziare anche subito dopo la nascita. “Ma se si decide di intraprendere questa strada senza considerare quale possa essere il momento giusto sia per la mamma che per il bambino – assicura il pediatra – il rischio è che ci possano essere problemi di inappropriato controllo sfinteriale in futuro. Non ho pregiudizi nei confronti di questa possibilità, ma non ne farei nemmeno una ‘crociata’: se si desidera preservare l’ambiente evitando il consumo di pannolini, oggi esistono quelli ecologici. Quanto alle dermatiti, è un problema legato soprattutto all’igiene e al tempo durante il quale il piccolo indossa il pannolino”. Resta il fattore portafogli: se, fra passeggini, visite mediche e sterilizzatore, mantenere un bambino nel suo primo anno di vita nel 2013 costerà da 6.585 a 14.110 euro, risparmiare circa il 10% di questi tempi non può che far gola a molti neo-genitori. se molto piccolo e agevolandolo nell’espletare il bisogno. Il risultato, assicura chi l’ha provato, è che il bimbo imparerà molto prima a controllare i suoi stimoli e addirittura a ‘farla a comando’.

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