ACP > InformACP > Il Blog ACP > COMUNICATO STAMPA: ACP difende le banche di latte umano pubbliche!
11 Giu 2013
stampa

COMUNICATO STAMPA: ACP difende le banche di latte umano pubbliche!

SCARICA IL COMUNICATO

LogoACPL’Associazione Culturale Pediatri difende le banche di latte umane pubbliche che già esistono e andrebbero incrementate, e pone alcuni interrogativi circa l’avvio di iniziative private come la banca del latte umano centralizzata di Lodi, nata con il sostegno della Società Italiana di Neonatologia (SIN).

Perché affidare la gestione e il trattamento di un tessuto umano, qual è il latte materno, a soggetti privati in contesti di impresa staccati dalle Neonatologie?
ACP chiede alle istituzioni di supportare e promuovere le reti esistenti, che comprendono 23 banche latte che operano in stretto coordinamento con i reparti di Neonatologia, privilegiando il rapporto con le madri e le donatrici. Il latte materno non è e non può essere trattato come un bene commercializzabile.

È nata da poco a Lodi una banca del latte umano centralizzata e privata ad alto contenuto innovativo. L’Associazione Culturale Pediatri, tuttavia invita a non dimenticare la rete delle 23 banche latte già esistenti, pubbliche, dalla tecnologia avanzata e sicura, completamente gratuite e fondamentali per il ruolo informativo che svolgono non solo per le madri e le donatrici.
La nuova banca latte centralizzata lombarda ospitata nell’incubatore di impresa Alimenta, del Parco Tecnologico Padano di Lodi, ha ricevuto il supporto da parte della SIN, Società Italiana di Neonatologia, che ha pubblicizzato l’iniziativa, invitando tutti i neonatologi ad utilizzare questo servizio.
Non una parola però sulla preesistente rete delle banche del latte pubbliche, riunite nell’associazione AIBLUD Onlus (Associazione Italiana Banche Latte Donato), che seguono le linee guida nazionali in materia messe a punto proprio dalla SIN.
ACP senza voler limitare l’iniziativa privata con cui auspica che si possano sviluppare in futuro utili sinergie collaborative, ritiene che si debba in primo luogo promuovere la nascita di nuove banche pubbliche nelle regioni carenti presso gli ospedali con reparti di neonatologia e migliorare l’attività di quelle esistenti.
È arrivato il momento che le sedi istituzionali elaborino una regolamentazione nazionale della donazione del latte e dell’attività delle strutture deputate a gestirla. Attualmente la donazione dei tessuti umani (anche del latte umano) e il loro utilizzo clinico in Italia hanno valore etico e non possono avvenire a fini di lucro.

I pediatri che si riconoscono nell’ACP sottolineano l’alto valore sociale di queste banche latte perché si tratta di soggetti pubblici, che svolgono da decenni un ruolo importante nell’assistenza al neonato critico, supportando una strategia nutrizionale scientificamente riconosciuta e largamente condivisa.
A noi preme sottolineare per chiarezza di informazione che:
• la nuova Banca privata di Lodi si occupa solo degli aspetti più tecnici della gestione del latte umano (controllo, trattamento, conservazione e trasporto); il costo del suo prodotto è elevato, pur tenendo conto dell’alta qualità, se si considera l’assenza delle spese per l’assistenza e gli screening delle donatrici e la raccolta domiciliare del latte. Non è presente alcuna cooperazione con le Neonatologie che comunque devono personalizzare il latte donato con gli adeguati fortificanti;
• nelle banche latte AIBLUD il rapporto di collaborazione con i reparti di neonatologia nella conservazione del latte della propria madre è stretto e motivato;
• l’alta qualità nutrizionale della banca lodigiana non ha avuto alcuna dimostrazione scientifica di poter ottenere un risultato clinico effettivamente migliore rispetto a quello ottenuto dall’uso del latte donato dalle banche “tradizionali” all’interno delle neonatologie. L’obiettivo su cui confrontarsi è sulla percentuale di bambini con peso molto basso alla nascita (VLBW) in uscita dalle Neonatologie, che sono in parte o totalmente allattati al seno; questo rapporto è maggiore nelle TIN che hanno la banca rispetto a quelle che ne sono sprovviste;
• lo sviluppo di questo modello di “Centrale del Latte Umano” porterà verosimilmente alla produzione e alla commercializzazione di un prodotto ottimo da acquistare o da ricevere come omaggio da qualche sponsor, ma privo di quel legame col latte materno della propria madre che costituisce comunque la prima e insostituibile scelta per la nutrizione dei piccoli pretermine.

Augusto Biasini, Direttore UO Terapia Intensiva Neonatale Ospedale Bufalini Cesenza e responsabile Banca del Latte Umano Donato di Cesena/Area Vasta Romagna, associata AIBLUD

Paolo Siani, Direttore UOC Pediatria Ospedale Santobono Pausilipon Napoli, Presidente Associazione Culturale Pediatri

stampa

C' é 1 commento:

  1. massimo m.alosi - 14 Giu 2013 12:10 AM

    Cari Amici,
    condivido e sottoscrivo in pieno il comunicato ACP. La donazione del latte umano al pari di tutte le altre donazioni da vivente (sangue, midollo) rappresenta un vero e concreto atto di solidarietà e rinsaldamento dei più alti valori del vivere civile e pertanto si impernia sulla gratuità. Le motivazioni affettive ed emotive di un gesto così importante dovrebbero condurre al proliferare delle banche del latte pubbliche per tutte le mamme ed i loro piccoli che si trovano in una momentanea o duratura difficoltà ad allattare. Si dovrebbe puntare all’autosufficienza delle quantità di latte umano disponibile tali da far diminuire sempre più fino all’esaurimento l’uso del latte artificiale. E’ un obiettivo di civiltà. Se veramente ci sta a cuore il futuro, cioè i bambini.
    saluti
    massimo m. alosi