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03 Giu 2013
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L’allarme di Save the Children. Crisi ladra di futuro per i nostri bambini: Italia al 18°posto nell’Ue per stanziamenti a famiglia e infanzia, maglia nera anche per l’istruzione

20/05/2013. Si chiama “Allarme infanzia” la campagna lanciata dall’Ong Save the Children per “restituire” il futuro a bambini e giovani italiani. Dal oggi al 5 giugno l’organizzazione denuncerà «il gravissimo deficit di futuro delle giovani generazioni e chiederà una massiccia mobilitazione dell’opinione pubblica affinché le istituzioni mettano in campo interventi urgenti e strutturali in favore di minori e giovani, sempre più minacciati nel diritto a una vita dignitosa».
L’Italia è al 18mo posto nell’Europa a 27 per la spesa per l’infanzia e la famiglia, pari all’1% del Pil. Quasi il 30% di bambini sotto i 6 anni (circa 950mila) vive ai limiti della povertà, tanto che il nostro paese è al 21mo posto in Europa per rischio povertà ed esclusione sociale fra i minori di età 0-6 anni e il 23,7% vive in stato di deprivazione materiale. Save the Children individua quattro principali “ruberie” ai danni di bambini e adolescenti: il taglio dei fondi per minori e famiglia, la mancanza di risorse per una vita dignitosa, il basso livello di istruzione e di lavoro. L’Italia, rende noto il dossier dell’organizzazione internazionale realizzato da Ipsos, è al 22mo posto per quanto riguarda il basso livello d’istruzione (il 28,7% tra i 25 e i 34 anni), per dispersione scolastica (18,2% di under 25) ed è all’ultimo posto per tasso di laureati (il 20% dei giovani fra 30 e 34 anni). Quanto al lavoro, i giovani disoccupati sono il 38,4% degli under 25, il quarto peggior risultato a livello europeo, mentre i “neet” (giovani che non lavorano e non sono in formazione) sono 3 milioni e 200mila e posizionano l’Italia al 25mo posto su 27.
«Per quantificare il furto di futuro che si sta commettendo ai danni delle giovani generazioni, Save the Children ha utilizzato 12 indicatori Eurostat che permettono di comparare le chance dei bambini italiani con quelle dei loro coetanei europei. Il risultato, riassunto in 5 mappe e classifiche dei 27 paesi dell’Ue, compresa l’Italia, è deprimente – spiega Valerio Neri, direttore generale di Save the Children Italia – considerando i diversi indicatori, il nostro paese si posiziona per 7 volte oltre il ventesimo posto in classifica. Un posizionamento molto negativo che Save the Children ha tradotto in una mappa sintetica in cui l’Italia appare di dimensioni molto ridotte rispetto alle attuali, a indicare la perdita di futuro per i bambini e adolescenti, rispetto ai quali stanno peggio solo i minori di Bulgaria e Grecia».

Per approfondimenti:
Conseguenze sanitarie della crisi economica “Come possono essere mitigati gli effetti in Europa?
Review.The Lancet. 2013;381:1323-31. PMID 23541059

16/04/2013. La crisi finanziaria che ha colpito l’Europa ha posto grandi rischi e opportunità per la sanità. Ripercorriamo le origini della crisi economica in Europa e le risposte dei governi, ne esaminiamo l’effetto sui sistemi sanitari e analizziamo gli effetti che contrazioni economiche precedenti hanno avuto sulla sanità per poter avanzare una previsione delle possibili conseguenze per il presente. Raffrontiamo quindi le nostre previsioni con le evidenze degli effetti della crisi sulla salute a disposizione. Se è vero che sono stati anticipati aumenti immediati dei suicidi e diminuzioni dei decessi per incidenti stradali, lo stesso non è accaduto per altre conseguenze, come le epidemie di HIV, che sono meglio comprese come prodotti dei tagli dello Stato. Grecia, Spagna e Portogallo hanno adottato una severa austerità fiscale; le loro economie continuano a indebolirsi mentre cresce la tensione sui loro sistemi di assistenza sanitaria. I suicidi e le epidemie di malattie infettive stanno diventando sempre più frequenti in questi paesi e i tagli al bilancio hanno limitato l’accesso all’assistenza sanitaria. L’Islanda, al contrario, ha rifiutato l’austerità attraverso un referendum popolare e la crisi finanziaria sembra aver avuto effetti minimi o non percepibili sulla salute. Benché esistano numerosi potenziali fattori di confusione per le differenze tra i paesi, la nostra analisi suggerisce che, sebbene le recessioni pongano dei rischi per la salute, l’interazione dell’austerità fiscale con sconvolgimenti economici e una debole protezione sociale è ciò che sembra far aggravare in ultima analisi le crisi sanitarie e sociali in Europa. Le decisioni politiche relative alle risposte alle crisi economiche producono effetti importanti e imprevisti sulla salute pubblica, ma le voci del settore sanitario sono rimaste spesso in silenzio durante la crisi economica.

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