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27 Nov 2013
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La crisi è finita? Per i farmaci sembra di sì. Spesa record nel 2014: più di 1.000 mld di $. E la Cina diventerà il 2° mercato mondiale

La spinta, che proseguirà fino al 2017 in tutto il mondo, grazie al sempre maggiore accesso ai farmaci nei paesi fino a pochi anni fa considerati “in via di sviluppo”. Ma non solo. L’exploit sarà frutto anche di molti farmaci innovativi in arrivo. In ogni caso 8 Paesi (tra cui l’Italia) continueranno ad avere da soli il 60% del mercato mondiale. Le stime dell’IMS nell’ultimo report.

22 NOV [QuotidianoSanità.it] – La spesa globale sui medicinali soggetti a prescrizione medica ha raggiunto quest’anno il suo punto più basso da decenni. Ma toccare il fondo può a volte voler dire darsi la spinta per risalire. E questo è proprio quello che potrebbe succedere al settore farmaceutico: secondo le proiezioni per il futuro, fatte dall’IMS (Institute for Healthcare Informatics) e pubblicate nel report “The Global Use of Medicines: Outlook through 2017”, risulterebbe infatti che, superato il 2013, la spesa ricomincerà a salire. Tanto che raggiungerà nel 2014 la soglia mai superata dei mille miliardi, lanciata soprattutto dall’aumento dell’accesso nei paesi in via di sviluppo e soprattutto della Cina, e dall’arrivo di nuovi farmaci innovativi. E in seguito la spesa sarà destinata a salire ancora, fino a raggiungere nel 2017 il valore record di milleduecento miliardi.

La crisi potrebbe dunque essere finita, almeno per la spesa farmaceutica: la stagnazione nel 2013 era infatti probabilmente stata indotta proprio dalle politiche di austerità e dall’assenza di crescita economica dovuta alla recessione, nonché ad un periodo piuttosto lunghi in cui molti brevetti erano scaduti.
Come si può immaginare a trainare la ripresa sono i mercati emergenti, nei quali la richiesta di farmaci sta aumentando perché cresce la classe media, ma anche perché si stanno implementando programmi di copertura sanitaria universale e di immunizzazione della popolazione. Ed è così che se in tutto il mondo in media la spesa farmaceutica è destinata a salire da oggi al 2017 di una quota che oscilla tra il 27 e il 36 percento, nelle economie che stanno velocemente emergendo questa aumenterà circa del 63%. “Al quinto anniversario della crisi economica mondiale, e con molte nazioni che stanno migliorando i loro sistemi sanitari, ci aspettiamo di vedere una divergenza sempre maggiore tra i mercati emergenti e quelli sviluppati”, ha spiegato Murray Aitken, direttore esecutivo dell’IMS. “In altre parole, considerate le misure di austerità che potrebbero ancora colpire la spesa dei paesi industrializzati e la disponibilità sempre maggiore di farmaci generici a basso costo, nei mercati di Europa, Nord America e Giappone, la spesa non potrà crescere più dell’1-4%. Al contrario, le nazioni in via di sviluppo dal punto di vista farmaceutico, raggiungeranno probabilmente tassi pari al 10-13% di crescita complessiva, risultato del boom economico, dei cambiamenti sia demografici che nell’epidemiologia e dei sempre maggiori investimenti delle assicurazioni nella Sanità”.

Secondo le stime dell’IMS, in particolare, il solo mercato cinese crescerà del 14-17% da qui ai prossimi cinque anni, diventando così il secondo mercato mondiale dopo gli Stati Uniti, e superando anche il Giappone. Nonostante questo, nel 2017 i due terzi del mercato dei farmaci sarà ancora ristretto ad appena otto potenze: Stati Uniti, Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia e Spagna, più in oriente Cina e Giappone, che saranno responsabili di quasi il 60% della crescita della spesa.

Ma quali saranno gli ambiti della medicina a trainare di più nel 2017? Chiaramente, come si può immaginare, ai primi posti nei mercati occidentali ci saranno oncologia e diabete. Ma a farla da padroni saranno anche i farmaci anti-TNF (inibitori del fattore di necrosi tumorale) che sono utilizzati soprattutto nelle condizioni infiammatorie, prima tra tutte l’artrite reumatoide. Ciò, in parte, riflette l’età media sempre maggiore della popolazione industrializzata, ma anche il preoccupante trend dell’obesità che vediamo nelle nostre nazioni.
Invece, nei mercati in via di sviluppo a vendere di più saranno le i medicinali contro il dolore, e in generale trattamenti più economici e che mirano a curare i sintomi, piuttosto che terapie più specifiche che agiscano alla base delle condizioni. Subito dopo i “pain killers” ci saranno i farmaci contro le malattie del sistema nervoso centrale e, chiaramente, gli antibiotici.

Tuttavia, c’è da dire che molto di tutto ciò potrà subire variazioni in base alle politiche economiche e sociali che verranno messe in campo dai diversi Stati. Di sicuro ad esempio il modo in cui verrà implementata l’Obamacare avrà un impatto sulla spesa sanitaria degli Stati uniti. Invece per quanto riguarda il Giappone, sarà l’invecchiamento della popolazione a incidere maggiormente sulla richiesta dei farmaci. Infine in Europa, sarà l’austerity a “decidere” il futuro della spesa farmaceutica, o meglio come i governi decideranno di indirizzare le scelte di contenimento della spesa.
Ma la spesa potrà sicuramente essere influenzata dall’arrivo di nuovi farmaci e terapie: secondo le stime saranno infatti in media 35 l’anno i nuovi medicinali immessi nel mercato globale, molti dei quali andranno a soddisfare bisogni dei pazienti non ancora presi in considerazione, oppure saranno farmaci orfani o per piccole popolazioni di malati.

Laura Berardi

22 novembre 2013 © Riproduzione riservata

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