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15 Giu 2013
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IMMIGRATI: SPADAFORA, CHIEDIAMOCI QUALE IDENTITA’ STIAMO COSTRUENDO PER LE NUOVE GENERAZIONI

Su frasi a Kyenge: “A volte più che darla, la cittadinanza, potremmo toglierla a chi si rende protagonista di episodi del genere”.

Etnie“Non illudiamoci che il problema riguardi solo la presenza di ‘altri’. Sicuramente è necessario un percorso di integrazione per le nuove generazioni, ma non si può non partire da quello che il nostro Paese non sta facendo in materia di minori, anche per i suoi ragazzi. Con il rischio di consegnare alle nuove generazioni un Paese disintegrato socialmente”. Queste le parole di Vincenzo Spadafora, Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza intervenuto questa mattina alla tavola rotonda ‘Immigrazione e società multietnica’ che si è svolta durante l’annuale Conferenza dei Prefetti. “Girando per l’Italia si incontrano ragazzi, bambini e adolescenti, che vivono in difficoltà – ha continuato il Garante – si incontrano servizi sociali ridotti al minimo, sindaci senza neanche più le risorse essenziali. Ecco perché allora dobbiamo chiederci quale identità nazionale stiamo costruendo per le nuove generazioni, prima ancora di pensare a come integrarla con chi arriva nel nostro Paese. I nostri ragazzi si sono accorti della presenza dei loro coetanei molto prima e meglio di noi. Per i nostri figli la presenza di questi minori stranieri è fonte di arricchimento. Di fatto un’integrazione è già avvenuta fra loro. Ecco perché ora la legge è necessaria. Perché una legge da regole, ed in questo caso il percorso c’è già, indicato proprio dalle giovani generazioni”. Spadafora ha anche commentato le frasi shock di ieri rivolte al ministro Kyenge: “Parlo da cittadino e mi chiedo se a volte nel nostro Paese dove si parla tanto e troppo spesso del dare o non dare la cittadinanza a qualcuno, non sia il caso di prendere in considerazione la possibilità di toglierla a chi si rende protagonista di episodi del genere”. Il Garante ha poi concluso: “Oggi nessuno ascolta più nessuno ed il fatto che sul territorio ci siano dei Prefetti disposti a svolgere la difficile arte di mediazione è un patrimonio inestimabile per il nostro Paese”.


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