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11 Lug 2013
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Pediatri per i figli degli immigrati: no in Regione, caccia ai volontari

Palazzo Marino corre ai ripari dopo il voto contrario del centrodestra in Regione per l’assistenza ai figli degli irregolari: “Non possiamo lasciare da soli i bambini”. Il mondo del non profit: “C’è un impegno con lo Stato”
di ZITA DAZZI

Una lettera appello per lanciare il “reclutamento volontario di pediatri per bambini figli di clandestini. Alla faccia del razzismo”. La promessa viene dall’assessore alle Politiche sociali del Comune di Milano, Pierfrancesco Majorino, che sta preparando un documento da spedire alle associazioni mediche e ai pediatri milanesi per pensare assieme a misure da prendere dopo il clamoroso no della Lombardia alle cure pediatriche per i bambini figli di immigrati irregolari, cioè con il permesso di soggiorno non idoneo o scaduto. La maggioranza del consiglio regionale ha bocciato una mozione presentata dal Patto civico di Umberto Ambrosoli, e firmata anche dal Pd, che chiedeva di estendere in Lombardia un diritto già previsto a Trento, in Liguria, Lazio e Puglia, come stabilito dalla Conferenza Stato.Regioni.

Il presidente della commissione regionale Sanità, Fabio Rizzi (Lega), è arrivato ad auspicare che i pediatri stilino “liste di proscrizione per denunciare i bambini irregolari alle autorità”. Parole a cui reagisce il Comune di Milano, chiedendo subito un incontro con la Regione. “Voglio discutere con l’assessore Mario Mantovani visto che dicono che questa non è stata solo un’azione strumentale – dice Majorino – senza conseguenze negative. Cosa di cui io dubito, perché così si mette a rischio la salute dei bambini e si intasano senza motivo i pronto soccorsi ospedalieri. Qui si sta creando una discriminazione vera e propria”. La lettera ai pediatri si intitolerà “Non lasciamoli soli”.

Risponde sul tamburo la pediatra Lucia Romeo, responsabile dello sportello bambino abusato e maltrattato della Asl: “Certo bisogna dare una risposta almeno sul piano simbolico a questa iniziativa della Regione”. E aggiunge: “Comunque gli ospedali continueranno a visitare gratuitamente con i moduli Stp i bambini irregolari. Anche se, certo, il pediatra di base potrebbe intervenire nei casi non urgenti e per garantire la continuità di cure evitando l’intasamento dei pronto soccorso”. L’Associazione culturale pediatri (Acp) insorge: “Ogni bambino va curato – dice il presidente Paolo Siani – Negare le cure pediatriche continuative ai figli dei migranti irregolari significa ignorare il bisogno sociale della prevenzione e la conseguenza più eclatante sarà intasare i pronto soccorso, che sono già a livelli di allarme rosso”.

Il Naga precisa che la Lombardia non può tirarsi indietro: “L’attribuzione del pediatra di libera scelta e l’iscrizione obbligatoria dei minori irregolari al Servizio sanitario nazionale è uno degli impegni contemplati dall’accordo Stato-Regioni, per uniformare al livello più alto l’assistenza sanitaria ai cittadini stranieri (regolari e non) e neocomunitari. L’accordo è stato sottoscritto a dicembre da tutte le Regioni, con la firma di Formigoni per la Lombardia, che vincola sia il suo successore che la nuova giunta ad applicare l’accordo nella sua interezza”. Federica Giannotta, responsabile diritti dei bambini di Terre des hommes, aggiunge: “Il pediatra – oltre a essere un diritto fondamentale – è un prezioso custode della salute e del benessere dei bambini e svolge un ruolo importantissimo nell’individuazione precoce di violenze familiari”.
(10 luglio 2013) © RIPRODUZIONE RISERVATA

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