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20 Set 2013
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Tutti i nodi della sanità al pettine della ministra

[Huffingtonpost]Conferenze stampa, promesse, proclami, annunci… in poco più di quattro mesi la ministra ci ha costantemente tranquillizzato con la sua onnipresenza mediatica: il futuro del Ssn è in buone mani perché lei “sta lavorando per noi”.
Ma tutti i nodi, si sa, a un certo punto vengono al pettine e la fine dell’estate fa prevedere un autunno rovente per la Lorenzin: infatti, la “lista della spesa” lascia intravedere un carrello stracolmo di rilevanti priorità non più derogabili attraverso raffinate strategie di comunicazione.

Si parte con i dieci tavoli di lavoro governo-regioni per stabilire le nuove regole sul nuovo Patto per la Salute che rappresenta il fardello più consistente:

– il dilemma dei ticket da due miliardi da cancellare e di tutto il sistema della compartecipazione alla spesa da rimodulare alla luce del nuovo ISEE
– la riorganizzazione della rete ospedaliera, applicando il regolamento sugli standard ospedalieri già messo a punto dal precedente Governo, ma di fatto ancora in attesa del via libera delle Regioni
– la riorganizzazione delle cure primarie, inclusa la spinosa questione delle cure h24
– la regolamentazione dei piani di rientro, che non potranno ignorare le disastrose valutazioni presenti negli ultimi verbali
– l‘integrazione socio-sanitaria
– i rapporti SSN-Università
– la definizione delle tariffe per la mobilità interregionale, ma soprattutto per quella transfrontaliera, vista l’imminente entrata in vigore della direttiva UE

Una soluzione rapidissima richiede la questione irrisolta del riparto 2013: i governatori delle Regioni lo richiedono a gran voce prima di sottoscrivere il nuovo Patto della Salute. Identificate le cinque “consorelle” (Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Marche, Umbria), la scelta delle tre Regioni benchmark su cui parametrare conti e standard è ancora in alto mare. La Ministra prende tempo? Forse… anche perché nonostante i proclami di rassicurazione (“stop ai tagli lineari”), le dichiarazioni estive di Saccomanni lasciano intravedere per il 2014 una “manovrina” da 4-5 miliardi che difficilmente lascerà indenne la sanità.
L’ apparente accelerazione su malattie rare e patologie croniche sui Nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) è ancora al palo al Ministero dell’Economia (soliti problemi di copertura finanziaria): i LEA in vigore (quelli del 2001) hanno ormai fatto la muffa e l’estrema variabilità delle decisioni dei governatori hanno reso un miraggio l’uniformità delle cure nelle varie Regioni.
Ci sono poi due partite decisive sui i farmaci: il prontuario deve essere “ripulito” (e ovviamente tutti gli interessati hanno già dissotterrato l’ascia di guerra) e la remunerazione della filiera distributiva impone l’immediata apertura dei tavoli di contrattazione con industria e grossisti.
Nemmeno sui contratti la Ministra può dormire sonni tranquilli: se il blocco economico è confermato per tutto il 2014, i sindacati chiedono con forza che la trattativa normativa sia aperta, analogamente a quella prevista per legge (189/2012) per la revisione delle convenzioni.
Last not but least, restano aperte in Parlamento varie questioni che risentono del pressing serrato di tutto il mondo professionale: la responsabilità dei medici che va a braccetto con la partita dell’assicurazione obbligatoria, la riforma degli Ordini professionali, oltre al Ddl Lorenzin che deve fare il suo ingresso nel dibattito parlamentare.
Cara ministra, il suo carrello della spesa ormai straripa e dovrà attraversare un accidentato percorso a ostacoli: dalla tenuta complessiva del governo (al momento graziata dall’Imu, ma ripetutamente minacciata dal Suo Cavaliere) alla necessità di fare i conti con una finanza pubblica costantemente in “riserva” e alle frenate improvvise di tutte le categorie professionali sempre più sul piede di guerra.
Per guidarlo serve proprio una patente speciale per evitare alla sanità un “autunno caldo”, come quello del 1969.

Nino Cartabellotta

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