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28 Ott 2013
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Vaccini. L’indagine: solo il 33% degli italiani è a favore. Quelli per adulti neanche considerati

Secondo i dati raccolti via web da Eikon, il 52% degli italiani a cui viene chiesto di esprimere un pensiero sulle vaccinazioni si dice contrario, mentre il 15% esprime ancora perplessità. Quando si parla di immunizzazione, inoltre, si pensa ai bambini e c’è completa indifferenza, invece, nei confronti del vaccino in età adulta.

13 OTT. QuotidianiSanità – 1.751 messaggi, postati su blog e social forum, raccolti tra gennaio e agosto 2013. Questo il bacino di dati utilizzati nella ricerca sul social web realizzata da Eikon e commissionata da Pfizer volta a comprendere come in Italia sono percepite le vaccinazioni come strumento di prevenzione. E il dato è chiaro: oltre la metà del campione (52%) si è detto contrario alle vaccinazioni, il 15% ha un’opinione articolata con giudizi positivi e negativi (ma comunque esprime dubbi e perplessità), e solo il 33% è a favore. Chi è pro ritiene i vaccini fondamentali ed efficaci, quindi le emozioni che prevalgono in queste conversazioni sono tranquillità e senso di protezione. Chi è contro ritiene, al contrario, i vaccini poco sicuri e non così importanti per contrastare la malattia.

La rappresentazione sociale del nostro Paese che emerge dalla ricerca, evidenzia però l’assenza di dialogo e confronto sul tema della vaccinazione nell’adulto. “In generale è il bambino il soggetto intorno al quale si concentrano le ambivalenze, i dubbi e le paure in ambito vaccinale, mentre esiste una vera e propria indifferenza verso il vaccino in età adulta, per gli anziani o per le categorie a rischio”, ha commentatoCristina Cenci, Senior Consultant Eikon Strategic Consulting. “L’assenza di un discorso sul vaccino in età adulta sembra collegarsi ad almeno 3 fattori chiave: una bassa percezione del rischio in relazione alle malattie che il vaccino può prevenire; l’importanza della figura del medico nel costruire consapevolezza intorno ai rischi della malattia e alla scelta di vaccinarsi; e il fatto che gli agenti causali delle malattie siano spesso associati alle condizioni esterne di vita e lavoro, come ad esempio smog e stress”.

In Italia, come del resto anche in Europa, non esiste di fatto una cultura dell’immunizzazione per gli adulti, tranne nel caso del vaccino anti-influenzale che in molte Regioni raggiunge una copertura del 75%. “Le vaccinazioni non devono assolvere solo al ruolo di gestire un’epidemia”, ha precisato Michele Conversano, Presidente SItI (Società Italiana di Igiene). “Ma negli adulti devono diventare un tassello nei percorsi di salute volti a prevenire l’insorgenza delle malattie più frequenti. Per questo è fondamentale una comunicazione attenta e corretta nei confronti dei medici di famiglia e degli specialisti che possono essere chiamati in causa a seconda della tipologia di vaccinazione”.
Eppure, oltre alla ben nota vaccinazione antinfluenzale, utilizzata per la protezione degli over 65 e, in generale dei soggetti fragili, è disponibile un vaccino anti-pneumococco, Prevenar13, per combattere le infezioni da Streptoccoccus pneumoniae, responsabile di patologie importanti quali sepsi, meningite, polmoniti e infezioni delle prime vie respiratorie. Uno strumento contro quella infezione pneumococcica che secondo l’Oms è la causa principale delle morbosità e mortalità mondiali. E nello specifico, della polmonite, che nel 2010 ha rappresentato la 6° causa di ospedalizzazione in Italia e secondo i dati dell’ISTAT nel 2008 ha causato il decesso di 6.905 persone con più di 65 anni.

