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27 Nov 2013
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Sport. E’ boom fino ai dieci anni, poi si smette. L’allarme dei pediatri: “Un’intera generazione a rischio malattie”

La colpa di Tv, computer e smartphone: “i giovani ci passano da 3 a 4 ore al giorno”. La Società italiana di pediatria mette in guardia: “L’abbandono dello sport inizia a 11 anni e a 18 lo pratica solo un ragazzo su 3. Nei bambini invece la percentuale è del 57%. Per cambiare stili di vita bisogna puntare sulla scuola”.

21 NOV [QuotidianoSanità.it] – Il drop out (abbandono precoce) comincia già a 11 anni. A 15 anni meno di 1 adolescente su 2 pratica un’attività sportiva continuativa, a 18 la pratica poco più di 1 su 3. Tassi di sedentarietà tripli rispetto agli altri Paesi europei. Agli Stati generali della Pediatria, evento organizzato dalla Società italiana di pediatria e celebrato ieri a Roma in Campidoglio, lanciato l’allarme: una generazione che rischia di diventare malata. Per cambiare gli stili di vita bisogna puntare in primo luogo sulla scuola. Presentata la piramide dell’attività fisica con tutte le regole per contrastare la sedentarietà.

Emergono però anche alcuni riscontri positivi. In dieci anni (2001-2011) tra i bambini di età compresa tra i 6 e i 10 anni la pratica sportiva continuativa è aumentata di oltre 5 punti percentuali, passando dal 48,8% al 54,3%. E nell’ultimo anno, grazie a una ulteriore crescita di circa 3 punti percentuali, i più piccoli hanno guadagnato il primato dei più sportivi del Belpaese. Quasi 6 su 10 (57%) praticano uno sport in maniera continuativa, in testa nuoto e danza, percentuali che non si registrano in nessun’altra età della vita.

Tuttavia già dopo la scuola primaria i bambini italiani cominciano ad allontanarsi dalla pratica sportiva continuativa e ad ingrossare le fila dei sedentari. E se finora l’età spartiacque era quella tra i 14 e i 15 anni, nell’ultimo anno si è osservato che il trend negativo comincia già a 11 anni. Infatti tra il 2011 e il 2012 la quota di praticanti continuativi è diminuita persino nella fascia d’età 11-14 anni, passando dal 56% al 53,4%. Percentuale che tra i 15 e i 17 anni diventa del 48,5% e si assesta 14 punti percentuali sotto, al 34,7%, tra i 18 e i 19 anni. Una parabola discendente al crescere dell’età.

Il fenomeno dei sedentari assoluti riguarda soprattutto le ragazze in una percentuale che va da 24% (tra i 15 e17 anni) al 30% (tra i 18 e i 19 anni). “Così non va – afferma il presidente della Sip Giovanni Corsello – Una regolare attività fisica e motoria in età evolutiva, insieme alle corrette abitudini alimentari, sono uno strumento decisivo di prevenzione della salute per le future generazioni”.

Nel divorzio tra adolescenti e sport un ruolo decisivo è svolto dalle nuove tecnologie. Come ha messo in luce l’indagine Sip “Abitudini e stili di vita degli adolescenti 2012” i teenagers trascorrono da tre a quattro ore al giorno davanti a uno schermo: tv, computer o smartphone che sia. Ma questo non basta a spiegare perché il tasso di sedentarietà degli adolescenti italiani sia più che triplo rispetto a quello dei loro coetanei europei (24,6% contro 7% nella fascia di età 15-24 anni), i quali non sono da meno dei ragazzi italiani nell’uso di tecnologie digitali, né per abilità né per tempo trascorso. Studi svolti in alcune città italiane hanno evidenziato due principali motivi di abbandono, uno legato all’eccessivo impegno richiesto dallo studio (56,5%) e l’altro riconducibile alle modalità di svolgimento dell’attività fisica perché “fare sport è venuto a noia” (65,4%),“costa troppa fatica” (24,4%), e gli “istruttori sono troppo esigenti” (19,4%).

“Per riavvicinare gli adolescenti all’attività fisica e sportiva bisogna offrire loro nuovi stimoli – spiega Antonio Correra, consigliere nazionale Sip – L’agonismo esasperato, le aspettative e le pressioni eccessive rischiano di allontanare i giovani dallo sport. Occorre valorizzare di più l’attività fisica anche non strutturata e la pratica sportiva non agonistica e questa è una sfida che coinvolge le società sportive. Ma il ruolo centrale spetta alla scuola. Soprattutto in quella media e superiore lo sport dovrebbe essere favorito ed incentivato, mentre oggi è considerato una perdita di tempo che toglie spazio ad altre attività più importanti. L’educazione fisica è parte integrante dello sviluppo psicofisico degli adolescenti: lo sanno bene Paesi come la Francia che dedicano a questa attività il 15% dell’orario complessivo scolastico, percentuale che scende al 7% per gli scolari italiani. Circa un terzo dei Paesi europei sta lavorando oggi a riforme che riguardano l’educazione fisica con interventi di vario tipo volti ad aumentare l’orario minimo, diversificare l’offerta, promuovere la formazione di coloro che la insegnano”.

Agli stati generali della pediatria la Sip ha presentato la piramide dell’attività fisica e motoria, che illustra le regole da seguire per uno stile di vita salutare. Alla base della piramide sono indicate le attività da svolgere quotidianamente, man mano che si sale verso i gradini più alti della piramide si incontrano le attività da svolgere con minore frequenza. “I bambini devono andare a scuola a piedi tutti i giorni, fare attività fisica all’aria aperta almeno 4-5 giorni alla settimana, di cui 3 o 4 volte in maniera organizzata, possibilmente con gioco di squadra – spiega Corsello – Occasionali, ma importanti le attività all’esterno, organizzate in forma di gita. Occorre invece ridurre a non più di un’ora al giorno il tempo dedicato a tv e videogiochi”.

21 novembre 2013 © Riproduzione riservata

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