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16 Lug 2013
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Se si nega il pediatra agli immigrati irregolari sarà il caos

Chiudere le porte dell’assistenza specialistica pediatrica ai figli degli stranieri irregolari significa anche dare il via a sempre più accessi inappropriati al pronto soccorso e a una minore sorveglianza epidemiologica. A sostenerlo è l’Associazione Culturale Pediatri, che ribadisce il proprio impegno «per un diritto alla salute universale».
Il consiglio regionale della Lombardia, ricorda un comunicato dell’ACP, ha recentemente respinto una mozione presentata dal Patto Civico (primo firmatario Umberto Ambrosoli), per chiedere il riconoscimento «dell’assistenza sanitaria di base anche per i minori non regolari con l’attribuzione del pediatra di libera scelta e l’erogazione di determinate prestazioni sanitarie per i figli di immigrati extracomunitari senza permesso di soggiorno».
La bocciatura, secondo l’Associazione, «stride con i principi di base dell’assistenza e del diritto alla salute nel nostro Paese, ma è in contrasto ancora maggiore con il buon senso: senza prevenzione e profilassi, i bambini non assistiti svilupperanno patologie più gravi e riempiranno i nostri già intasatissimi pronto soccorsi. Gli stranieri irregolari spesso vivono in condizioni precarie, i loro figli senza regolari vaccinazioni e senza una corretta assistenza specialistica sono più esposti a contrarre malattie».
Ai pediatri Acp «non interessa entrare nel merito politico della questione, ma di intervenire in una situazione di inaccettabile discriminazione nell’assistenza medica che è presente in Lombardia e in molte altre Regioni italiane a danno dei più fragili: i bambini più disagiati, perché figli di migranti irregolari. Sulla loro difficile vita si abbatte anche un’ulteriore ingiustizia: non avere accesso alle cure pediatriche specialistiche».
Questo comporta, sottolineano i pediatri, mancate vaccinazioni, mancata profilassi, mancata intercettazione di malattie complesse e spesso banali nelle prime fasi, ma poi complesse nelle evoluzioni (come il ritorno della tubercolosi). Ogni bambino ha diritto di essere seguito regolarmente da un pediatra, al di là delle emergenze garantite dai pronto soccorsi.
La Conferenza Stato-Regioni, ricorda il comunicato, aveva sancito nell’accordo del 20 dicembre 2012 nuove modalità interpretative per l’assistenza ai migranti irregolari, comprendendo l’assistenza dei medici di medicina generale e dei pediatri di famiglia. Alcune Regioni come Friuli Venezia Giulia e Toscana hanno già legiferato in materia, mentre in Lombardia questo diritto «è stato negato, altrove la questione ancora non è stata affrontata o è in via di risoluzione». Oggi l’assistenza pediatrica ai piccoli “clandestini” è garantita fino ai sei mesi d’età. Poi spettano loro solo le cure essenziali e urgenti al pronto soccorso.
Ma «negare le cure pediatriche continuative ai figli dei migranti irregolari – conclude il presidente Acp, Paolo Siani – significa ignorare il bisogno sociale della prevenzione e la conseguenza più eclatante sarà intasare i pronto soccorsi, che sono già a livelli di allarme rosso».
10 luglio 2013 10:05

www.healthdesk.it

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Ci sono 2 commenti:

  1. franco colonna - 21 Lug 2013 8:40 PM

    vi segnalo che la regione Friuli Venezia Giulia ha emanato il decreto 1147 del 28.06.2013 con cui accoglie l’accordo della conferenza stato-regioni e quindi garantisce l’assistenza a tutti i minori, anche se senza permesso di soggiorno.
    Di questa scelta di civiltà e lungimiranza sono fiero. Spero venga imitata ovunque.
    Franco Colonna, direttore della Pediatria dell’Ospedale di San Vito al Tagliamento

  2. Laura Reali - 25 Lug 2013 10:29 AM

    Meno male che esistono regioni e persone illuminate come voi, che rispettano veramente i diritti dei bambini. Ne siamo fieri anche noi e speriamo vivamente che tanti altri vi imitino.