“Circa l’80% delle patologie gravi causate dallo pneumococco negli adulti sono polmoniti; di queste circa il 30% sono batteriemiche, ovvero l’infezione non resta confinata ai polmoni, ma invade anche il sangue e, tramite quest’ultimo, può compromettere altri organi”, spiega Conversano.
Un problema, quello della scarsa consapevolezza sui vaccini per adulti, che è anche e soprattutto di cultura sull’immunizzazione. “Purtroppo la vaccinazione viene tradizionalmente associata esclusivamente alla prima infanzia, anche se oggi sappiamo che non deve essere così. Infatti essa dovrebbe interessare, indipendentemente dall’età, tutta la popolazione il cui rischio di contrarre una malattia prevenibile con un vaccino si incrementa”, ha continuato Francesco Vitale, Professore Ordinario di Igiene presso il Dipartimento di Scienze per la promozione della salute materno-infantile G.D’Alessandro, Università degli Studi di Palermo. “Gli adulti spesso non sono consapevoli del rischio potenziale di malattie infettive e quindi della necessità delle vaccinazione raccomandate, dei loro richiami e della disponibilità di vaccini più moderni”.

13 ottobre 2013
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Ci sono 5 commenti:

  1. Rosario Cavallo - 28 Ott 2013 7:48 PM

    L’inserto salute del Quotidiano riporta un sondaggio secondo il quale il 52% del campione si dichiara contrario alle vaccinazioni e la percentuale sale quasi alla totalità se si considerano le vaccinazioni come strumento di protezione di adulti, anziani e categorie a rischio.
    E’ un quadro preoccupante ed è necessario l’impegno di tutti per far sì che tale opinione possa cambiare passando a un atteggiamento di fiduciosa adesione.
    Il nostro pensiero corre alle tante (troppe) donne adulte in età fertile non adeguatamente protette contro rosolia e varicella; ai tanti adulti non protetti contro il morbillo o il tetano, che nel nostro paese causa ancora la morte di diverse decine di persone ogni anno.
    Pensiamo anche ai tanti casi di pertosse che si verificano negli anziani (e magari pensiamo ai lattantini che in questo modo possono essere contagiati dai loro nonni).
    Un problema serio e reale, che richiede una attenta riflessione tesa a interpretarne le cause per poter quindi adottare le misure più efficaci a contrastarne gli effetti.
    Negli anni si è diffuso un clima di incertezza e di diffidenza; una volta la vaccinazione veniva interpretata come lo strumento ideale contro malattie altrimenti gravi e mortali, molto diffusive, non curabili e difficilmente evitabili, oggi si è sempre più diffusa nel “sentire collettivo” la valutazione della vaccinazione come di un prodotto commerciale di cui non sempre vengono percepiti in modo chiaro i vantaggi.
    Non tutta la colpa è attribuibile alle organizzazioni antivaccinali (che sicuramente sono molto attive e ci mettono del proprio); forse anche noi vaccinatori abbiamo fatto qualche errore che ci ha esposto a subire questo giudizio negativo.
    A commento del sondaggio che ci ha dato questo spunto viene per esempio indicato il caso del vaccino antipneumococco, che rispetto agli altri che abbiamo ricordato non può certo essere considerato una priorità; in più, il sondaggio viene commissionato dalla azienda produttrice di questo vaccino, cosa che sicuramente non favorisce la percezione di trasparenza che invece ormai (per fortuna) gli utenti pretendono di ricevere. Forse sarebbe stato più utile per la difesa delle nostre posizioni pro-vaccinali adottare una tempistica diversa e parlare di PCV13 nell’adulto solo dopo aver garantito il raggiungimento dei seguenti tre obiettivi:
    >> UNITARIETA’: l’antipneumococco per gli adulti non è previsto dal PNV 2012-14; questo modo di parlarne può spingere alcune Regioni (quando non addirittura singole Asl) a proporre vaccini in modo non unitario e coordinato da una autorità centrale; ciò ritorna ad offrire un quadro “a macchia di leopardo” che non contribuisce a dare una immagine di compattezza e affidabilità con conseguente grave danno di immagine. Purtroppo questa procedura è già in atto.
    >> PRIORITA’: non tutti i vaccini sono uguali; ci sono malattie più o meno allarmanti sotto il profilo della Salute Pubblica e ci sono diversi livelli di evidenza sulla efficacia di certe politiche vaccinali; in base a queste e altre considerazioni si possono determinare precise gradazioni di priorità; pragmaticamente pensiamo che sarebbe molto più utile consolidare i risultati rispetto alle maggiori priorità prima di considerare nuove proposte vaccinali.
    >> SORVEGLIANZA: per un recupero di fiducia e credibilità riteniamo che sia necessario dedicare una parte delle poche risorse disponibili al potenziamento dei sistemi di sorveglianza che dovrebbero essere in grado di indicarci precisamente e capillarmente su tutto il territorio nazionale i reali bisogni di salute della popolazione, gli effettivi outcomes clinici raggiunti con i vaccini, gli eventuali effetti avversi riscontrati; da questi report verrebbe rafforzata la consapevolezza della utilità dei vaccini e della attenzione posta alla sicurezza.
    Fatto ciò, si può serenamente discutere di qualunque vaccino per qualsiasi età.

  2. Andrea - 28 Ott 2013 9:41 PM

    hhhmmm…. non sono convinto. C’è una falla nel sondaggio in quanto è stato fatto in rete, per cui c’è in partenza un bias bello grosso. È ben noto che è in rete che le tesi antivaccinistiche venogno fuori. Nel mondo reale la situazione è diversa in quanto praticamente tutti vaccinano.
    Per capire il significto di questo sondaggio bisogna capire com’è composto il campione e cosa rappresenta. Di certo non rappresenta la totalità della popolazione :=)

  3. Laura Reali - 29 Ott 2013 10:02 AM

    Caro Andrea, hai ragione il bias di selezione nella ricerca EIKON è evidente, i vaccinatori nella vita reale sono sicuramente prevalenti, in Italia come in tutto il mondo. Il fenomeno del rifiuto vaccinale però sta diventando sempre più rilevante anche in Italia e soprattutto in alcune Regioni, come documentano le indagini fatte ad esempio in Veneto (Progetto Indagine sui Determinanti del Rifiuto dell’offerta vaccinale nella Regione Veneto).
    Le caratteristiche della diffusione via web sono particolari, i siti antivaccinatori sono sempre più e meglio organizzati.
    Quindi credo sia bene studiare questo fenomeno per cercare di capirne le caratteristiche e le possibili strategie di risposta, soprattutto di fronte alla progressiva non obbligatorietà vaccinale su tutto il territorio nazionale.

  4. Rosario Cavallo - 04 Nov 2013 12:08 PM

    Non c’è dubbio che è vero quello che dici, è un sondaggio, non una precisa ricerca scientifica; ma temo che non vada troppo lontano dalla realtà, perchè non si parla dei vaccini comunque fatti per i bambini, si parla dei vaccini fatti dagli adulti e sicuramente non è vero che praticamente tutti si vaccinano, anzi.
    Quanti fanno un richiamo dTp dopo i 15 anni? per non parlare di MPR o antiepatite B. Solo il battage pubblicitario rinnovato tutti gli anni per l’influenza produce qualche risultato (ma forse per il vaccino che merita di meno, come finora non è sicuro che serva neanche quel PCV13 che in fondo rappresenta il vero motivo per cui è stato fatto il sondaggi.

  5. Francesco - 07 Nov 2013 1:38 PM

    In particolare @ Laura Cavalli (in merito ai siti di antivaccinatori, alle peculiarità del fenomeno e alle strategie di risposta).
    Chi scrive è un genitore in attesa di risposte da almeno 9 anni. Il frutto di una mia oramai datata inchiesta sull’Acelluvax (non sono un giornalista, ma poco importa) è oggi pubblicato nell’home page del sito Comilva. Se qualcuno di voi pediatri potrà essermi d’aiuto per venirne a capo, ben venga. Per qualcuno potrebbe anche diventare un’ottima occasione per collaudare qualche possibile strategia di risposta.
    Grazie